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ELUANA/ Gambino: la decisione del Tar va impugnata, Formigoni è nel giusto

Pubblicazione:lunedì 2 febbraio 2009

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Non si sono placate in questi giorni le polemiche, molte delle quali squisitamente giuridiche, sulla vicenda di Eluana Englaro e della sua odissea immobile verso una struttura sanitaria dove le sarà negata alimentazione e idratazione secondo quanto permesso dall'ormai famosa sentenza della Corte d'Appello di Milano.

Il senatore Raffaele Calabrò, che abbiamo intervistato proprio su ilsussidiario.net, ha presentato in Commissione Sanità al Senato il ddl sul testamento biologico che sembra (dopo gli emendamenti e le integrazioni frutto dei lavori in commissione) abbia le maggiori chances di diventare la nuova legge sul testamento biologico italiano  sottolineando che - relativamente al caso di Eluana Englaro - se fosse in vigore una qualsiasi delle leggi in discussione sarebbe impossibile per la mancanza di un consenso scritto e informato sospendere idratazione e alimentazione assisita.

 

Eppure, prof. Gambino, nei giorni scorsi sono invece girate voci diverse, può confermarci che effettivamente anche la più permissiva di queste leggi fosse in vigore nessuno potrebbe togliere il sondino ad Eluana Englaro?

 

Certamente il presupposto delle leggi sul c.d. testamento biologico o sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento sta nell’esistenza di un testo scritto che contiene la volontà del paziente. Ciò nel caso Englaro è sicuramente mancato e si è ricavata la volontà attraverso ricordi e testimonianze: nei disegni di legge questa eventualità è esclusa.

 

Da giurista, crede che la magistratura debba tener conto di una nuova legge in materia?

 

Rispetto alla decisione della magistratura amministrativa, che oggi obbliga le strutture sanitarie lombarde al distacco del sondino di alimentazione, una legge che ritenesse illecito non alimentare ed idratare artificialmente il paziente avrebbe l’effetto di impedire il distacco del sondino naso-gastrico in strutture sanitarie e a medici.

 

Il presidente della Corte d'Appello di Milano Giuseppe Grechi ha dichiarato che "nè il potere legislativo, nè il potere esecutivo possono opporsi a sentenze definitive" e il senatore Maurizio Gasparri ha giudicato "eversivo" l'atteggiamento di Grechi dicendo che "Ribellarsi al Parlamento è un attentato alla Costituzione". Come giudica queste posizioni e in generale il rapporto tra magistratura e politica sulla vicenda Englaro?

 

E’ eccessiva l’accusa di eversione, ma certamente il potere legislativo, che non può entrare nel caso singolo, può ribaltare i principi accolti dalla giurisprudenza con una legge che regoli la materia anche se giudicata in contenziosi. Quanto poi al potere esecutivo, esso può sicuramente intervenire quando le decisioni - come nel caso del decreto della Corte d’appello di Milano – non producono effetti obbligatori nei suoi confronti. Rispetto al rapporto tra magistratura e politica in questa vicenda, non riscontro “invasioni di campo” della seconda, mentre osservo nella prima una eccessiva creatività giurisprudenziale con risultati - come la deriva eutanasica in atto - in grave contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento positivo.

 

Recentemente il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso contro la posizione della giunta lombarda che impediva nelle strutture sanitarie della Regione la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione a Eluana Englaro. La reazione del presidente Formigoni gli è valsa con grande enfasi l'accusa di violare il codice penale, lei come giudica queste affermazioni? Pensa che il presidente lombardo abbia una posizione illegittima?

 

Ritengo che ci sia un errore fondamentale nella decisione del Tar, idoneo a giustificare la reazione del presidente della Regione: che esista un obbligo di ricovero finalizzato a provocare la morte di una persona. L’obbligo di ricovero da parte del Sistema sanitario scatta solo per curare una patologia e, diversamente da come vorrebbe far intendere il Tar, il paziente in stato vegetativo permanente non può richiedere un ricovero, in quanto la sua patologia non si cura in ospedale. Dunque, di conseguenza, cade anche il diritto del paziente a rifiutare il trattamento. 

Non è vero, perciò – come vorrebbe ancora far intender il Tar – che, in questa vicenda, si vuole impedire il ricovero al fine di conculcare il diritto (“assoluto”) al rifiuto di trattamento. No, si impedisce il ricovero perché, da un lato, questa patologia non è ricoverabile e, dall’altro, perché il trattamento di sospensione del sostentamento e relativa sedazione finalizzato alla morte del paziente non è previsto nel nostro sistema sanitario e non può certo prevederlo un Tribunale amministrativo, essendo piuttosto prerogativa di esclusiva competenza politico-amministrativa. Perciò la sentenza del Tar erra individuando un soggetto destinatario del provvedimento istituzionalmente incompetente. Sarebbe come chiedere al sistema carcerario di accogliere un tossicodipendente o al sistema scolastico di custodire un giovane detenuto. Poiché ritengo che questo vizio della decisione consenta di impugnarla dinnanzi al Consiglio di Stato, bene fa il presidente della Regione Lombardia a non eseguire una sentenza le cui conseguenze sarebbero irreversibili.

