Politica
martedì 22 dicembre 2009
La Cina non si occupa delle elezioni in Italia, trascura i cambi di maggioranza, non comprende e ignora le lotte tra governo e opposizione. Sì, si è meravigliata, come faccenda esotica e pittoresca, della immondizia di Napoli. Si fece torva e sdegnata quando il presidente del Consiglio, Berlusconi, disse che i comunisti cinesi usavano i bambini come concime, ma poi pensò di soprassedere. Erano puerilità, decise, e come tali vennero trattate. Strabuzzò infine gli occhi per il terremoto di L’Aquila e il pronto intervento, ma lì finì. Lunedì 14 dicembre invece, per la prima volta, la televisione centrale ha dedicato un approfondimento all’Italia, chiamandovi addirittura un corrispondente italiano a Pechino, mentre internet e giornali sono esplosi di commenti e notizie. La Cina è incredula e attentissima sulla vicenda della statuetta scagliata in faccia a Berlusconi a Milano.
In primo luogo c’è una questione generale che viene ricordata e che inquieta. La democrazia, il sistema che dovrebbe risolvere pacificamente i conflitti politici interni, in realtà non elimina la violenza dal confronto di poteri, anche se la violenza certo è l’eccezione e non la regola. La statuetta contro Berlusconi ricorda l’attentato contro Reagan o quelli contro altri presidenti e capi governo sparsi per il mondo. Questo comunque è un tratto comune di tutti i sistemi liberali, dove l’attentato del singolo o la complicata cospirazione non possono essere esclusi, anche se sono casi probabilmente inferiori a quelli che si registrano in sistemi autoritari.
Alle spalle però della vicenda italiana c’è un altro elemento che interessa la Cina: l’esasperazione e la violenza del dibattito politico nazionale. Questo ha toni drammatici, quasi da rivoluzione, o da anticipo di un confronto da guerra civile. È parte della natura esagerata, da opera lirica, del carattere italiano? O è vera tensione politica? La Cina non sa decidere, e forse l’Italia stessa non lo sa. Pechino sa che se l’Italia, terza, quarta economia d’Europa, entrasse in crisi, il vecchio continente e l’Unione europea rischierebbero l’implosione, o peggio, l’esplosione.
L’Italia si affanna nella rincorsa delle colpe. È stato Berlusconi, dice l’opposizione, a personalizzare la politica, ad abbassare il livello dello scontro, il livello della cultura, a concentrare e accumulare i poteri corrompendo ogni cosa e pestando l’anima del sistema democratico: la divisione dei poteri. È stata l’opposizione, dicono i berlusconiani, a usare la giustizia come un randello per rovesciare il responso delle urne, a concentrare gli attacchi sul premier per mascherare la propria pochezza di programmi e di politiche.
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a)le elezioni del 1948 sono state vinte dal blocco anti-socialcomunista per ragioni interne al popolo italiano e non certo per Ialta. Questi accordi (peraltro solamente supposti ma mai documentati )hanno impedito al fronte socialcomunista di prendere il potere per via rivoluzionaria ed hanno fermato i focolai di violenza,come quello del triangolo emiliano-romagnolo . b) il '68 italiano si è nutrito della ideologia di Marcuse e solo strumentalmente il P.C.I. lo ha appoggiato in un primo momento. Poi si è schierato contro il terrorismo delle B.R.,perchè aspirava ad impdronirsi di un Paese non in balia della anarchia sessantottina o della "malattia infantile" dei rivoluzionari ( Lenin ); c) Napolitano ha decisamente escluso una fine anticipata della legislatura;inoltre a Berlusconi è stata lanciata una ciambella di salvataggio "dai processi" dalla U.D.C. e da D'Alema. Cosa che gli consentirà di realizzare il programma a lui consegnato dagli elettori. Unica incognita,ma debole, è la linea di Gianfranco Fini. Tralascio altri svarioni. Naturalmente un attentato che faccia morire Berlusconi è sempre possibile,ma non si può impostare un giudizio politico su tale eventualità,sempre in agguato in ogni regime.
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