Politica
venerdì 13 novembre 2009
La maggioranza ha presentato un ddl sul processo breve sul quale sono subito piovute le critiche dell’opposizione e di chi, come l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, lo ritiene incostituzionale. Ma si è tornati a parlare anche di immunità. «Tornare al ’93, come se non conoscessimo le forme di auto protezione della casta di cui si è abusato prima del ’93, sarebbe un passo falso» - dice a ilsussidiario.net Stefano Ceccanti, senatore del Pd e costituzionalista. E se l’immunità prevedesse un sistema in cui non sono i parlamentari a decidere, ma un organo terzo? «In tal caso si potrebbe ragionare».
Professore, cosa pensa del ddl sul processo breve presentato dalla maggioranza?
Mi limito ad un ragionamento costituzionalistico essenziale e ad uno di tipo politico. Quando i Costituenti istituirono l’immunità lo fecero pensando innanzitutto ai parlamentari di minoranza, perché non fossero perseguiti nei tribunali e non ne fosse indebolita l’opposizione politica. Ma solo nella prima legislatura repubblicana l’immunità è stata intesa strettamente in questo senso, perché poi è diventata uno strumento o a disposizione del ceto politico, che si è garantito l’impunità.
Non crede che la classe politica, o almeno una parte di essa, nei primi anni ’90 sia stata vittima della magistratura?
Il movimento di massa che ci fu con Tangentopoli e che portò ad un sentimento giustizialista diffuso non si sviluppò per una irrazionalità collettiva, ma perché il sistema dell’immunità era stato trasformato da buona parte della classe politica in meccanismo auto assolutorio. Difendo te oggi, così domani a difendermi sarai tu.
Non crede che l’immunità possa essere un rimedio al conflitto tra politica e giustizia?
No. La restaurazione che alcuni propongono - ci siamo sbagliati, c’è stato un furore giustizialista dal quale occorre mettere al riparo chi governa: riportiamo indietro le lancette e ripristiniamo l’immunità - secondo me è fuori luogo. Tornare al ’93, come se non conoscessimo le forme di auto protezione della casta di cui si è abusato prima del ’93, sarebbe un passo falso. È naturale che i parlamentari tendano a bloccare qualsiasi autorizzazione a procedere.
E se l’immunità prevedesse un sistema in cui non sono i parlamentari a decidere, ma un altro organo indipendente, per esempio la Corte costituzionale?
In tal caso si potrebbe ragionare. Ma è sbagliato tornare ad un’idea “prometeica” dell’autonomia della politica, per cui è la politica a decidere quando sottoporsi o no a processo.
Margherita Boniver ha presentato una proposta di legge costituzionale per la reintroduzione dell’immunità, ma Gasparri ieri in un’intervista a Libero ha definito la proposta inopportuna, anzi inutile.
Immagino che Gasparri lo abbia detto anche per un motivo molto pratico: il ripristino dell’immunità parlamentare nella sua versione ante ’93 dovrebbe passare attraverso una riforma costituzionale e quindi un referendum senza quorum. Verrebbe avvertito dall’opinione pubblica come una restaurazione del privilegio di casta e sarebbe pesantemente sconfitto.
Immunità a parte, qual è secondo lei il tenore delle proposte di riforma del governo?
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