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DISOCCUPATI/ 1. Rossi (Pd): l’assegno? Una riforma necessaria e senza costi

L’economista e senatore del Partito Democratico condivide la proposta di Dario Franceschini, ma ritiene che via sia un modo migliore della lotta all’evasione fiscale per finanziarla

Assegno_CambioR375_10mar09.jpg (Foto)

Continua a tenere banco la proposta fatta dal Segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, per sussidiare le persone che restano senza lavoro. Il Governo continua a dirsi scettico sulla possibilità di finanziarie tale misura e ritiene migliore l’estensione della cassa integrazione a nuove categorie, proprio come annunciato ieri dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Abbiamo chiesto all’economista e senatore del Pd, Nicola Rossi, di aiutarci a capire meglio la proposta di Franceschini e di darci un suo giudizio sull’operato dell’esecutivo.

 

Senatore Rossi, in una sua recente intervista sembravano emergere dei dubbi sulla proposta fatta da Dario Franceschini per dare un assegno ai disoccupati. Può dirci se è d’accordo con tale proposta?

Questa proposta, per quel che vedo, non è altro che la proposta che il Pd fa ormai da due o tre mesi per avviare una riforma degli ammortizzatori sociali, che preveda un trattamento di disoccupazione universale, quindi aperto a tutti, a condizioni simili. Questo per eliminare il fatto che attualmente esistono diverse fasce di persone che usufruiscono degli ammortizzatori sociali: le fasce iper-protette, quelle protette e quelle abbandonate a se stesse.

Detto ciò, questa proposta mi trova d’accordo, perché credo che di questa riforma ci sia bisogno da anni.

La principale obiezione avanzata alla proposta del Pd riguarda il costo e la copertura di questi assegni. Dove potrebbero essere presi i fondi necessari?

Il costo credo dipenda molto dalle modalità con cui verrebbe attuata. Escluderei di finanziare queste spese con la lotta all’evasione fiscale: queste sono solo “chiacchere”.

Credo che la fonte di finanziamento ci sia e sia naturale, ed è prevista dalla Commissione Onofri, che risale al 1997: si tratta di rivedere i trattamenti previdenziali per poter fare la riforma degli ammortizzatori sociali.

Sembra comunque che un primo effetto la proposta di Franceschini l’abbia avuto, dato che Tremonti ha ipotizzato di estendere gli ammortizzatori sociali anche ai co.co.pro…

Se noi affrontiamo la situazione caso per caso, cioè se ogni volta individuiamo uno strumento per il singolo problema che abbiamo davanti, noi perpetuiamo la caratteristica più sgradevole del sistema attuale, cioè l’esistenza di persone che godono di trattamenti diversi dagli altri.

Non credo che la soluzione sia estendere alcuni particolari ai co.co.pro. Credo che vada ridefinito un trattamento di disoccupazione per tutti e lo si può fare in tempi rapidissimi, non è una cosa molto complicata. Bisogna finirla con la stagione delle deroghe. Questo è ciò che rimprovero al Governo.

Cosa pensa invece del graduale innalzamento dell’età pensionabile per le donne che lavorano nel settore pubblico?

Mi sembra che sia un atto dovuto, l’Unione Europea ce lo chiede da molto tempo. Mi preme però sottolineare, a proposito di pensioni, come, in un quadro come quello nel quale viviamo, sarebbe del tutto comprensibile se il Governo chiedesse a chi attualmente ha la fortuna di lavorare di procrastinare il momento della pensione di sei mesi o di un anno.

Pensa che innalzando l’età pensionabile si potrebbero trovare i fondi per nuovi ammortizzatori sociali?

No, non mi sembra che la fonte per gli ammortizzatori sociali possa derivare da un innalzamento dell’età pensionabile. Occorrerebbe cominciare a chiudere qualche finestra per andare in pensione nell’immediato, dopo di che si può varare un programma di aumento dell’età pensionabile.

A proposito della situazione che stiamo attraversando, il Ministro Sacconi ritiene che un periodo di crisi come questo non sia il momento giusto per riforme strutturali. È d’accordo?

No, credo che Sacconi sbagli e con lui il Governo, il quale non si rende conto che il principale problema che abbiamo, ora che siamo nel pieno della crisi, è vedere già oltre, a quando ne saremo usciti.

Sono pronto a scommettere che quando la crisi sarà passata ci saranno paesi che riprenderanno a crescere al ritmo del 3-4%, proprio perché avranno saputo sfruttare l’opportunità della crisi per incidere in senso profondo sul tessuto imprenditoriale e produttivo del Paese. Noi questo non lo stiamo facendo.

Cosa suggerirebbe quindi al Governo?

In Italia stiamo adottando una politica molto passiva. Alzare l’età pensionabile e darsi un sistema di ammortizzatori sociali civili è un buon esempio di riforma strutturale che si può fare senza costi.

Uno dei problemi cui la crisi ci ha messo di fronte è la stretta del credito. Il Governo è intervenuto con i Tremonti Bond. Qual è il suo giudizio su questa misura?

Credo che su questo versante il Governo si sia mosso bene, perché lo ha fatto in maniera non particolarmente invasiva, cercando con tutta la propria determinazione di ripristinare un grado di fiducia nel sistema creditizio. I Tremonti bond mi sembrano una soluzione abbastanza interessante e ragionevole.

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