BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Bertinotti: non spetta ai magistrati cambiare il Paese

Pubblicazione:giovedì 3 dicembre 2009

Bertinotti_R375.jpg (Foto)

 

 

È giunto il momento di fare un bilancio. Come mai la revisione della Costituzione perseguita da 20 anni è sempre fallita? Se siamo in uno stato che tutti denunciamo come inaccettabile non sarà fallita la Seconda Repubblica? E se, come io penso, è davvero fallita da dove ricominciamo? La bozza Violante era, ed è ancora adesso, un terreno interessante di discussione, alla condizione che non si creda che il Paese possa uscire da questa situazione con un’operazione di riorganizzazione istituzionale. Senza una grande politica, senza una visione di società, non si risolve il rapporto politica-giustizia, che è malato fin dalla nascita della Repubblica.

Quali sono le cause di questo squilibrio tra poteri?

Dopo un lungo ciclo nel quale la magistratura è stata sostanzialmente succube dell’esecutivo, tanto che: i mafiosi non venivano condannati, i criminali non finivano in galera e, ad esempio, la Montedison poteva distillare omicidi bianchi per uso reiterato del Pvc… la magistratura ha acquistato un certo protagonismo. Alcuni suoi strati sono stati attraversati dall’autoattribuzione di un compito di risanamento del Paese, che invece toccava alla politica. Questo è avvenuto durante la crisi della politica, Tangentopoli, e poggiava su un elemento forte, la corruzione e l’illegalità a livelli impressionanti.

Come si esce da questa situazione?

Bisognerebbe in qualche modo ritrovare uno spirito costituente e ripartire dalle proposte di buon senso, come quelle un garantista come Giuliano Pisapia. La situazione però mi sembra più complesso per i problemi irrisolti del Presidente del Consiglio (come il conflitto di interessi) che sta portando il paese verso una democrazia autoritaria. Se si continua così il terreno diverrà ancora più torbido e diventa difficile discernere il grano dal loglio.

(Carlo Melato)
 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.