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SCENARIO/ Mario Cervi: Berlusconi non tema il lodo Alfano ma le manovre al centro

Pubblicazione:martedì 6 ottobre 2009

berlusconi_bossi_strategiaR375.jpg (Foto)

 

Oggi è il cosiddetto “Lodo Alfano Day”, il giorno in cui la Consulta potrebbe già pronunciarsi sulla costituzionalità della legge sull’immunità alle alte cariche dello Stato. Le forze politiche aspettano con impazienza il verdetto. Rutelli ha ipotizzato ieri un “governo del presidente” in caso di bocciatura e di caduta del governo, mentre Bossi non ha escluso il ricorso alle urne in caso di colpo di mano per mano giudiziaria. La decisione deve però ancora arrivare e le ripercussioni sulla maggioranza non devono essere date per scontate. Mario Cervi, giornalista e scrittore, analizza il quadro politico e lo stato di salute di entrambi gli schieramenti.

 

Il verdetto atteso per oggi rappresenta davvero un passaggio fondamentale per il premier e la maggioranza?

 

Guardi, il percorso politico di Berlusconi è sempre stato costellato di mine vaganti, a livello costituzionale, giudiziario o di altro tipo. Il Lodo Alfano rappresenta l’ennesima mina. Una eventuale bocciatura non rappresenterebbe secondo me una scossa traumatica sul piano istituzionale tale da far cadere il governo. Aumenterebbe sicuramente la tensione e le polemiche, ma niente di più. Alcune voci mi dicono, tra l’altro, che sarebbe pronto un altro lodo, in caso di problemi di questo tipo.

 

Crede a scenari diversi da quello attuale e alla possibilità di elezioni anticipate? I giornali, ad esempio, ipotizzano lo spostamento al centro degli scontenti dei due poli, Fini e Rutelli, con l’appoggio di imprenditori come Montezemolo e altre figure di rilievo.

 

Mi considero un antidietrologo, magari passerò per un minimizzatore, ma dato il consenso attuale di Berlusconi, penso che sia in grado di continuare a governare. Ragionare quindi su scenari diversi mi sembra un esercizio sterile, senza basi concrete.

 

Il famoso incontro tra Berlusconi e Fini a casa Letta avrebbe dovuto riportare la pace nel Pdl, sembra invece che esistano due linee politiche divergenti e che ognuno continui a seguire la propria. La rinuncia di Fini al Lodo Alfano è solo l’ultimo di una serie di distinguo. La pace di villa Camilluccia è già finita?

 

Più che di pace parlerei di armistizio, rimangono evidenti infatti alcuni punti nevralgici di dissenso: la cittadinanza ai clandestini, due impostazioni diverse nei riguardi dell’immigrazione e i temi etici, come ad esempio il testamento biologico. È tutto rimasto in sospeso, assisteremo perciò a ulteriori frizioni. Se pensiamo ad esempio al tema del patriottismo e dell’identità nazionale, sul quale Fini ha impostato gran parte della sua carriera politica, la distanza con la Lega è enorme. Berlusconi però continua a privilegiare l’accordo con la Lega e a ritenerla affidabile (anche se in passato questo gli aveva causato cadute clamorose).

La freddezza tra i due leader è evidente, come ha dimostrato la recente festa del partito, ma l’altro dato importante è la distanza di Fini dalla base del partito di cui è co-fondatore e dai vecchi “colonnelli”, che ormai sono orientati verso il Cavaliere.

Non credo comunque che questo armistizio possa durare a lungo. Fini, dall’alto della sua carica istituzionale può in qualche modo continuare a giustificare la sua freddezza verso il governo, ma è una situazione precaria.

 

Ritiene quindi che questa divisione possa esplodere a breve? Fini ha un progetto politico che va oltre il Cavaliere?

 

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