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SCENARIO/ 2. La scelta di Napolitano tra volontà popolare e giochi di élite

Pubblicazione:mercoledì 7 ottobre 2009

napolitano_R375.jpg (Foto)

Penso a quelli che mangiano pane e politica, gli inamovibili e gli eletti senza professione. Quelli che con lo scioglimento anticipato della legislatura non avrebbero la rielezione assicurata.
Da un lato quindi l’istinto di sopravvivenza di queste persone dedite al professionismo politico, senza essere professionisti di niente, dall’altro anche la tentazione di una soluzione tampone che potrebbe coinvolgere una parte del Pdl (penso all’area di Fini e ad alcuni ex-An).
L’ipotesi non è quella di un governo tecnico, infatti Fini lo nega, ma una soluzione istituzionale, ciò che Rutelli chiama “governo del Presidente”.

Lei quindi ritiene verosimili le ipotesi che vedono confluire al centro gli scontenti dei due poli, Rutelli e Fini, con Casini e figure di rilievo come Draghi o Montezemolo?

Come gioco di palazzo hanno un certo fondamento, ma c’è un ostacolo insormontabile: in politica servono voti e consenso e nessuno di questi signori li ha. È impensabile che in un sistema bipolare ci possa essere un “governo fantoccio” che non passi per il voto e non sia legittimato dalla volontà popolare.

Fini in questo caso però ha preso le difese di Berlusconi e ha ribadito l’importanza del volere popolare…

Le ipotesi su cui stiamo riflettendo si basano comunque sul volere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dovrebbero coinvolgere tutta l’opposizione e una parte della maggioranza. Le valutazioni del Colle saranno però fondamentali. La domanda è: in uno scenario caotico prediligerà la stabilità o la volontà popolare?
Il Presidente dovrà tenere conto del contesto storico-politico. Al Nord, ad esempio, sta montando una certa irritazione per la gestione della politica nazionale, oggi più che negli anni Novanta.

A cosa si riferisce?

Guardi, i segnali mi inducono a pensare che si potrebbe arrivare addirittura a una “secessione dolce”. Il federalismo fiscale è ormai divenuto ineludibile perché questo sistema è al collasso, basta guardare i conti delle regioni. «La classe dirigente del Mezzogiorno ha fallito la prova dell’autogoverno», queste sono parole del Presidente della Repubblica, non di Bossi. Di fronte a questo fallimento, morale e politico, il Settentrione inizia a mostrare un certo nervosismo.
Il quadro del rapporto Nord-Sud in caso di “governo papocchio” potrebbe risultare ulteriormente incrinato e potrebbe portare la Lega, privata da responsabilità istituzionali e di governo, a riprendere la linea più dura. Bisogna stare attenti, la nostra Repubblica è molto giovane e l’unità di questo Paese mi sembra a rischio.

Nella maggioranza si inizia a parlare di traditori, anzi di “viscidoni” nell’espressione di Calderoli? A chi si riferisce l’esponente del Carroccio?


È un argomento da palazzo romano, trattato con la solita ruvidezza, che non guasta, della Lega. Nelle fase di instabilità le maggioranze sono sempre attraversate da sospetti. Se togliamo i sospetti e osserviamo il quadro interno emergono due linee: il “lettismo”, basato sul compromesso ereditato dalla migliore Democrazia Cristiana e il “berlusconismo” con la sua carica rivoluzionaria. Non dimentichiamoci che il premier ha cercato in questi anni di importare la rivoluzione reaganiana in Italia. Sono due stili di governo che ogni tanto si scontrano: questo è uno dei momento di scontro tra falchi e colombe. Non è detto che deflagri, potrebbero anche convivere come poi è successo negli ultimi anni.

Il Partito democratico senza leader ancora per una ventina di giorni e fuori dai giochi da tempo che soluzione potrebbe prediligere?

Il Pd non sa dove andare ed è un enigma prima di tutto per se stesso. Ha in mente solo la fine di Berlusconi, questa però è la situazione da 15 anni. Non sono mai usciti da un primitivo anti-berlusconismo e questo spiega la loro crisi. Secondo me deve trovare un suo profilo, una sua identità, cercando di non farsi mangiare da Di Pietro.
Oggi la vera opposizione la fa il “partito di Repubblica”, che, come scriveva ieri Belpietro, tempo fa (Natale del 1997) aveva addirittura suggerito alla magistratura di indagare sul caso.Mondadori. È un partito che esiste ed è stato teorizzato dal direttore Scalfari: un giornale-partito che sopravviverà a partiti e governi. Devo dire che sono coerenti con questa impostazione.

 



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