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GIUSTIZIA/ Il processo breve è incostituzionale, Berlusconi ascolti Casini e Violante

Il cosiddetto ddl sul processo breve in discussione al Senato, come spiega SAVERIO MANCINI, è pieno di contraddizioni e di irrazionalità, che si traducono potenzialmente in seri profili di illegittimità costituzionale

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Il processo penale, non meno di quello civile, è affetto da una grave malattia che si chiama irragionevole durata, ormai lo sanno tutti; ma oggi il nostro malato ha una ragione in più per disperare: non deve guarire con la cura delle necessarie riforme, ma… per decreto. E deve anche sapere bene che, se non guarirà in tempo, verrà soppresso, cioè estinto.

Senza modificare una sola regola del codice di procedura penale e senza prevedere alcun intervento strutturale sulla giustizia, il cosiddetto ddl sul processo breve, in discussione al Senato, ha creato dal nulla l’istituto dell’estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole.

Il testo è complessivamente gravido di contraddizioni e di irrazionalità, che si traducono potenzialmente in seri profili di illegittimità costituzionale, soprattutto per violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, come molti commentatori hanno già evidenziato anche su queste pagine.

In parole semplici, è stato previsto il termine rigoroso di due anni, entro il quale ciascuno dei tre gradi di giudizio deve concludersi, pena l’estinzione, cioè la fine del processo e sostanzialmente il proscioglimento dell’imputato, colpevole o innocente che sia. Naturalmente, per i reati più gravi o che destano allarme sociale, vi sono una serie di esclusioni dalla regola draconiana, le quali, lungi dal razionalizzare il sistema, introducono ulteriori profili di ingiustificata disuguaglianza.

La previsione di un termine uguale per ciascuno dei tre gradi di giudizio, senza nemmeno la possibilità di “recuperare” il tempo perduto in una diversa fase, non tiene minimamente conto della realtà – anche fisiologica – del processo penale, la cui durata in primo grado (quando avviene la vera e propria raccolta delle prove nel contraddittorio delle parti) è sempre necessariamente superiore a quella in grado di appello e in cassazione.

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