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SCENARIO/ 1. Le “riforme condivise”, uno specchietto che non incanta Berlusconi

Il tormentone della politica è ora quello delle cosiddette "riforme condivise". Quali contenuti le animeranno però non è dato sapere. PAOLO DEL DEBBIO analizza il quadro politico, dominato da dichiarazioni di generale consenso e, forse, da qualche equivoco di fondo. VOTA IL SONDAGGIO

Dalema_R375.jpg (Foto)

Ora il tormentone - tra l’altro vecchio - sarà, per un po’, quello delle riforme condivise. Vedremo a cosa porterà: le premesse non sono tra le migliori. Si tratta, come chi legge sa bene, in particolare, delle riforme istituzionali (elezione e poteri del premier, Senato delle regioni, diminuzione del numero dei parlamentari) e della riforma della giustizia della cui necessità e persino inutile ribadire.

Perché condivise? Diciamo così: un po’ potè la statuetta del Duomo di Milano scagliata contro il premier. Di Pietro escluso (e Bindi poi ravveduta) quel gesto e il clima ad esso precedente hanno segnato per molti la necessità di uno spartiacque tra il prima e il dopo. La visita del segretario del Pd a Berlusconi al San Raffaele va in questa direzione. E diciamola tutta: probabilmente va in questa direzione anche la volontà di Bersani (con D’Alema che spinge a favore ed anzi ispira) di fare delle riforme insieme a Berlusconi e di farle per modernizzare il Paese.

Ma tutto il resto del centrosinistra? Di Pietro? Franceschini? Gli ex popolari? La Bindi, sia pure ravveduta? E il centrodestra? Fini cosa pensa sulle riforme? Casini, forse, in questa fase, è quello che è ben disposto, a partire dalla giustizia e, forse, anche su quelle istituzionali.
Comunque sia, in discesa non ci siamo e in pianura c’è poco. La salita domina, come nelle tappe di montagna del Giro d’Italia. C’è chi addirittura suona il campanello dell’ultimo giro. O si fanno ora o non si fanno più. Questo non deve impressionare: succede ogni volta che si paventa l’ipotesi di fare le riforme in Italia.

Ma è proprio così? O condivise o niente? O condivise o non dotate di quel significato “costituente” che avrebbero se fatte insieme sulla scia della Costituzione stessa? Insomma: o condivise o senza valore? Non è assolutamente questo il punto di partenza. Ciò che conta è il contenuto delle riforme. Perché, è anche ovvio ricordarlo, di riformette - sia pure condivise - l’Italia non ha bisogno. Meglio così, almeno ci sarà risparmiato un tempo infinito di discorsi, dibattiti, prese di posizione e cose del genere, generalmente stucchevoli.


COMMENTI
08/01/2010 - il lento gioco politico (elena siboni)

in effetti le riforme sono necessarie, rischiamo veramente di essere l'ultimo Paese (agli occhi di tutti) e uno dei primi che dovrà subirne le conseguenze poi. ma veramente qualcuno vuole davvero 'fare qualcosa'? se si, perchè allora continuare nei 'giochi' di potere che non fanno altro che rallentare un processo di cambiamento che ormai è doveroso. perchè non basta procedere? si perde troppo tempo a guardare il 'peso politico' quando invece si è titolari di un 'peso legale' sufficiente per dar vita ad un cambiamento. Cavaliere non perda più tempo, vada oltre nei giochi, perchè a volte si sa si può anche restarne vittima.

 
01/01/2010 - riforme (daniele maccioni)

Credo che entro il 2010 si debba mettere mano alle riforme, cercando di far capire ai cittadini la vera necessità di esse. Ovviamente sarebbe molto bello poterle fare in maniera condivisa, ma dubito che quando si arriverà alla resa dei conti la sinistra abbia il reale coraggio di portarle avanti, a scapito di una buona parte del suo elettorato che fa dell'antiberlusconismo la sua unica politica. Mi sembra altresì chiaro che non si può continuare ad avere sotto scacco il presidente del consiglio ed il suo governo, e che quindi debba essere trovata una soluzione definitiva a questo problema.