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SCENARIO/ 2. La scelta di Napolitano tra volontà popolare e giochi di élite

Pubblicazione:mercoledì 7 ottobre 2009

napolitano_R375.jpg (Foto)

In questa fase il governo registra un notevole consenso nel Paese, ma si ritrova ad affrontare, dopo aver quasi superato lo scandalo delle intercettazioni private, una prova che alcuni ritengono possa essere fatale, costituita dal Lodo Mondadori e dal Lodo Alfano. Mario Sechi, vicedirettore di Libero, analizza il quadro politico generale e i possibili sviluppi che attendono il Paese.

Si torna a parlare di “complotto” di “poteri forti” e di “invasioni di campo della magistratura”. Sono termini usati a sproposito o hanno un fondamento?


Se da una parte bisogna essere prudenti nell’usare la parola “complotto”, dall’altra bisogna essere realisti e osservare i fatti.
Il primo fatto: una sentenza civile immediatamente esecutiva che condanna Fininvest al pagamento di 750 milioni di euro (un maxi-risarcimento record mai visto nella storia italiana) viene depositata il 3 ottobre, nello stesso giorno in cui la piazza di Roma si riempie di una manifestazione sulla libertà di stampa o presunta tale, contro lo stesso Berlusconi. Una coincidenza? Forse. La seconda coincidenza: l’attacco dal punto di vista economico avviene in contemporanea alla discussione del Lodo Alfano, lo scudo per le alte cariche istituzionali in corso alla Corte Costituzionale. La terza coincidenza: nello stesso tempo si riaprono le indagini sulle stragi di mafia degli anni Novanta, con al centro delle indagini il Senatore Dell’Utri.
Ne discende che la campagna di stampa estiva di Repubblica (legittima e faziosa allo stesso tempo) sulle Noemi e le Patrizie era solo l’antipasto. Di cosa? Ancora una volta dell’azione delle procure. Questo è lo scenario, non so se sia corretto chiamarlo “complotto”, ma a un osservatore della politica non possono che balzare agli occhi queste coincidenze.

Il Presidente Cossiga ha dichiarato che all’interno del collegio c’è chi afferma che «Berlusconi è un pericolo per la democrazia e bisogna fermarlo ad ogni costo». Quale sarà secondo lei il verdetto sul lodo?

L’eventuale bocciatura implica necessariamente la caduta del governo? Non ho la sfera di cristallo e non posso fare previsioni, anche se alcune voci dicono che finirà 8 a 7 in favore della bocciatura. Se così fosse si aprirebbe uno scenario di forte instabilità per il governo, senza dubbio. Il tritacarne giudiziario si rimetterebbe in moto automaticamente, parlo del Processo Mills, come di altri procedimenti e ricomincerebbe la stagione del pentitismo sui reati di mafia. Ne vedremo delle belle. Non oso immaginare cosa potrebbe combinare per esempio la Procura di Napoli sul tema rifiuti, visto che sono riusciti a mettere alla berlina perfino Bertolaso.

Quali sono le vie di uscita in questo caso?


Ne vedo solo una: il ritorno al voto. È chiaro che il Presidente del Consiglio avrebbe bisogno di una nuova fonte di legittimazione, dal punto di vista politico e comunicativo. La prova del voto mi sembra la strada maestra, ma può succedere di tutto.

Tra i protagonisti dello scenario chi ha interessi a evitare il ricorso alle urne, al di là delle dichiarazioni?


Faccio una premessa: i sondaggi sono tutti favorevoli a un centro-destra guidato da Berlusconi. Con un’altra leadership probabilmente il centro-destra sarebbe perdente e non avrebbe l’alleanza con la Lega. Detto questo, le élite, l’establishment istituzionale, industriale, finanziario ed editoriale, non vogliono le elezioni e sperano in una soluzione in stile Prima Repubblica: un “inciucio”, un “governassimo” o un “governo di transizione”, in qualunque modo lo si chiami.

A quale élite in particolare si riferisce?

Confindustria ha già dichiarato di non volere il voto, senza spendere una parola sul fatto che la magistratura ha ripreso a destabilizzare il quadro politico. Se fossi un imprenditore sarei molto spaventato da una sentenza di questo tipo (Cir contro Finivest). Lascia perplessi il fatto che un tribunale commini una sanzione a Fininvest pari alla capitalizzazione di borsa di una delle più grandi aziendi editoriali del Paese, cioè Mondadori. Il gruppo di De Benedetti aveva addirittura chiesto di meno, si è voluto andare al di là.

Oltre a Confindustria?

 

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