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SCENARIO/ Quel Bettino Craxi che manca all'Italia di oggi

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Sarà un altro periodo di lunga minoranza per Craxi. Solo nel 1976, dopo il Comitato centrale del Psi di luglio all'Hotel Midas di Roma, Craxi può riprenedre la sua “corsa” giovanile. È da questa data che parte l'avventura del Craxi più conosciuto al grande pubblico. È il Craxi della “grande riforma”, della battaglia contro “la scala mobile”, di Sigonella e degli euromissili, cioè di un leader leale con gli alleati americani ma non subalterno. È il Craxi che appoggia “Solidarnosc” in Polonia e offre solidarietà a dissidenti del blocco comunista, così come ai democratici sudamericani in lotta contro le dittature golpiste. È il Craxi che attacca la politica dell'Urss e del Pci, pur lasciando sempre vie di trattativa per un'evoluzione futura politica sia a livello mondiale che a livello italiano.

È precisissimo Finetti nel ricostruire il clima che si forma nel Paese di fronte al governo Craxi. Sia da parte di chi ne condivide l'azione di riforma, sia da parte di chi si oppone in una delle alleanze più stravaganti del mondo. La fine che viene riservata a Bettino Craxi è guidata da una ammucchiata confusa e impaurita verso i cambiamenti profondi di cui il Paese ha bisogno. Craxi cadrà.

Ma la sua testimonianza umana e politica, alla fine, non sarà affatto inutile. Scrive Finetti: “L'anticraxismo ha disegnato una sinistra italiana tutta “Resistenza rossa-Sessantotto-Mani Pulite: un'epurazione che colleziona sconfitte”. Il comunismo è “sepolto”.Il vecchio capitalismo italiano è stato rimpiazzato dal “quarto capitalismo”, dall'impresa medio grande che tiene bene sul mercato globale, quel “Made in Italy” che Craxi valorizzò.

Ci vorrà del tempo, ma alla fine Craxi tornerà a essere collocato nel posto giusto della storia italiana e Ugo Finetti verrà finalmente studiato come si conviene.

 



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COMMENTI
16/01/2010 - Non è stato un uomo del tutto coraggioso (ennio rossi)

C'è un proverbio che dice che chi si ritira dalla lotta è un granfiglio di .... Craxi ha chiuso male la sua vita perchè non ha saputo affrontare e mettersi a disposizione della giustizia italiana. Per un leader non ci sono attenuanti, se vuole essere tale lo deve essere anche nelle situazioni avverse. Senz'altro sarebbe stato soffocato da tutti gli indizi che pendevano a suo carico, ma forse oggi non saremo in questa difficile situazione politica. Molte cose si sarebbero o avrebbero avuto la possibilità di essere chiarite. Il suo è stato un gran errore ed il suo comportamento non è stato proficuo per le generazioni future. Quindi non è un leader da ricordare. Per quel che ha fatto è stato un uomo intelligente e che ha saputo giocare bene nel bene e nel male le occasioni che via via sono si presentate.

 
15/01/2010 - Manca il suo spirito impenditoriale (PAOLA CORRADI)

Quando Craxi operava nel mondo politico io iniziavo i primi passi nel mondo del lavoro, però ricordo benissimo il Craxi cosmopolita. Ricordo che andava insieme ai nostri imprenditori a promuovere il made in Italy. De Gasperi forse era uomo con più fede e con ideali più alti tuttavia ci vogliono anche Politici più pragmatici capaci di mettere le mani in pasta. E quando uno mette le mani in pasta, ovviamente si impasta, e quindi rischia di mischiare interessi privati e pubblici. Ma come si fa ad essere nello stesso tempo equilibrati ed operare? Chi fa sbaglia è chi non fa, che non sbaglia.

 
10/11/2009 - Non rimpiangiamo troppo Craxi (Giovanni Battista Siffredi)

Pace all'anima sua e nessuna stima per chi lo ha fatto patire in Africa. Ma mi pare di doverne anche ricordare anche l'ambiguità politica, la sua e quella del PSI di allora, alleato da qualche parte di Andreotti, da qualche altra del PCI (quello organico all'URSS, poco riformista e molto rivoluzionario). Forse c'era un disegno politico, di sicuro un disegno di potere. Se vogliamo trovare qualche modello, è meglio ricordare la lezione di don Sturzo o De Gasperi, che seppe riportare con onore l'Italia tra le nazioni del mondo.