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GIUSTIZIA/ Il processo breve è incostituzionale, Berlusconi ascolti Casini e Violante

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Così come la previsione di una “durata breve” solo per gli imputati incensurati (cioè privi di precedenti condanne penali) crea non solo disparità, ma anche paradossi. Immaginiamo due imputati dello stesso reato, tratti a giudizio in concorso tra loro nello stesso processo: uno con un precedente penale per un delitto fiscale o magari una resistenza a pubblico ufficiale commessa da ragazzo allo stadio (pena lieve e sospesa, ovviamente); il complice (che lo aveva istigato al delitto) incensurato. Allo scoccare del secondo anno di processo, il complice istigatore saluta il compagno recidivo e si sfila dal processo, che prosegue invece a carico del primo indefinitamente. Salvo che, ma il testo del ddl su questo non prende posizione lasciando all’interprete di colmare una grave lacuna, l’estinzione del processo travolga tutte le posizioni, così creando ulteriori ingiustizie.

E ancora: giustamente l’estinzione del processo per irragionevole durata non si applica a tutti i delitti puniti con pena uguale o superiore a dieci anni e ad una serie di reati giudicati comunque particolarmente gravi, socialmente allarmanti o riprovevoli. Ma tra questi ultimi, vi sono anche tutte le contravvenzioni alla disciplina dell’immigrazione clandestina, tra le quali vi sono ipotesi francamente di modestissima gravità. Il risultato? Il complesso processo a carico di un grande riciclatore, corruttore o falsificatore di bilanci deve durare meno di due anni; quello a carico dell’immigrato irregolare o di chi ha fornito alloggio a un solo lavoratore, magari onesto ma clandestino, non ha confini di durata.

È inutile, allora, chiamare in causa una presunta urgenza nel provvedere sulla durata dei processi che ci deriverebbe da sollecitazioni “europee”, quando piuttosto occorre affermare a chiare lettere che il problema del riequilibrio del rapporto tra politica e giustizia, anche con riguardo ai processi del solo presidente del Consiglio, deve essere risolto velocemente e con altri strumenti più adeguati al fine, senza creare ulteriori danni al sistema penale già al collasso.

Non mancano molte ed autorevoli proposte in merito, ma tra queste si distingue “la via del legittimo impedimento del premier” durante tutto il mandato, suggerita dall’On. Casini o quella di un’immunità parlamentare affidata – nel suo ultimo giudizio – alla Consulta, prospettata dall’on. Violante. Senza entrare nel merito di proposte che spetta alla politica adottare, si può almeno apprezzare lo sforzo di dire basta alle ipocrisie.

 

(Saverio Mancini) 



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