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VERTICE FAO/ Bando ai falsi moralismi: sfamare tutti è possibile

I tre giorni del vertice Fao saranno sede di molti annunci e propositi anche dopo l'iniziativa a effetto di Jacques Diouf. DARIO CASATI spiega a ilsussidiario.net qual è la posta in gioco al summit

GranoR375.jpg (Foto)

Durerà tre giorni il Summit della Fao sulla fame nel mondo, tre giorni per capire se qualche cosa sia davvero destinata a cambiare o se, invece, sarà l’ennesima occasione perduta. Il tema di fondo è sempre la “sicurezza alimentare” e cioè la garanzia di disporre di alimenti sufficienti per nutrirsi e per sopravvivere. In italiano il termine si presta ad essere frainteso, perché può indicare la garanzia della sanità del cibo, un obiettivo più che lecito, ma che non è lo stesso che muove le popolazioni che hanno fame.

 

A causa della crisi mondiale il numero di coloro che ne soffrono sarebbe arrivato a oltre un miliardo di persone, un essere umano su sei rischia di morire per mancanza di cibo, un dato sconcertante nel nostro mondo fortunato dove il problema è, al contrario, quello dell’eccesso. È inutile fermarsi a riflettere solo in queste occasioni sul problema della fame, ma è ancor peggio assecondare acriticamente le banalità diffuse dai grandi mezzi di comunicazione.

 

La crisi agricola è stata una cosa ben distinta da quella mondiale, anche se strettamente connessa. Essa è iniziata prima, con uno squilibrio fra domanda e offerta di alimenti, poi la fiammata dei prezzi ha provocato in tutto il mondo una forte ripresa dell’interesse a produrre e a investire in agricoltura. Il risultato è che nel 2008 il mondo ha raggiunto la maggior produzione di ogni tempo e le riserve, intaccate nei tre anni precedenti, si sono ricostituite toccando nuovi record. Il successivo crollo dei prezzi, collegato a quello di tutte le materie prime compreso il petrolio, e legato alla fine della speculazione ed al divampare della crisi, ha indotto gli agricoltori di tutto il mondo a investire di meno. La produzione è scesa, pur rimanendo la seconda di sempre, e gli stocks sono rimasti alti per il calo della domanda.

 

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