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SCENARIO/ Baldassarre: per cambiare la giustizia serve prima una riforma civile

La Maggioranza intende procedere a passo spedito verso la riforma della giustizia: prima le intercettazioni e l’ordine forense, poi il processo penale. Ma secondo Antonio Baldassarre, ex presidente della Consulta, il governo non può rinunciare ad una riforma condivisa

giustizia_aula_carteR375.jpg (Foto)

Ieri il Capo dello stato ha auspicato che le riforme istituzionali vadano avanti in un clima di rispetto e confronto tra maggioranza e opposizione, senza che «divengano parte di uno scontro politico». Quando si parla di giustizia, però, tutto diventa più complicato. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale il lodo Alfano, Berlusconi ha voluto accelerare la riforma della giustizia, deciso a condurla in porto ad ogni costo. Il governo intende muoversi in tre direzioni: prima la riforma delle intercettazioni e dell’ordine forense, poi il processo penale. Ma non sono solo questi, come è facile immaginare, i punti caldi del fronte giustizia. Ilsussidiario.net ne ha parlato con l’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre.

Professore, il Capo dello Stato esorta a fare riforme condivise, ma la maggioranza ha annunciato di voler fare anche da sola una riforma della giustizia che attende da troppo tempo.

La neutralità e l’imparzialità della magistratura e l’indipendenza della politica sono uno dei principi cardine delle democrazie moderne ed esigono reciproco rispetto. Lo scontro tra politica e giustizia dura in Italia da troppo tempo ed è un’anomalia che deve in qualche modo essere risolta. Altrimenti rischiamo di scivolare fuori dello stato di diritto.

Il vicepresidente Nicola Mancino ha detto no ad un doppio Csm. È auspicabile secondo lei una divisione del Consiglio come correlato della parità effettiva tra accusa e difesa?

Se si separano le carriere, allora si può dividere anche il Csm. In Portogallo per esempio ci sono due Csm, uno per i magistrati della pubblica accusa e l’altro per i giudici. Ma questo presuppone una cosa ancor più importante emersa nel dibattito degli ultimi giorni: che il pubblico ministero non sia alle dipendenze del ministro della Giustizia e quindi dell’esecutivo, ma sia indipendente. È questa la precondizione fondamentale.

Cosa pensa del correntismo all’interno del Csm?

Non ho mai condiviso la divisione in correnti, che sono state e continuano ad essere politiche e non giudiziarie. Il potere giudiziario non può avere il minimo legame con la politica: la magistratura è un “pouvoir neutre”: un potere, voleva dire Montesquieu, che sta fuori della politica, che invece implica parzialità, e certe volte faziosità. La divisione in correnti è frutto di una malintesa politicizzazione della magistratura ed è uno degli elementi sui quali i magistrati dovrebbero riflettere.

Esiste una riforma in grado di contenere questa deriva politica?

C’è un problema culturale prima che giuridico. Dovrebbero essere i magistrati, in difesa della loro stessa professionalità, a porsi questi interrogativi, e allora credo che sarebbero loro stessi a capire che la politicizzazione non è un vantaggio ma uno svantaggio, che comporta anche danni di immagine e di credibilità: può capitare che un Pm faccia una cosa in perfetta giustizia, ma che questa appaia politicizzata perché egli è legato alle correnti di estrema sinistra. Ma evidentemente sono questioni che in molti non si sono posti perché non sono in grado o non vogliono affrontarle.

Il governo, con un ddl ad hoc, intende riformare il processo penale. È possibile una reale parità fra i Pm e gli avvocati?

Ma una effettiva parità non c’è da nessuna parte. Negli Stati Uniti l’avvocato può fare indagini come fa il Pm, ma quest’ultimo ha persone e strumenti d’indagine forniti dallo stato e che per questo non pesano sulle sue tasche, invece l’avvocato deve attingere alle tasche del cliente. Questo vuol dire che i ricchi possono avere un’ottima difesa e lottare da pari a pari con la pubblica accusa, mentre i poveri no. Una parità presuppone che il Pm sia alle dipendenze del ministro della Giustizia. In America questo sistema c’è ma non penso che sia trapiantabile in Italia, se non al prezzo di avere una giustizia per i ricchi e una per i poveri. Cosa che noi in Italia non tollereremmo mai.

Come accelerare i tempi del rito processuale?

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