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SCENARIO/ Quel Bettino Craxi che manca all'Italia di oggi

Pubblicazione:martedì 10 novembre 2009

Carxi_R375.jpg (Foto)

Sarà interessante leggere le argomentate e acrobatiche confutazioni, da diverse parti politiche, al libro appena uscito in libreria di Ugo Finetti “Storia di Craxi” (Boroli Editore), con un sottotitolo molto calzante “Miti e realtà della sinistra italiana”. A dieci anni ormai dalla morte del leader socialista, ci sono ancora diverse elucubrazioni e contorsioni di cronaca sulla figura di Bettino Craxi nella sinistra italiana ed europea, con qualche ammissione di autocritica che filtra tra le righe dei libri-outing di alcuni dirigenti dell'attuale Partito democratico, che furono, ancora per diversi mesi dopo la Caduta del Muro di Berlino, leader comunisti, “ragazzi di Berlinguer” e “nipotini di Togliatti” e loro esegeti e “apostoli” storico-politici.

Diciamo subito che, a nostro parere, sarà problematico confutare Ugo Finetti, che è ormai un grande storico, implacabile nella ricostruzione dello scenario storico-politico dell'Italia repubblicana soprattutto nel mondo della sinistra. Finetti ha una profonda cultura umanistica, ha un'antica passione politica e un'esperienza sul “campo” che gli auto-impongono l'esattezza delle date, la precisione della documentazione e delle citazioni (scritte) degli altri, la ragionevolezza delle interpretazioni nelle grandi manovre politiche.

Che cosa ci riserva questa volta Ugo Finetti, dopo i suoi due splendidi libri su “La Resistenza cancellata” e il “Togliatti&Amendola: la lotta politica nel Pci” ? Ci regala una storia che in Italia si ha paura di affrontare: quella della sinistra anticomunista e democratica, di cui Craxi, nel dopoguerra italiano, fu l'interprete principale. Fu il vero precursore di tutti i riformismi, quelli vissuti realmente e non solo dichiarati a parole.

Nel suo libro Finetti parte da lontano. Parte dal giovane Bettino Craxi che è un dirigente politico nelle battaglie studentesche, nell'Ugi e nell'Unuri, e che già conosce, per l'esperienza di alcuni viaggi all'Est, la “crisi di sistema”, non “una crisi nel sistema” dello stalinismo, del leninismo, del comunismo o “socialismo reale”. Si vede così che la storia di Craxi è quella di un giovane dell'inizio degli anni Sessanta che è sempre cresciuto in minoranza, nel Psi e nella sinistra italiana, per difendere la “via maestra” indicata da Filippo Turati, il riformismo (termine che fino agli anni Ottanta era un insulto all'interno della sinistra, anche per il socialista Riccardo Lombardi), il liberal-socialismo di Carlo Rosselli, la grande storia scritta dalla socialdemocrazia europea.

 

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COMMENTI
16/01/2010 - Non è stato un uomo del tutto coraggioso (ennio rossi)

C'è un proverbio che dice che chi si ritira dalla lotta è un granfiglio di .... Craxi ha chiuso male la sua vita perchè non ha saputo affrontare e mettersi a disposizione della giustizia italiana. Per un leader non ci sono attenuanti, se vuole essere tale lo deve essere anche nelle situazioni avverse. Senz'altro sarebbe stato soffocato da tutti gli indizi che pendevano a suo carico, ma forse oggi non saremo in questa difficile situazione politica. Molte cose si sarebbero o avrebbero avuto la possibilità di essere chiarite. Il suo è stato un gran errore ed il suo comportamento non è stato proficuo per le generazioni future. Quindi non è un leader da ricordare. Per quel che ha fatto è stato un uomo intelligente e che ha saputo giocare bene nel bene e nel male le occasioni che via via sono si presentate.

 
15/01/2010 - Manca il suo spirito impenditoriale (PAOLA CORRADI)

Quando Craxi operava nel mondo politico io iniziavo i primi passi nel mondo del lavoro, però ricordo benissimo il Craxi cosmopolita. Ricordo che andava insieme ai nostri imprenditori a promuovere il made in Italy. De Gasperi forse era uomo con più fede e con ideali più alti tuttavia ci vogliono anche Politici più pragmatici capaci di mettere le mani in pasta. E quando uno mette le mani in pasta, ovviamente si impasta, e quindi rischia di mischiare interessi privati e pubblici. Ma come si fa ad essere nello stesso tempo equilibrati ed operare? Chi fa sbaglia è chi non fa, che non sbaglia.

 
10/11/2009 - Non rimpiangiamo troppo Craxi (Giovanni Battista Siffredi)

Pace all'anima sua e nessuna stima per chi lo ha fatto patire in Africa. Ma mi pare di doverne anche ricordare anche l'ambiguità politica, la sua e quella del PSI di allora, alleato da qualche parte di Andreotti, da qualche altra del PCI (quello organico all'URSS, poco riformista e molto rivoluzionario). Forse c'era un disegno politico, di sicuro un disegno di potere. Se vogliamo trovare qualche modello, è meglio ricordare la lezione di don Sturzo o De Gasperi, che seppe riportare con onore l'Italia tra le nazioni del mondo.