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Gente che non sta al guinzaglio

Pubblicazione:venerdì 6 novembre 2009

asiloR375_05nov09.jpg (Foto)

Nell’ottica statalista sopra citata, qualunque forma di organizzazione sociale, qualunque movimento, qualunque realtà organizzata deve essere vista con sospetto. Dovrebbero esistere solo l’individuo e lo Stato, e il rapporto tra i due dovrebbe essere mediato solo da qualche padrone del vapore mediatico e da qualche intellettuale illuminato che, come demiurghi tra la terra e il cielo, indicano ai cittadini, ridotti a burattini, quali sono i comportamenti virtuosi da tenere.

 

Allo stesso modo è vista come una minaccia l’iniziativa di qualche lungimirante e purtroppo ancora isolata amministrazione che, per evitare che i servizi siano erogati da un welfare state inefficiente, inefficace e costoso, e ispirandosi a interventi tipici della sinistra europea di tipo blairista, cerca di rendere le persone e le realtà sociali protagoniste del welfare; e in quest’ottica, attraverso sistemi di voucher, fa sì che i cittadini scelgano gli erogatori di servizi più capaci di rispondere ai loro bisogni tra quelli accreditati in base alla loro qualità.

 

Questo sistema, che attua una reale democrazia, evidentemente ridà potere reale ai cittadini e impedisce altresì che i politici di turno possano favorire in modo clientelare alcune realtà a loro più vicine, al di là della loro qualità. Dovrebbe essere, questo, un sistema che trova il plauso di intellettuali, politici e operatori dei media che amano davvero il bene comune.

 

Invece, contro il parere favorevole del popolo (vedi enorme consenso al cinque per mille: nel 2007 lo hanno devoluto 15.618.714 italiani) c’è chi, ideologico o disonesto, considera troppo pericoloso che esista gente che non sta al guinzaglio e per questo, senza alcuna  correttezza e verifica reale dei fatti, diffonde notizie scandalistiche.



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COMMENTI
11/11/2009 - Stato e guinzaglio (Fabiana Cestari)

Non so se, per quanto sto per scrivere, il Dott.Vittadini mi considererà una statalista al guinzaglio, ma io penso questo. Provengo da una famiglia operaia, che mi ha insegnato ad aiutare chi è meno fortunato di me. Mi hanno insegnato che le risorse pubbliche vanno distribuite proporzionalmente al bisogno di ciascuno, indipendentemente dall’appartenenza politica, religiosa, o da qualsivoglia classificazione, che esuli dal reale bisogno di sussistenza. Ora, se uno Stato ha così tanto bisogno di Opere Sussidiarie, laiche o confessionali che siano significa, secondo me, che le risorse pubbliche sono troppo povere per rispondere alle esigenze di tutti, e mi riferisco ad esigenze che vadano persino al di là dei livelli minimi di assistenza, cui accenna il Dott.Vittadini. Quindi mi chiedo, anziché parlare di statalismo, solitamente con una connotazione negativa, perché non invitiamo tutti i cittadini (e qui mi rivolgo sia al Dott.Vittadini, che a tutti gli operatori del sociale, sia pubblico, che privato, dotati di una maggiore visibilità della mia, di modesta cittadina qualunque) a dare il loro contributo affinché le risorse pubbliche a disposizione dei bisognosi, ma non solo, diventino sempre più grandi? Come? Con il mezzo principale che abbiamo tutti a disposizione: pagando le tasse.