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IL CASO/ Mario Mauro: il mio incontro con Tartaglia in carcere

In carcere di San Vittore, Massimo Tartaglia - autore dell'aggressione al presidente del Consiglio Berlusconi - si è detto dispiaciuto

Berlusconiospedale2_R375.jpg (Foto)

Come spesso mi accade, lo scorso fine settimana ho fatto visita ai detenuti del carcere milanese di San Vittore. Tra questi c’era anche Massimo Tartaglia, l’uomo che il 13 dicembre ha aggredito il Presidente del Consiglio Berlusconi. Nessun cenno all’aggressione, a quei momenti concitati e lunghissimi in cui chi, come me, era in piazza Duomo, ha temuto un epilogo decisamente peggiore.

Tartaglia si è detto dispiaciuto. Mi ha detto che da ora in avanti vuole vivere senza guardare la televisione. Credo che questa non sia affatto una frase senza senso balzata alla mente di uno scriteriato attentatore. Credo invece che siano parole che devono far riflettere tutti quanti in Italia. Tutti dobbiamo sentirci chiamati in causa. Tartaglia si è accorto che la verità non è quella che appare, si è sentito tradito da qualcosa che gli sembrava tanto vero quanto terribilmente ingiusto.

Ora, dal carcere, comincia a pensare che forse il concetto di verità è qualcosa di più profondo e che nessun uomo può pretendere di possedere o, peggio, di insegnare al prossimo, oppure peggio ancora, di propagandare: vendendo, attraverso i mezzi di comunicazione a un paese intero una presunta verità che altro non è che ideologia. Per di più dicendo che quegli stessi mezzi di comunicazione sono inquinati dal padre padrone che ha in pugno quel paese.

Trovo in questo senso illuminante la frase di Sant’Agostino contenuta ne “La città di Dio” nella quale dice “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere, ma da una maggiore sicurezza nell'impunità”.

 

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COMMENTI
23/12/2009 - detestare Berlusconi? (celestino ferraro)

Già questo detestare mi sembra un'enormità. Perché poi? Se è la democrazia quella vagheggiata dai sinistri, di che si dolgono quando la democrazia sceglie uno e non l'altro? Ad essere ipocriti è facile, si nasconde la verità e si spaccia per ideale ciò che ci tradisce ipocritamente. Ma quando la verità è quella palpabile, non è più ipocrisia quella che si evidenzia, ma fessaggine. Insistendo con l'ipocrisia mai avremo una democrazia legittima e le minoranze educate all'ipocrisia resteranno malamente deluse. Ma non è bene che sia così, è necessario che la democrazia completi il suo iter e dia a ciscuno i meriti che il consenso può concedere a chi se lo merita. Senza odiare Berlusconi o Pinco Pallino che sia.

 
23/12/2009 - I politici, le ideologie, il coraggio e l'esempio (PAOLA CORRADI)

Colgo l'occasione per alcune riflessioni, innanzitutto ringraziamo il Sussidiario perchè ha il coraggio di proporre le informazioni con una visuale diversa, più profonda e meno ideologica, secondo l'On. Mario Mauro perchè ha avuto il coraggio di andare a verificare di persona "come stanno le cose" incontrando quelli che fanno la storia e cercando di capire cosa li ha mossi. Cosa chiediamo ai politici? Chiediamo a loro di essere giusti? Oppure di mettere in gioco la loro umanità? Ieri una signora mi ha raccontato che De Gasperi per andare agli incontri Europei con gli altri Statisti, si era addirittura fatto prestare il cappotto perchè non ne disponeva uno adeguato. Quanti di noi invece si sarebbero fermati adducendo mille pretesti? Invece lui fu capace di tradurre in atti concreti e coerenti la fede che professava, mettendo appunto in gioco la sua umanità.

 
23/12/2009 - il caso (daniele maccioni)

C'è da augurarsi che le riflessioni fatte da Tartaglia siano veramente vere e profonde, e che non sia l'unica persona di quella parte a rendersi conto di come sia facile mistificare la verità per poi armare la mano di altri. Quello che mi dispiace è che una notizia del genere avrebbe dovuto essere sulla prima pagina di tutti i giornali. Onore al merito a il Sussidiario.