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PIAZZA FONTANA/ Quarant’anni di teoremi che hanno bloccato l’Italia

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E legata alla sorte di Pinelli, fu quella del giovane commissario Luigi Calabresi, accusato dalla sinistra di essere il killer dell'anarchico. In una sorta di giustizialismo sommario ante litteram, Calabresi fu demonizzato, massacrato dalla stampa di sinistra e non solo, indicato da 800 intellettuali italiani come un “boia” o il “commissario finestra”. Alla fine fu ucciso da due estremisti della sinistra extraparlamentare con alcune rivoltellate alle spalle.

Di quella “intelligentzia all'ammasso” italiana, solo una persona, l'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, si scusò e quasi si vergognò di aver firmato quel documento che quasi avallava una “condanna a morte”.

Ma il sapore pungente delle mandorle amare, della “gelatinite” usata per confezionare l'ordigno di piazza Fontana, i miasmi mefitici della strage impunita erano destinati a infettare per anni la vita politica italiana. Nel clima di “sinistra culturale trionfante” e di “fantasia al potere”, quella strage divenne, per scelta ideologica, una “strage di Stato” che poteva giustificare il terrorismo e una guerra civile. È da quel momento che la sinistra alternativa parlò di “perdita dell'innocenza” e quindi trovò l'alibi di attaccare il “cuore dello Stato”, favorendo di fatto il nascere e il crescere di un terrorismo crudele con un supporto imponente di simpatizzanti.

Bastava guardare al contesto del biennio 1968-1969, con una violenza mai conosciuta prima nelle strade di Milano e nelle università italiane, con i consigli di fabbrica che spesso straparlavano e spesso minacciavano, supportati da sindacalisti che erano i falsi eredi persino di sindacalisti della Cgil come Di Vittorio e Novella, per comprendere che la situazione stava scappando di mano. Per tutto il 1969 ci furono attentai di varia matrice. Le fazioni ideologiche si scontravano in una sorta di perenne guerriglia urbana. Ma in quel fanatismo ideologico e irrazionale ci fu, anche, soprattutto nella sinistra tradizionale, chi contestò il rapporto del prefetto di Milano, Libero Mazza, che fotografava con precisione la “geografia dell'estremismo di destra e di sinistra”.

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