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SCENARIO/ Calearo: io, imprenditore del Nord-est, lascio il Pd di Bersani-Visco

La sua scelta di impegnarsi in politica, nelle file del Partito Democratico di Veltroni, aveva stupito molti. MASSIMO CALEARO, imprenditore vicentino , ha però deciso di lasciare il Pd dopo poco più di un anno

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La sua scelta di impegnarsi in politica, nelle file del Partito Democratico di Veltroni, aveva stupito molti. Massimo Calearo, imprenditore vicentino, ha però deciso di lasciare il Pd dopo poco più di un anno. Non è un addio alla politica, ma la decisione di cambiare progetto. L'ex presidente di Federmeccanica spiega i motivi della sua scelta e i suoi nuovi obiettivi.

Dopo l’elezione di Bersani alla segreteria del Pd il suo è stato uno dei primi abbandoni eccellenti. Quali speranze, che avevano accompagnato la sua discesa in politica e la nascita del Partito Democratico, sono state tradite?

Veltroni mi aveva convinto a entrare in politica proponendomi di lavorare a un grande progetto che prevedeva, tra le altre cose, il “Patto dei Produttori”: una nuova alleanza tra capitale, lavoro e governo. Ero impegnato in prima persona, come presidente di Federmeccanica, convinto del fatto che solo l’unità di intenti può farci battere la concorrenza dei paesi stranieri. Per capirci: il  nostro vero concorrente non è tanto il competitor francese dei nostri imprenditori, ma lo Stato francese che riesce a far pagare l’energia elettrica il 20% in meno alle sue imprese, e così via…

Poco tempo dopo però Veltroni gettò la spugna…

Infatti. Decisi di rimanere, anche se con un certo disagio. Franceschini poi mi coinvolse sul tema della piccola e media impresa, insistendo sul mio impegno anche in questa campagna elettorale interna, dalla quale avrei preferito però star fuori.

Perché dopo la sconfitta di Franceschini il Pd ha smesso di essere casa sua?

L’idea "obamiana" di Veltroni (un partito aperto, democratico e moderno, all’interno di un sistema bipolare) è morta e defunta, quindi non ha senso rimanere. Stimo molto Bersani, ma la sua storia e la sua visione non sono le mie.
Se il pensiero di Veltroni si poteva sintetizzare con “oggi è già domani” lo slogan più adatto a Bersani mi sembra “oggi è ancora ieri”. È l’uomo giusto per eliminare il bipolarismo e far nascere una nuova pianta (che sia un girasole o un ulivo) pronta ad allearsi con tutti, dall’Udc a Rifondazione Comunista.

Cosa risponde a chi la invita a dimettersi?

Dopo aver comunicato la mia decisione ho ricevuto molti messaggi, alcuni chiedono le mie dimissioni (quelli più a sinistra mi chiedono di portarmi via Colaninno), altri, molti di più, dicono di condividere la mia scelta e mi invitano ad andare avanti. Nel mio territorio ci sono moltissime persone che adesso mi voteranno ancora più volentieri. Da quelle parti il Pd è ancora visto come il partito degli ex comunisti, o peggio, dei catto-comunisti.

Perché il Pd è così distante dal Nord e non riesce a rispondere ai suoi problemi?

Per colpa della classe dirigente che esprime. Al Nord il Pd candida i figli della grande finanza e della grande impresa, come Colaninno, gli insegnanti e i funzionari pubblici. Non riesce mai a partire dalla Pmi, in un territorio che conta 90.000 imprese su 750.000 abitanti. Secondo lei in una regione in cui in ogni famiglia c’è un imprenditore i discorsi di Visco possono avere qualche successo?

Condivide la critica che Cacciari ha mosso al partito prima di lasciare: il Pd è malato di un centralismo interno che ha sempre svilito i suoi stessi amministratori del Nord?