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SCENARIO/ Quel Bettino Craxi che manca all'Italia di oggi

Carxi_R375.jpg (Foto)

 

 

A ben vedere è questo “dna” riformista che provocherà la “demonizzazione”, lunga quasi mezzo secolo nei confronti di Bettino Craxi. La demonizzazione è una scorciatoia leninista per evitare i problemi reali. Quindi, nella grande manipolazione comunista, il riformista è sempre stato accostato al corrotto e al tangentaro.

Da chi è promossa questa demonizzazione? In primo luogo ovviamnete dai “concorrenti” di sinistra, Pci in testa, ma anche frange socialiste “lunari”. A questi si aggiungeranno, nel corso degli anni, anche diversi “compagni di strada” del Pci, che verranno da sponde cattoliche, democristiane e addirittura dagli ambienti finanziari e industriali, che avevano un timore fottuto, per esempio durante la “Biennale del dissenso” del 1977, di irritare l'Unione Sovietica che garantiva tanti “buoni affari”: dalle automobili agli impermeabili per i soldati sovietici, alle macchine da scrivere per la Tass e le Isvetia.

Craxi fu costretto a vivere in minoranza, in un Paese dove in genere “si cambia tutto per non cambiare nulla”, perché intorno a lui, riformista che voleva le veramente riforme e le propose nel limite del possibile c'era il “muro di gomma trasversale” dell'immobilismo e della conservazione.

Questa conservazione riguarda in primo luogo ancora il Pci e la sua “galassia” variegata di sinistra. Quando, nei primi anni Sessanta, si formano i primi governi, locali e nazionali di centrosinistra, c'è un grande processo di revisione nella sinistra italiana. Nello stesso Pci, morto Palmiro Togliatti e consumate le prime revisioni dopo l'Ungheria, il ventesimo e ventiduesimo Congresso del Pci, il clima è mutato e Giorgio Amendola parla di “partito unico dei lavoratori”, di “superamento del leninismo”. Nel Psi ci si avvia alla riunificazione con la socialdemocrazia di Giuseppe Saragat. Ma basterà un Sessantotto (fenomeno mondiale ma che in Italia dura un ventennio) a rimettere in discussione tutto, a far retrocedere le lancette della storia e a consentire, nel nome del “giovanilismo ribellista” la rivincita dei “nonni del 1948, con tutta la loro chincaglieria di anti-capitalismo. anti-americanismo, terzomondismo, democrazia “sostanziale” in opposizione a quella “formale”, fino alla riscoperta dello stalinismo e allo “sbarco liberatorio” nel pianeta maoismo, che sarà solo l'ultimo tuffo prima di risalire in un privatismo infantile. Un delirio ideologico che stopperà di fatto l'evoluzione della politica italiana, che la metterà di nuovo in ritardo rispetto alle democrazie europee.

 

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COMMENTI
16/01/2010 - Non è stato un uomo del tutto coraggioso (ennio rossi)

C'è un proverbio che dice che chi si ritira dalla lotta è un granfiglio di .... Craxi ha chiuso male la sua vita perchè non ha saputo affrontare e mettersi a disposizione della giustizia italiana. Per un leader non ci sono attenuanti, se vuole essere tale lo deve essere anche nelle situazioni avverse. Senz'altro sarebbe stato soffocato da tutti gli indizi che pendevano a suo carico, ma forse oggi non saremo in questa difficile situazione politica. Molte cose si sarebbero o avrebbero avuto la possibilità di essere chiarite. Il suo è stato un gran errore ed il suo comportamento non è stato proficuo per le generazioni future. Quindi non è un leader da ricordare. Per quel che ha fatto è stato un uomo intelligente e che ha saputo giocare bene nel bene e nel male le occasioni che via via sono si presentate.

 
15/01/2010 - Manca il suo spirito impenditoriale (PAOLA CORRADI)

Quando Craxi operava nel mondo politico io iniziavo i primi passi nel mondo del lavoro, però ricordo benissimo il Craxi cosmopolita. Ricordo che andava insieme ai nostri imprenditori a promuovere il made in Italy. De Gasperi forse era uomo con più fede e con ideali più alti tuttavia ci vogliono anche Politici più pragmatici capaci di mettere le mani in pasta. E quando uno mette le mani in pasta, ovviamente si impasta, e quindi rischia di mischiare interessi privati e pubblici. Ma come si fa ad essere nello stesso tempo equilibrati ed operare? Chi fa sbaglia è chi non fa, che non sbaglia.

 
10/11/2009 - Non rimpiangiamo troppo Craxi (Giovanni Battista Siffredi)

Pace all'anima sua e nessuna stima per chi lo ha fatto patire in Africa. Ma mi pare di doverne anche ricordare anche l'ambiguità politica, la sua e quella del PSI di allora, alleato da qualche parte di Andreotti, da qualche altra del PCI (quello organico all'URSS, poco riformista e molto rivoluzionario). Forse c'era un disegno politico, di sicuro un disegno di potere. Se vogliamo trovare qualche modello, è meglio ricordare la lezione di don Sturzo o De Gasperi, che seppe riportare con onore l'Italia tra le nazioni del mondo.