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giovedì 18 marzo 2010 S. Cirillo di Gerusalemme - Ultimo agg.: 18/03/2010 02:00
 
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SCENARIO/ Barcellona: la rivoluzione che serve per cambiare il paese

giovedì 17 dicembre 2009

 

 

«La nostra società è precipitata in una forma di narcisismo primario. Narciso è solo capace di guardarsi allo specchio. Non conosce altro che pulsioni, che scarica nell’immediatezza, non ha né passioni né desideri. Domina una violenza grettamente personalistica, atomizzata». Pietro Barcellona, filosofo del diritto, membro laico del Csm al tempo del sequestro Moro e dell’omicidio Bachelet, parla con ilsussidiario.net del conflitto politico esasperato che, nonostante i richiami di Napolitano, divide la politica del paese.

 

L’aggressione a Berlusconi da parte dello squilibrato Massimo Tartaglia è un alibi o un’aggravante per il clima d’odio che c’è nel nostro sistema politico?

 

È un gesto isolato, ma come sempre accade non lo si può mettere fuori dal contesto. Perché anche le manifestazioni di patologia mentale assumono i contenuti dell’epoca. L’equilibrio mentale si sposa sempre con gli elementi che vengono forniti dall’ambiente. E l’ambiente è pessimo.

 

Chi ha le maggiori responsabilità? La classe politica, i mezzi di informazione? Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha fatto nomi e cognomi.

 

C’è un tasso di violenza diffusa in grado certamente maggiore rispetto al passato. Basta pensare ai giovani. Siamo in una società che ha perso il senso del limite e della moralità. Domina una violenza grettamente personalistica, atomizzata, e la classe politica è la punta emergente di questa violenza e aggressività diffusa. Ci sono dimensioni collettive dello stato d’animo, e quello attuale degli italiani è depresso e paranoico. Ognuno cerca un nemico cui addossare le colpe dei propri insuccessi e delle proprie frustrazioni.

 

Da chi viene il pericolo maggiore?

 

Da Di Pietro e da Bossi: due personaggi che sono agenti di inimicizia totale e collettiva. Di Pietro è l’elemento più velenoso nella vita politica italiana per il modo con cui tende a presentare il male, in modo assoluto, identificandolo con una persona. La conseguenza logica della sua non-politica è che un avversario non può più essere solo trattabile con le parole, in sede di scontro anche aspro, ma va messo fuori campo, eliminato. Di Pietro sarebbe bene isolarlo.

 

Andrebbe detto a Bersani.

 

Sì, e purtroppo questo è per me un grande dramma. Bersani dovrebbe farlo, anche a costo di consumare uno strappo nel suo partito. Dopodiché dovrebbe aprire un dibattito in Parlamento in cui si rimettono insieme le persone di buona volontà per fare le riforme indispensabili. Naturalmente dopo che Berlusconi si è dimesso.

 

Una provocazione?

 

CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO

 

 




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COMMENTI
28/12/2009 - Sofismi (Lindo Caprino)

Secondo me nell'articolo il Sig. Amato ha voluto solo dimostrare che la Cort d'appello di Milano non aveva necessità di tante disqusizioni e ragionamenti in materia per lei estranea; doveva solo argomentare che era un fatto inoppugnabile che nessuno sapesse qual'era IN QUEL MOMENTO il pensiero dell'interessata sulla sua vita. Solo questo doveva dire e null'altro.

 
17/12/2009 - Non sono d'accordo (Alessandro Caroli)

Limitatamente al discorso relativo a Bossi, che è il leader del partito politico in cui mi trovo. Verissimo che il punto di partenza era la secessione, ma nasceva da una situazione italica di per sé naturalmente frammentaria. La presunzione tutta cavouriana di "fare gli italiani" è rimasta lettera morta. Questo perché le città, le regioni, le zone sono estremamente affezionate alle loro peculiarità. Che sono le qualità ed i difetti che hanno fatto grande l'Italia nella storia. Non vedrei la secessione come un male assoluto: un'Italia "Stati Uniti d'Italia" non sarebbe un male peggiore di eventuali "Stati Uniti d'Europa" (se ci fossero, invece dell'accozzaglia attuale, chiamata unione europea).

 
17/12/2009 - ma dov'è la sinistra? (arnando ermini)

Apprezzo molto Pietro Barcellona e le sue idee. "Il furto dell'anima", ad esempio, è un libro eccellente, come le sue opinioni sui temi così detti eticamente sensibili espresse anche in occasione dei referendum sulla legge 40. Magari se a sinistra ci fossero altri come lui. Perchè uno dei problemi è proprio questo. Barcellona è un eretico rispetto alla sua parte politica di riferimento, che va in tutt'altra direzione e lo dimostra in ogni occasione utile. Anche, con qualche lodevole eccezione, in occasione di questo evento. Se la sinistra in genere non smette di considerarsi moralmente superiore, se non smette di credersi dalla parte della verità e della storia bollando chi la pensa diversamente come oscurantistareazionario nemico del popolo e del progresso nonchè criptofascista, temo che non faremo nessun passo in avanti nella direzione da lui auspicata.

 
17/12/2009 - Risposta al Dott. Barcellona (Gianluigi Lonardi)

Secondo me il Dott. Pietro Barcellona commette un errore quando identifica Bossi come agente di inimicizia, anzi io penso che questo ruolo si addica meglio al P.C.I. e ai suoi epigoni. Secondo me un'altro di questi agenti di inimicizia è il sud inefficiente e parassita che necessita di un prelievo continuo di ricchezza dai lavoratori del nord a qualsiasi etnia appartengano o da qualsiasi parte provengano. L'onorevole Bossi sta semplicemente tentando di far si che i soldi siano di chi li produce e non dello stato sprecone. Anzi vanno spesi a vantaggio di quelli che le tasse le pagano.

 
17/12/2009 - Scenario (daniele maccioni)

Devo constatare che è una intervista molto interessante, che alla fine, nonostante tutto, ci fa anche ben sperare. L'unica cosa che non condivido è il fatto che Berlusconi si dovrebbe dimettere. L'uomo che ha preso i maggiori consensi si dovrebbe dimettere per sperare che gli altri così facciano le riforme? Mi sembra che una ipotesi del genere porterebbe esattamente al contrario e darebbe fiato ai tanti doppiogiochisti del nostro parlamento sempre pronti a salire e scendere dal carro del vincitore per pura convenienza. Berlusconi sarà pure un politico atipico ed a volte anche eccessivo, ma comunque lui ci mette sempre la sua faccia, in prima persona, senza nascondersi dietro falsi ideali.