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GIUSTIZIA/ Macaluso (ex Pci): caro Berlusconi, se vuoi la tua giusta riforma vai a processo

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Un accanimento ci può anche essere stato. Il punto è che un imprenditore come lui, che ha operato in così tanti settori, dall’edilizia alla comunicazione, ha inevitabilmente qualche scheletro nell’armadio (evasione, conti all’estero, ecc.). Chi entra in politica accetta di esporsi e di finire nel mirino. Fosse rimasto un imprenditore avrebbe dovuto affrontare solo qualche processo.

In questo modo però anche lei conferma che la magistratura esercita un ruolo politico…

Se Berlusconi fosse rimasto un imprenditore i suoi processi non sarebbero diventati "politici".  La sua discesa in campo li ha resi tali.

Lasciando per un attimo da parte il caso Berlusconi, ritiene giusta la proposta di reintrodurre l’immunità parlamentare?


Certo. Io sono tra quelli che nel ’92 non si associarono all’onda giustizialista, a quel clima terribile grazie al quale si abolì l’immunità, che era garantita dalla Costituzione. Ci fu un abuso, certo, ma abolirla fu un errore. Torniamo però al punto di partenza: se sarà Berlusconi a ripristinarla sembrerà un'operazione personalistica.

Seguendo il suo ragionamento non ci sono soluzioni a questo cortocircuito…

Berlusconi dovrebbe ammettere di essere arrivato al capolinea, oppure dovrebbe affrontare i suoi processi. Non vedo altri rimedi. Se questo non succederà la politica italiana continuerà a girare a vuoto intorno a questo problema.

A proposito di quella stagione a cui faceva riferimento, D’Alema nei giorni scorsi ha ammesso che cavalcare il giustizialismo fu un grave errore per la sinistra. È d’accordo?


Che fu un errore non c’è dubbio, io lo dissi allora, lui lo dice adesso. Quella deriva giustizialista nel tempo ha creato un’area di riferimento che va oltre l’Idv, comprende parte del Pd e alcune testate giornalistiche.

Il Pd del nuovo segretario Bersani cambierà rotta e saprà affrancarsi da Di Pietro?

 

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COMMENTI
17/11/2009 - Sinistra barzelletta (Marco Voli)

Fa quasi tenerezza un ex-PCI che ammette candidamente che la proposta di 6 anni per processo va bene, ma non va bene che la faccia Berlusconi. E' come la barzelletta di quello che dice "io non sono razzista è lui che è negro". Cioè loro sono tolleranti, cercatori di unità, accoglienti e aperti al dialogo, sono gli altri che sono cattivi o sgraditi. Si stracciano le vesti perché per riformare la giustizia si dovrebbe ascoltare i magistrati. Sembra giusto, come per riformare la scuola si dovrebbe sentire i docenti. Per ogni problema, prima di legiferare bisognerebbe sentire gli esperti. Giusto? Troppo giusto! E invece NO, perdiana, NO! Bisogna sentire chi il servizio lo riceve, per la scuola bisogna sentire i genitori, e per la giustizia bisogna sentire le vittime dei reati... e dei magistrati. Perché un processo che dura più di sei anni significa che le prove non ci sono e qualcuno si arrampica sugli specchi per costruirle più che per cercarle. La sinistra ha affossato il lodo Alfano che rimandava anche i termini di prescrizioni per le alte cariche e ora si lamenta che una riforma -che riconosce giusta- potrebbe portare alla prescrizione per Berlusconi. Ma allora è la sinistra che pensa le cose ad-personam!