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SCENARIO/ Bertinotti: non spetta ai magistrati cambiare il Paese

Pubblicazione:giovedì 3 dicembre 2009

Bertinotti_R375.jpg (Foto)

Per la prima volta dal 2004 i disoccupati in Italia superano la soglia dei 2 milioni. Questo l'ultimo dato di una crisi economica che da tempo viene analizzata e spiegata da molti commentatori. Abbiamo chiesto il proprio punto di vista sulla crisi dell'economia e della sinistra in Europa a Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera.

Presidente, in un’intervista a ilsussidiario.net, Violante sottolineava le difficoltà della sinistra e il suo spiazzamento davanti alla crisi economica. Cosa ne pensa?

La sinistra non solo si è ritrovata spiazzata, si è rivelata addirittura inesistente. Non parlo indifferenziatamente di sinistra, ma della drammatica crisi della sinistra in Europa. Nel mondo la situazione è diversa, in America Latina assistiamo al successo di grandi leader, lo stesso accade in parte dell’Asia, e anche l’esperienza di Obama, senza poterla catalogare precisamente come “di sinistra” secondo il lessico europeo, è da guardare con grande interesse. Detto questo, la crisi avrebbe dovuto restituire la parola alla sinistra perché la sua natura è sistemica e strutturale. È la crisi di un certo tipo di capitalismo, quello finanziario globalizzato che ha realizzato la sua ascesa nell’ultimo quarto di secolo.

Quali sono però le ragioni di questo spiazzamento?

Il combinato disposto della rivoluzione capitalistica restauratrice (la globalizzazione è stata infatti una grande innovazione e una grande restaurazione) e il crollo dei regimi dell’est (un riferimento, seppur criticamente vissuto, per tanta parte del mondo) ha determinato uno spiazzamento totale della sinistra.
I governi, succedutisi nella linea della Terza Via, hanno fallito anche perché hanno assunto essenzialmente una lettura della globalizzazione sintonica con quella liberale. D’altra parte abbiamo assistito alla sconfitta della sinistra radicale. Per queste ragioni ripeto spesso che avevamo due sinistre, non ne abbiamo nessuna e bisogna ricostruirne una.

Come?

La sinistra non ha saputo dare delle risposte perché ha abbandonato il proprio armamentario: l’intervento pubblico in economia, la spesa pubblica in disavanzo, la politiche di indirizzo. Mancano le fondamenta e bisogna ricostruirle.

Lei ha parlato di una crisi sistemica del capitalismo finanziario globalizzato. La crisi del modello capitalistico-finanziario non ha messo però in luce una più profonda crisi antropologica, che ha generato modelli astratti, lontani dall’economia reale?

 

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