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SOCIETA'/ L’istigazione al tirannicidio, la "moda" giacobina che in Italia sembra non finire

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Si tratta del Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dott. Antonio Ingroia.

Il 7 novembre scorso, a Napoli, nel corso della tavola rotonda sul tema «Questione morale e istituzioni, etica e poteri: quale Italia in Europa?» il dott. Ingroia, riprendendo le parole dell’ex collega Di Pietro, così si esprimeva: «Siamo alla soluzione finale, alla demolizione sistematica non soltanto dello Stato di diritto, ma dello Stato». E dopo aver parlato di «democrazia malata», di «baratro per lo stato di diritto», dell’attuale «uso della menzogna tipico dei regimi», rivolgeva l’appello a tutti gli uomini di buona volontà: «Non è più il tempo della neutralità ma tempo di schierarsi dalla parte della verità e della giustizia; non si può fare la lotta alla mafia soltanto con le forze della magistratura, bisogna dare maggiore spazio alla società civile».

Due giorni prima, il 5 novembre, a Roma presso il residence di Ripetta, davanti allo stato maggiore di Magistratura Democratica, a due membri del Csm ed al Prof. Stefano Rodotà, lo stesso Ingroia aveva esordito tuonando: «Noi abbiamo davanti una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato (…). Lo Stato e la politica sono stati oggetto prima di un assedio, poi di un assalto, di interessi privati e quindi oggi lo Stato è occupato da interessi privati, che non fanno politica, ma realizzano soltanto i propri interessi».

Non si era risparmiato neppure per le berlusconiane riforme istituzionali: «I colpi subiti dallo stato di diritto con l’accentramento del potere dell’esecutivo non sono solo finalizzati a costruire uno Stato secondo un modello diverso da quello istituzionale costruito dalla Corte Costituzionale. Si tratta semplicemente di una scelta nella quale un nucleo di interessi personali e privati ha individuato il potere esecutivo come quello che gli consente di fare meglio i propri interessi. E secondo questi interessi ha modellato un nuovo modello di Stato e un nuovo modello istituzionale».

Poi, l’affondo apocalittico: «Siamo in piena emergenza democratica perché l’attacco contro gli ultimi presidi rimasti in piedi, la magistratura e la libera informazione, fa pensare ad una sorta di soluzione finale».

Da qui l’appello al popolo: «Dobbiamo riuscire a ristabilire un contatto con la parte migliore della società e dell’opinione pubblica. L’opinione pubblica non c’è più, perché parte di questo disegno è distruggere l’opinione pubblica, trasformandola in soggetti sui quali viene riversato il pensiero unico, la verità unica. Il dispregio dell’opinione altrui, dei fatti: trasformare tutti i fatti in opinioni, in modo che tutto sia opinabile e nulla sia vero».

 

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