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SCENARIO/ Così Napolitano ha impedito una nuova Tangentopoli

Pubblicazione:martedì 1 dicembre 2009

Napolitano2_R375.jpg (Foto)

 

 

Non credo che la magistratura sfiderà il Presidente della Repubblica, che ha chiesto di non destabilizzare il paese. Il rischio di procedimenti da giustizia-spettacolo secondo me è scongiurato. Le voci che circolavano freneticamente riguardo ad avvisi di garanzia e accuse di mafia e stragismo per Berlusconi sono a questo punto poco plausibili. Ovvio che se saltassero fuori prove incontrovertibili sarebbero letali.

Nei giorni scorsi, quando la tensione era ai suoi massimi livelli si è sentito parlare addirittura di una possibile “guerra civile”. Secondo la tesi di Ostellino di ieri sarebbe invece in corso una “guerra tra capitalismi”che va oltre la politica. Lei cosa ne pensa?

È il momento di fare molta attenzione alle parole che si usano. In un paese che ha vissuto il fenomeno del terrorismo non si dovrebbe parlare di “guerra civile”. Oggi abbiamo un patrimonio da difendere, una politica più forte rispetto agli anni Novanta, anche grazie allo stesso Berlusconi. Il bipolarismo che abbiamo costruito negli anni ha parecchi difetti, ma è bene non buttarlo via prima di avere qualcosa di meglio.
Per quanto riguarda la tesi di Ostellino eviterei gli schematismi. È chiaro che quando c’è uno scontro politico forte, come quello che è in corso in Italia, anche gli interessi economici si muovono. Politica e economia non vivono in compartimenti stagni. Detto questo, non leggerei tutto in chiave economica perché il cuore del problema è politico.

Cosa intende?

Bisogna ragionare serenamente sui difetti di questo bipolarismo, domandarsi perché alcune forze (la Lega nel centrodestra e l’Idv nel centrosinistra) sono in grado di condizionarlo e capire come mai una maggioranza ampia come quella attuale non sia in grado di sprigionare una capacità riformatrice adeguata alle esigenze del Paese.

A questo proposito, lo stesso richiamo del Presidente della Repubblica a una maggiore responsabilità era rivolto anche alle forze politiche, non solo ai giudici. La politica ha risposto positivamente all’appello?


Qualche segnale positivo c’è stato, vedo ad esempio una maggiore responsabilità nelle dichiarazioni dell’opposizione.

È allora impensabile una riforma condivisa proprio sul tema della giustizia e la fine della guerra aperta tra blocchi contrapposti?

 

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COMMENTI
02/12/2009 - fini (mario rossi)

Fini può sbraitare quando e come vuole, puo farsi dettare un libro come quello appena uscito, ma non ha dietro a sè un popolo. non ha nessuno. Almeno un tempo, quando ancora si ricordava la lezione di Almirante, qualcosa di buono diceva. Ora che la "Memoria" vacilla ha bisogno dei suggeritori,vedi Mieli, ma di suo non ha nulla e quel poco che possiede non fa parte del DNA del POPOLO DELLE LIBERTA'.Meglio molto meglio se toglie il DISTURBO. Mario Rossi CESENA