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Politica

GIUSTIZIA/ Macaluso (ex Pci): caro Berlusconi, se vuoi la tua giusta riforma vai a processo

Il "processo breve" rappresenta un aspetto di una riforma della Giustizia più ampia, su cui le diverse forze politiche sembrano lontane dal trovare un accordo. EMANUELE MACALUSO analizza il quadro politico e le difficoltà che questo travagliato cammino di riforma è destinato a incontrare    

BerlusconiConferenza_R375.jpg(Foto)

Da giorni il "processo breve" è l'argomento principale dell'agenda politica italiana e rappresenta un aspetto di una riforma della giustizia più ampia e complessa, di cui però non si conoscono ancora i contenuti.
Se da un lato la strada del processo breve sembra destinata a subire numerose correzioni, dall'altro torna attuale l'ipotesi di un nuovo lodo Alfano, secondo le indicazioni della Consulta.
Emanuele Macaluso analizza le recenti vicende politiche e le difficoltà che questo travagliato cammino di riforma sembra destinato a incontrare.

Cosa pensa delle proposte del governo? Secondo lei la riforma della giustizia è necessaria?


Penso che la riforma della giustizia del nostro Paese sia necessaria. Innanzitutto perché la durata dei processi, sia civili che penali, è ormai fuori da ogni logica di giustizia e da ogni riferimento europeo. Serve una riforma che predisponga maggiori mezzi, che ristrutturi tutto l’apparato e ripensi al ruolo dei magistrati. Non sono mai stato contrario alla separazione delle carriere, purchè non ci siano ingerenze governative. Detto questo però, il problema è un altro.

Quale?

Se Berlusconi agita queste riforme proprio nel momento in cui ci sono dei procedimenti che lo riguardano è inevitabile che le sue proposte suonino come una ritorsione nei confronti della magistratura. Questo mette in allarme anche persone come me, propense a una riforma, ma ovviamente contrarie alle leggi ad personam.

Quindi pur condividendo le sue proposte a livello generale non ritiene Berlusconi un interlocutore credibile?

Per intenderci, se mi si propone una riforma che porti il processo a 6 anni posso essere d’accordo, anzi, mi sembrano anche troppi. Certo che se si formula questa proposta quando il proprio processo è ormai al quinto anno le cose cambiano radicalmente.

Secondo lei Berlusconi sbaglia quando parla di accanimento della magistratura?


COMMENTI
17/11/2009 - Sinistra barzelletta (Marco Voli)

Fa quasi tenerezza un ex-PCI che ammette candidamente che la proposta di 6 anni per processo va bene, ma non va bene che la faccia Berlusconi. E' come la barzelletta di quello che dice "io non sono razzista è lui che è negro". Cioè loro sono tolleranti, cercatori di unità, accoglienti e aperti al dialogo, sono gli altri che sono cattivi o sgraditi. Si stracciano le vesti perché per riformare la giustizia si dovrebbe ascoltare i magistrati. Sembra giusto, come per riformare la scuola si dovrebbe sentire i docenti. Per ogni problema, prima di legiferare bisognerebbe sentire gli esperti. Giusto? Troppo giusto! E invece NO, perdiana, NO! Bisogna sentire chi il servizio lo riceve, per la scuola bisogna sentire i genitori, e per la giustizia bisogna sentire le vittime dei reati... e dei magistrati. Perché un processo che dura più di sei anni significa che le prove non ci sono e qualcuno si arrampica sugli specchi per costruirle più che per cercarle. La sinistra ha affossato il lodo Alfano che rimandava anche i termini di prescrizioni per le alte cariche e ora si lamenta che una riforma -che riconosce giusta- potrebbe portare alla prescrizione per Berlusconi. Ma allora è la sinistra che pensa le cose ad-personam!