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GIUSTIZIA/ Macaluso (ex Pci): caro Berlusconi, se vuoi la tua giusta riforma vai a processo

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Da giorni il "processo breve" è l'argomento principale dell'agenda politica italiana e rappresenta un aspetto di una riforma della giustizia più ampia e complessa, di cui però non si conoscono ancora i contenuti.
Se da un lato la strada del processo breve sembra destinata a subire numerose correzioni, dall'altro torna attuale l'ipotesi di un nuovo lodo Alfano, secondo le indicazioni della Consulta.
Emanuele Macaluso analizza le recenti vicende politiche e le difficoltà che questo travagliato cammino di riforma sembra destinato a incontrare.

Cosa pensa delle proposte del governo? Secondo lei la riforma della giustizia è necessaria?


Penso che la riforma della giustizia del nostro Paese sia necessaria. Innanzitutto perché la durata dei processi, sia civili che penali, è ormai fuori da ogni logica di giustizia e da ogni riferimento europeo. Serve una riforma che predisponga maggiori mezzi, che ristrutturi tutto l’apparato e ripensi al ruolo dei magistrati. Non sono mai stato contrario alla separazione delle carriere, purchè non ci siano ingerenze governative. Detto questo però, il problema è un altro.

Quale?

Se Berlusconi agita queste riforme proprio nel momento in cui ci sono dei procedimenti che lo riguardano è inevitabile che le sue proposte suonino come una ritorsione nei confronti della magistratura. Questo mette in allarme anche persone come me, propense a una riforma, ma ovviamente contrarie alle leggi ad personam.

Quindi pur condividendo le sue proposte a livello generale non ritiene Berlusconi un interlocutore credibile?

Per intenderci, se mi si propone una riforma che porti il processo a 6 anni posso essere d’accordo, anzi, mi sembrano anche troppi. Certo che se si formula questa proposta quando il proprio processo è ormai al quinto anno le cose cambiano radicalmente.

Secondo lei Berlusconi sbaglia quando parla di accanimento della magistratura?

 

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COMMENTI
17/11/2009 - Sinistra barzelletta (Marco Voli)

Fa quasi tenerezza un ex-PCI che ammette candidamente che la proposta di 6 anni per processo va bene, ma non va bene che la faccia Berlusconi. E' come la barzelletta di quello che dice "io non sono razzista è lui che è negro". Cioè loro sono tolleranti, cercatori di unità, accoglienti e aperti al dialogo, sono gli altri che sono cattivi o sgraditi. Si stracciano le vesti perché per riformare la giustizia si dovrebbe ascoltare i magistrati. Sembra giusto, come per riformare la scuola si dovrebbe sentire i docenti. Per ogni problema, prima di legiferare bisognerebbe sentire gli esperti. Giusto? Troppo giusto! E invece NO, perdiana, NO! Bisogna sentire chi il servizio lo riceve, per la scuola bisogna sentire i genitori, e per la giustizia bisogna sentire le vittime dei reati... e dei magistrati. Perché un processo che dura più di sei anni significa che le prove non ci sono e qualcuno si arrampica sugli specchi per costruirle più che per cercarle. La sinistra ha affossato il lodo Alfano che rimandava anche i termini di prescrizioni per le alte cariche e ora si lamenta che una riforma -che riconosce giusta- potrebbe portare alla prescrizione per Berlusconi. Ma allora è la sinistra che pensa le cose ad-personam!