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LETTERA/ Il processo breve, una finta riforma che accelera il declino

Pubblichiamo la lettera del presidente della Libera associazione forense: il problema della giustizia non può essere risolto con gli strumenti messi finora in campo

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Caro direttore,

È pacifico e i cittadini l’hanno compreso: nel nostro Paese vi è la necessità di un filtro istituzionale (immunità parlamentare, scudo per le principali cariche dello Stato, ecc.) che garantisca l’indipendenza della politica e l’indipendenza della magistratura, che ponga fine al conflitto in essere e, in un ritrovato clima di pace sociale, permetta di attuare le riforme di cui abbiamo bisogno.

È altrettanto evidente che il processo penale non funziona: il tempo per giungere a sentenze definitive è abnorme e ciò mina le radici della democrazia, della convivenza civile e dell’economia. Il ddl sul processo breve, in discussione al Senato, non risolve queste due priorità, ma rischia di peggiorare la situazione.

Circa il problema della lunghezza dei processi - senza una riforma del codice di procedura penale (che elimini o ripensi gli istituti che ostacolano la celerità o si prestano a strumentalizzazioni dilatorie) e senza una previsione di risorse adeguate - l’ipotesi prevista impedirà, in concreto, che la maggior parte dei processi per i reati contemplati dal ddl arrivino a una sentenza di primo grado, con le gravissime conseguenze che ciò comporterebbe sul sistema giustizia.

Inoltre, l’applicazione della nuova legge ai processi in corso non ha senso: significa cancellare di colpo migliaia di processi, per cui si sono spesi tempo e risorse, lasciando imputati impuniti e persone offese/parti civili prive di giustizia.

Il processo breve non risolve neppure il problema del conflitto permanente tra magistratura e politica: probabilmente risolverà - temporaneamente - i problemi giudiziari del premier, ma certamente inasprirà il conflitto in essere e istituzionalmente resterà il vuoto creatosi con l’abrogazione nel 1993 dell’immunità parlamentare.

È doloroso constatare come lo scontro frontale tra due poteri dello Stato, ambedue "arroccati" su posizioni ideologiche e di reciproco pregiudizio (complice anche un’opposizione che spera di trarre vantaggio da questa situazione), non consenta di affrontare il tema dei rapporti tra politica e magistratura, problema che deve trovare una soluzione quanto prima date le implicazioni sempre più pesanti dal punto di vista politico e sociale.


COMMENTI
27/11/2009 - criminali in carcere, non in parlamento (ivano sonzogni)

Per una volta sono abbastanza d'accordo con un articolo di questo sito. Ma spiegatemi il perché della vostra crociata a favore dell'immunità-impunità parlamentare. Mi sentirei più sicuro a sapere che i criminali sono in carcere piuttosto che in parlamento! Spiegatemi per quali motivi è stato portato in parlamento un tipo come Ciarrapico, condannato per frode, per il crak dell'Ambrosiano e per inosservanza della legge che tutela il lavoro dei fanciulli? Che senso etico bisogna avere per votare certa gente?

 
27/11/2009 - Ma lo scontro chi lo alimenta... (forno lodovico)

E' sempre difficile distinguere, dentro ad una lite, il merito del litigare e le ragioni dei litiganti. A mio parere, per quel che concerne l'attuale scontro istituzionale in atto, mi sembra che non ci siano dubbi nel capirne il merito. Ogni due elezioni, il popolo italiano, che si trova a decidere tra due schieramenti, ha dato il proprio favore ad una coalizione di centro destra, anche abbastanza nettamente. Nel momento che questo è avvenuto, la magistratura ha fatto di tutto per ribaltare la situazione per via giudiziaria. Mi si può obiettare che anche con il governo Prodi vi siano stati dei problemi con la magistratura, salvo andare a vedere che questi si sono risolti all'interno del sistema giudiziario stesso. Ora se, come dice Violante, la magistratura non riesce ad auto regolamentarsi (quando al governo c'è Berlusconi, dico io), anzi molti dei suoi esponenti, impiegano fior di risorse per costruire accuse assurde, come si fa a dire che i due schieramenti sono entrambe ideologici alla medesima maniera. Lo scontro è alimentato e cercato da una delle due istituzioni, l'altra è assai ben più sprovveduta, ha il merito di rappresentare il popolo e quel che cerca di fare, bene o male, è di difendersi. Capisco il pericolo di provvedimenti che possano poi nuocere al bene comune e ammetto in tutta franchezza che ignoro se la riforma proposta sia buona o cattiva, so solo che già una riforma era stata bollata come una porcata, per poi rivelarsi tutt'altro. Lodovico Forno