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SCENARIO/ 2. Feltri (Il Giornale): il caso Mills potrebbe sfasciare il governo

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In base alla mia esperienza posso dire che in qualsiasi azienda e in qualsiasi attività umana collettiva, in cui molte persone lavorano a un progetto c’è sempre qualcuno che rema contro. Ho diretto circa dieci giornali e di questo mi son sempre reso conto. Mi sembrerebbe normale che anche in seno al Governo ci sia qualche insoddisfatto, qualcuno che si senta sottoutilizzato e in cui il malumore possa trasformarsi in ostilità.

Se queste sono le difficoltà maggiori, quali risultati raggiungerà secondo lei il governo entro la fine di questa legislatura?


Per ora il governo è riuscito a mantenere fede agli impegni presi e ha dovuto affrontare parecchie emergenze, come il terremoto in Abruzzo, o i rifiuti di Napoli, ma soprattutto una crisi economica come quella che stiamo attraversando, sui cui sviluppi sento pareri opposti.
Se il governo dura, penso comunque che potrà realizzare l’80% di quello che aveva in mente.

Cosa farà Berlusconi al termine della legislatura secondo lei. È plausibile che nel tempo si sceglierà un successore?

Nessun uomo pensa al proprio successore. Le nostre attività, come la direzione di un giornale o, a maggior ragione, la conduzione del governo, non si rivolgono ai posteri, ma ai contemporanei. È giusto pensare che quando non saremo più in questo mondo gli altri sapranno arrangiarsi. Il cimitero è pieno di persone indispensabili.

Lei ha ipotizzato un ritorno di Prodi alla guida del centrosinistra, smentita però dal suo portavoce…

Un giornale deve saper leggere tra le dichiarazioni e le situazioni che si creano. Se Bersani sostiene che bisogna allargare la coalizione, riesumare l’Ulivo e fare di Prodi il Presidente del nuovo Partito Democratico gli indizi ci sono tutti.

Crede davvero a questa ipotesi?

Il ripristino dell’Ulivo non può avvenire senza uno come Prodi, capace di fare la sintesi di un’ammucchiata di partiti. Non dimentichiamoci che il Professore è l’unico che per due volte ha battuto Berlusconi, anche se non è mai riuscito a governare perché è sempre stato fatto fuori dalla sua stessa coalizione. Il ritorno allo schema dell’Ulivo mi sembra che annulli lo spirito nel quale era nato il Pd e un’alleanza tra otto o nove partiti con idee e patrimoni culturali diversi, se non contrapposti, non va lontano. Già è difficile andare d’accordo con una moglie, figuriamoci con nove.

Lasciando i due schieramenti e passando ai giornali. Qual è la sua ricetta per vendere così tanto?

Posso solo dire che sono molto spontaneo, ascolto i sentimenti e le curiosità che provo, quelle cioè di un uomo qualunque. Usando questo termine si è tacciati di qualunquismo, diciamo allora quelle del famoso “uomo della strada”, o meglio dell’uomo comune. Io ragiono come un uomo comune e mi sforzo di rimanere così. Se mi mettessi in un’altra situazione non riuscirei neanche a rappresentare la classe sociale a cui appartengo. Io nasco in una famiglia piccolo borghese, divento poi, per mia fortuna, un medio borghese e rimango attento a questi umori e malumori, cercando di interpretarli.
Non cerco mai il titolo bello, elegante, alto, lo preferisco spontaneo e capace di arrivare. Allo stesso modo scrivo articoli che si possano leggere d’un fiato e non costringano a tornare indietro, mantenendo un linguaggio colloquiale.

Da direttore de Il Giornale e da fondatore di Libero ritiene possibile l’ipotesi di una fusione tra i due giornali?

Secondo me i giornali somigliano molto ai partiti. Non ho mai visto due partiti fondersi in uno portandosi dietro tutto il loro patrimonio. Non penso che riguardo alle copie vendute un’operazione di questo tipo vedrebbe rispettata la somma aritmetica delle vendite di entrambi. Non è detto, tra l’altro, che tutti i lettori gradirebbero la fusione e inizierebbero a comprare questo nuovo prodotto. Aggiungo anche che fondere due redazioni è una cosa molto difficile.
Il Giornale poi, era in condizioni precarie, visto che nel 2008 ha prodotto 22  milioni di euro di deficit. Se riuscissimo a mantenere il patrimonio di copie conquistato in questi mesi provando a incrementarlo e confidando anche in un aumento di pubblicità, si potrebbe arrivare vicini al pareggio di bilancio nel 2010.

È un’ipotesi che state valutando?

Io non ci ho mai pensato e non ne capisco la convenienza economica, può darsi però che ci abbiano pensato gli editori. Tutto è possibile, alcuni mesi fa non avrei mai pensato di dirigere Il Giornale.

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COMMENTI
02/11/2009 - Un rimprovero discutibile (Francesco Tasselli)

Gentile signor Crippa, lei dimentica come vanno le cose in questo mondo, indipendentemente dalle scelte di Feltri. Chi di spada ferisce...

 
02/11/2009 - Un elogio discutibile (Giuseppe Crippa)

Gentile signora Claudia, di solito apprezzo i suoi puntuali e simpatici giudizi, che spesso condivido. Ma non questa volta, non potendo dimenticare quanto Feltri ha scientemente fatto a Dino Boffo. Riprendendo il titolo che ha dato al suo contributo, direi: Feltri ha buon occhio, ma il cuore?

 
02/11/2009 - Feltri ha buon occhio. (claudia mazzola)

Io non so valutare i casi ma guardando alla persona mi fido dell'ottimo lavoro del direttore Feltri, ho seguito la nascita di Libero e ci ho sempre trovato buoni giudizi di cuore e ragione tra lui ed i suoi collaboratori.

 
02/11/2009 - "Video meliora proboque: / deteriora sequor". (celestino ferraro)

"... Le polemiche interne che riguardavano il ministro Tremonti mi sembrano rientrate e per quanto riguarda l’assetto di governo non vedo altre turbative in atto. Certamente il Lodo Alfano ha gettato nello sconforto il Presidente e i suoi uomini e le prossime scadenze giudiziarie non possono non preoccupare". Un ignorante qualsiasi di Costituzione avrebbe saputo dire cosa l'Art.138 imponeva: ci saremmo risparmiato un'umiliazione sconfortante. CF