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Politica

RU486/ D'Agostino: ecco perchè tocca alla politica fermare l'aborto a domicilio

RU486_PilloleR375.jpg(Foto)

 

 

L’Aifa ha una competenza tecnica in ordine alla valutazione del rischio connesso al farmaco, in questo caso, dato che è già stato adottato da altri Paesi dell’Unione deve stabilire se il farmaco sia lo stesso di quello presente negli altri paesi.
Per quanto riguarda invece la legge 194, la Ru486 altera sicuramente la procedura dell’aborto volontario legalizzato perché rende di fatto possibile un aborto non controllato. La nostra legge non dice che l’aborto è genericamente lecito, ma impone il controllo medico. La donna che invece assume la pillola può rifiutare l’ospedalizzazione e abortire privatamente, tra l’altro con gravi rischi.

Possono verificarsi delle complicazioni?

In alcuni casi l’assunzione della pillola provoca l’aborto, in altri invece non riesce a indurre l’espulsione del feto, occorre perciò intervenire con un secondo farmaco per forzare l’utero. In questo caso occorre un controllo medico per verificare che l’utero sia sgombro e non rimangano condizioni fisiche in grado di danneggiare la donna.
Il problema non è tecnico ma giuridico, in Usa la pratica dell’aborto è lecita all’interno del rapporto di privacy tra la donna e il medico, la nostra legislazione invece prevede che l’aborto legale avvenga sotto diretto controllo medico.

Il fatto che la pillola sia vendibile solo in un contesto clinico e non in farmacia non è sufficiente?

È un passo avanti, ma nessuno può impedire alla donna, dopo aver assunto in ospedale la pillola, di chiedere di essere dimessa.
La tendenza a privatizzare la pratica dell’aborto si scontra in pratica con la legge italiana, per la quale l’aborto è un fatto pubblico e non privato. Spesso sento dire “La legge sull’aborto non si tocca”, chiederei un po’ di coerenza a quelle forze politiche che dicono di difendere la 194.
La posizione della sen. Poretti, radicale, invece, non mi stupisce perché è coerente con l’ideologia abortista e libertaria propria dei radicali. Non a caso quella legge fu criticata da alcuni cattolici in quanto abortista e dai radicali perché troppo restrittiva.

Ru486 e Legge 194 sono incompatibili?

A mio parere la pillola potrebbe essere usata se la donna restasse in clinica tutti e tre i giorni necessari a portare a termine il processo abortivo. A queste condizioni la pillola diviene un’alternativa all’aborto chirurgico. Se invece la donna ha la possibilità di portarlo a termine in forma privata siamo davanti a un problema bioetico grave.

Che idea sta prendendo piede riguardo alla vita e all’uomo, sia che si parli di Ru486 che di fine vita? La convince il ricorso ai propri desideri, alla propria coscienza e all’autodeterminazione per giustificare questi delicati provvedimenti?

 


COMMENTI
25/11/2009 - Coerenza (Lindo Caprino)

Se ho ben capito il problema è solo giurdico, nel senso che o si modifica la legge 194 (prevedendo la possibilità dell'aborto a domicilio) o, se "non si deve toccare la legge 194", la RU 486 non si può introdurre in Italia; dobbiamo essere seri e coerenti! Per il resto, se le donne che già hanno deciso di abortire vogliono correre il rischio dell'assunzione di questo veleno, si accomodino pure; debbono però conoscere i rischi a cui vanno incontro!

 
25/11/2009 - Abortiamo l'aborto. (claudia mazzola)

Scusate, ma chi se ne importa delle conseguenze fisiche che può causare la pillola Ru486, non sarà mica più importante di quello che non porta a compimento, quella è la controindicazione!