 

Un altro fatto che sta facendo discutere accanitamente è la posizione dell'Ordine dei medici di Milano che critica la sentenza del Tar della Lombardia contestando in una nota ufficiale la "pretesa di un organo amministrativo di definire il confine tra ciò che è, nell'ambito dell'atto medico, terapia e sostentamento" ed esprimendo preoccupazione per il "ruolo che, in questo quadro generale, viene delineato per il medico, nel momento in cui gli obblighi professionali e, soprattutto, deontologici vengono concettualmente subordinati a quelli giuridici. Preoccupazione ancora più sentita se si aggiunge il divieto all'obiezione di coscienza". Come commenta questa presa di posizione?

 

Mi pare che queste posizioni riflettano ciò che ho cercato di spiegare dal punto di vista giuridico.

 

Il Cardinale Tettamanzi commentando la vicenda Englaro ha dichiarato che "non bisogna confondere il diritto con il desiderio". Cosa significa per lei questa affermazione?

 

Mi pare voglia intendere che non ogni desiderio possa diventare “pretesa giuridica”. L’ordinamento lascia degli spazi di libertà che trovano risposta nella dialettica con altre libertà: sono libero di propormi di farmi del male, ma chi mi sta accanto è libero di dissuadermi. In questa dinamica tutta umana, se il diritto fosse piegato per irrigidire desideri autodistruttivi inquadrandoli in pretese giuridiche, dunque in “diritto”, non assolverebbe alla sua funzione di essere “per” la persona, finendo per fungere da strumento “contro” la persona. Questo ritengo sia il vero significato di civiltà giuridica. E, per restare al tema del testamento biologico, invito a porre attenzione al problema della rilevanza giuridica delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, affinché non siano soltanto non vincolanti per il medico e non obbligatorie per il paziente, ma anche e soprattutto prive di effetti giuridici eseguibili per sentenza: è un punto che mi pare sfugga anche ai disegni di legge più attenti.



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COMMENTI
03/02/2009 - Esiste ancora la Costituzione? (Paolo Freddi)

L' art. 27 della costituzione dice chiaramente che non è ammessa la pena di morte. A fronte di una persona in coma, ma le cui funzioni vitali sono intatte e che solo deve essere aiutata a bere e mangiare, decidere di sospendere tale trattamento equivale ad una condanna a morte da eseguirsi nel modo più orribile. Nessuno potrà mai dire che nelle condizioni di Eluana non si soffre. Fondamento delle società moderne è quello di non uccidere se non in guerra ed ore cerchiamo di condannare qualsiasi pretesto per farla. Perchè vogliamo reintrodurre l' omicidio per finto spirito di pietà?

 
02/02/2009 - l'informazione ci e la salverà.. (Sandro Cammarano)

la sentenza dei giudici non obbliga nessuno a staccare il sondino ad Eluana. Tale sentenza autorizza il padre e, se c'è, il medico (e la struttura sanitaria con tutti i collegamenti amministrativi ecc..) a compiere l'atto. In altre parole se il medico o la struttura non si ritengono disponibili, il signor Englaro è pregato a) di farsi delle domande ulteriori, b) trovarsi un altro medico-struttura ospedaliera!!!!!!!

 
02/02/2009 - in che mani siamo (claudia mazzola)

Spetta a noi tenere in vita Eluana, ed è terribile questa impotenza nostra nelle mani di Dio a cui nulla è impossibile. Quando tutto si compirà qualcosa accadrà al papà di Eluana, si accorgerà che sua figlia non c'è più in vita perchè prima c'era, a quell'ora capirà cosa ha fatto!

 
02/02/2009 - Eluana / Gambino (giuseppe gibilisco)

Condivido quanto sostiene il prof. Gambino e mi permetto di introdurre una breve riflessione sulla posizione del padre di Eluana che pretende che sia una struttura sanitaria (deputata a curare) a dare invece esecuzione ad una sentenza. Certamente è una sentenza di morte che fa a pugni come sostiene giustamente il prof. Gambino con i principi della Costituzione ma, come ha sostenuto Grechi sia pure sempre di fronte ad una sentenza definitiva che sono una norma di legge potrebbe far ridiscutere. Se il padre è curatore ed è stato autorizzato ad interrompere l'alimentazione perchè non chiede che la figlia ritorni a casa sua ove potrà gestirla come meglio crede sia in forza della funzione attribuitagli sia in forza della sentenza che ha ottenuto. Forse staccato il sondino una volta giunta a casa lo stesso si renderà conto della realtà di quello che ha voluto e di quanto sta facendo alla figlia e forse lui per primo esprimerà quella volontà contraria che potrebbe salvare, almeno mi auguro, la nostra Eluana.

 
02/02/2009 - ma le sentenze devono essere applicate oppure no? (Maurizio Mottini)

Peppino Englaro ha percorso tutti i gradi di giudizio ed ha ottenuto un responso definitivo che accoglie quello che sua figlia voleva. Il primo punto è: La sentenza va applicata o no? Se no per quale motivo si può non applicare una sentenza? Pubblici ufficiali come il Ministro sacconi e Il presidente della Lombardia Formigoni non sono tenuti a far rispettare le sentenze? Chi li autorizza ad agire per non far appicare una sentenza? Il presidente Grechi chiede che le sentenze, sempre criticabili, tuttavia si applichino? E' un delitto chiedere che le sentenze si applichino oppure tutte le volte che non piacciano a chi è investito di funzioni pubbliche ci si può aspettare che non vengano applicate? Credo che si stia perdendo il senso di uno stato di diritto! Maurizio Mottini