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WELFARE/ Lombardia, al via da lunedì il “Buono Famiglia”

Pubblicazione:venerdì 13 febbraio 2009

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Da lunedì prossimo 16 febbraio e fino a venerdì 13 marzo alle Asl della Lombardia potranno essere presentate le domande per l’ottenimento del “Buono Famiglia”. Si entra così nella fase operativa di un provvedimento straordinario istituito dalla Regione Lombardia per aiutare le famiglie ad affrontare una situazione economica che si prospetta più difficile di quelle degli anni passati.

Affiancandosi alle altre misure regionali sulla crisi (in particolare quelle a sostegno delle piccole e medie imprese), il Bonus si riferisce specificatamente ai nuclei familiari a basso reddito con almeno tre figli minorenni e consiste in un contributo di 1500 euro che verrà corrisposto in tre tranches. Spetta dunque alle Asl la raccolta delle domande, la verifica della loro ammissibilità, la predisposizione delle graduatorie degli aventi diritto in base al reddito, l'erogazione dei contributi e la verifica della veridicità dei dati che i richiedenti hanno fornito. L'Asl ha anche il compito di fornire informazioni, di comunicare alle famiglie l'assegnazione del contributo e di disporre per il bonifico o per l'invio del vaglia postale. 

Secondo l’Assessore alla Famiglia e solidarietà sociale, Giulio Boscagli, saranno circa 15 mila le famiglie interessate: «Si tratta di nuclei dal reddito medio basso - spiega - che devono proseguire senza incertezze il compito di accudire i figli, accogliere gli anziani, assistere i disabili». Dunque il nuovo bonus regionale, che si aggiunge ad analoghi interventi messi in campo dal Governo in queste settimane, interviene sulle famiglie più bisognose, sostenendo in particolare quelle più numerose. Una decisione figlia della scarsità di risorse disponibili (la misura utilizzerà complessivamente 20 milioni di euro), ma anche di una strategia che vede la Regione impegnata anche su altri fronti.

«Per le famiglie di ceto medio - spiega ancora l’Assessore Boscagli - esiste da tempo una politica regionale che incide positivamente sull’assistenza e sull’educazione. Il bonus si occupa della fascia più a rischio nell’attuale contesto economico. Potrà essere richiesto infatti dalle famiglie con almeno tre figli (compresi quelli in affido) minorenni, uno dei quali deve avere meno di sei anni. Abbiamo voluto includere la fascia di età 0-6 anni perché è quella nella quale l’onere della cura è più elevato e per la quale invece non sono previsti altri sostegni».

Per poter essere ammessi alla misura è necessario avere un ISR (Indicatore della Situazione Reddituale), riferito ai redditi percepiti da tutti i componenti della famiglia nel 2007, non superiore a 10 mila euro. Al calcolo dell'ISR concorrono il numero dei componenti della famiglia, il reddito complessivo (eventualmente ridotto del canone annuale di locazione dell'abitazione di residenza) e altre caratteristiche strutturali (famiglie unigenitoriali e con due genitori lavoratori; presenza di persone con handicap o invalidità). Una scelta che viene così motivata da Boscagli: «L’utilizzo dell’ISR, preferita al più utilizzato (e discusso) ISEE (Indicatore di Situazione Economica Equivalente), permette di valorizzare elementi qualitativi particolarmente interessanti ai fini di una equa ripartizione dello stanziamento complessivo di 20 milioni di euro previsto dalla Giunta regionale per questo provvedimento. Uno stanziamento che riteniamo “iniziale”: se si ripresentasse la necessità si cercherà di ricavare dal bilancio regionale ulteriori disponibilità».

Anche per questo motivo il bonus ha un carattere sperimentale e verrà sottoposto ad una valutazione rispetto all’applicazione dei nuovi criteri della ripartizione. «In un prossimo futuro – conclude Boscagli - gli stessi nuovi criteri introdotti dal bonus potrebbero allora essere riproposti per interventi a beneficio di una fascia più ampia di popolazione, includendo anche le famiglie di ceto medio. Privilegiare chi ha tre figli, chi deve pensare a disabili e a anziani, significa prevedere un principio di equità che dovrebbe informare tutte le politiche pubbliche».

 

 



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