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RU486/ D'Agostino: ecco perchè tocca alla politica fermare l'aborto a domicilio

Pubblicazione:mercoledì 25 novembre 2009

RU486_PilloleR375.jpg (Foto)

 

 

Il concetto di autodeterminazione è ambiguo perché ha un enorme e giusto rilievo in ambito politico (pensiamo al voto), ma quando viene portato in bioetica corre il rischio di essere stravolto. In bioetica non sono in gioco interessi politico-economici, ma il bene della vita, che non sempre è percepibile in maniera lucida e razionale dalla persona. Le persone malate e in fin di vita difficilmente possono esercitare una serena autodeterminazione, senza mettere in conto il fenomeno della solitudine e delle difficoltà economiche. Pretendere che la stella polare sia l’autodeterminazione è una pretesa ingenua, illuministica e astratta.

Come si esce da questa ambiguità?

Il compito di cui i bioeticisti dovrebbero farsi carico è quello di riformulare alla radice il tema dell’autodeterminazione, mostrando come solo in pochi casi esso possa risolvere autentici problemi bioetici, mentre nella maggior parte dei casi il riferimento all’autodeterminazione è un inganno. Tanto è vero che si inizia a insinuare l’ipotesi che se un soggetto non è in grado di autodeterminarsi dovrebbe essere sostituito da un fiduciario, con rischi evidenti. Tutti i giuristi conoscono i conflitti tra tutori e tutelati…

Quali sono secondo lei gli argini che non devono crollare nella discussione?

L’argine fondamentale è il principio ippocratico secondo il quale la prima norma della medicina è: non fare il male del malato.
Il bene vita e il bene salute sono beni oggettivi che vanno salvaguardati sempre e comunque e solo quando l’autodeterminazione ha per oggetto la tutela del bene vita merita attenzione. Se invece agisce contro il bene salute e il bene vita non ha valore ippocratico, né valore etico.
Parallelamente bisogna vietare l’accanimento terapeutico. La rinuncia all’accanimento terapeutico non va contro il bene vita, ma va contro pratiche mediche, invasive, sproporzionate, che fanno il male del paziente. Occorre vincolare medici, pazienti e qualunque fiduciario alla tutela del bene vita e del bene salute.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
25/11/2009 - Coerenza (Lindo Caprino)

Se ho ben capito il problema è solo giurdico, nel senso che o si modifica la legge 194 (prevedendo la possibilità dell'aborto a domicilio) o, se "non si deve toccare la legge 194", la RU 486 non si può introdurre in Italia; dobbiamo essere seri e coerenti! Per il resto, se le donne che già hanno deciso di abortire vogliono correre il rischio dell'assunzione di questo veleno, si accomodino pure; debbono però conoscere i rischi a cui vanno incontro!

 
25/11/2009 - Abortiamo l'aborto. (claudia mazzola)

Scusate, ma chi se ne importa delle conseguenze fisiche che può causare la pillola Ru486, non sarà mica più importante di quello che non porta a compimento, quella è la controindicazione!