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FINE VITA/ Sì a una legge per fermare i giudici “illuminati”

Pubblicazione:mercoledì 4 marzo 2009

Giustizia_Martello_OroR375_04mar09.jpg (Foto)

Credo che sul tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento il Parlamento abbia a disposizione un’occasione fondamentale per riaffermare il proprio ruolo nel nostro sistema istituzionale.

 

Si parla forse troppo spesso di marginalizzazione delle Camere, a fronte dell’innegabile crescita di potere dell’esecutivo, da un lato, e della giurisdizione dall’altro, senza contare i ben noti svuotamenti della capacità normativa interna dovuti al ruolo delle istituzioni europee. Ma questa volta il rappresentante della sovranità popolare deve occuparsi di una questione centrale, che aiuta a delineare in modo evidente il tipo di società in cui vivremo nei prossimi anni.

 

Se il Parlamento dovesse abdicare a questo compito, e non riuscire portarlo a termine, sarà un segnale decisivo della sua decadenza. Eppure, la legge è attesa dall’opinione pubblica. Sono in molti a non attribuire legittimità alle scelte compiute dalla giurisdizione in tema di fine vita, non solo per il loro contenuto, ma proprio per la loro provenienza; e ha ragione chi sostiene che se il Parlamento non interviene, dovremo subire le scelte occasionalistiche del giudice di turno, nonché le sue convinzioni.

 

Se si scorre la sentenza dalla Corte di Cassazione sul caso Englaro, si ha quasi la sensazione di leggere una pastorale, a metà tra la creazione di nuovo diritto e l’imposizione di un’etica giudiziaria. È l’esempio estremo di un singolare modo di creazione di regole giuridiche, frutto di una preoccupante tendenza paternalistica e antidemocratica.

 

Il fatto è che tra i giuristi va di moda oggi l’acritica esaltazione di forme di “bioequity”, cioè di produzione giudiziaria di regole giuridiche nei settori delicatissimi del fine vita, realizzata da magistrati o da giuristi “sapienti” e illuminati, in assenza di leggi o anche contro ciò che il legislatore dispone (valga l’esempio del Tribunale di Cagliari in materia di procreazione medicalmente assistita, sulla questione delicatissima della diagnosi reimpianto).

 

Questo rivela una visione appunto paternalistica e antidemocratica dei processi di produzione normativa, del tutto paradossale in chi si ritiene invece per definizione aperto alle nuove istanze provenienti dalla società e dal senso comune. Inoltre, rivela una certa disattenzione o un certo disprezzo per i caratteri tipici della legge, come norma in grado di incorporare soluzioni dotate di legittimazione democratica, frutto di una discussione approfondita in Parlamento tra le diverse idee, punto di equilibrio fra opzioni anche lontane, e comunque fattore di integrazione sociale. Laddove soluzioni giudiziarie ardite e innovative sono, come nel nostro caso, elementi di divisione e frattura culturale drammatica.

 

Per questo penso che una legge ci voglia: non perché da essa si debbano attendere le risposte ultime sulla vita e sulla morte, ma perché non si può lasciare del tutto in mano alla giurisdizione quelle risposte. Comprendo bene l’ottica liberale di chi afferma che lo Stato deve fermarsi “un attimo prima” delle questioni del fine vita. Ma il fatto è che c’è già chi, dotato di autorità pubblica, non si è affatto fermato e ha dettato le proprie scelte.



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COMMENTI
08/02/2010 - considerazioni (MASSIMO MESINI)

CONSIDERANDO IL FATTO CHE PER LE QUESTIONI CHE RIGUARDANO IL VALORE DELLA VITA, DELL'AMORE SECONDO NATURA, DELLA PROCREAZIONE..INSOMMA DI OGNI VALORE COSIDETTO NON NEGOZIABILE SI E' ASSISTITO E SI CONTINUA AD ASSISTERE A FORME DI SENTENZE O DECISIONI SENZA UNA GIUSTIFICAZIONE LEGALE MA IN UN CONTESTO DI VUOTO LEGISLATIVO..ALLORA BASTEREBBE INVALIDARE O SANZIONARE QUELLE POSIZIONI PROPRIO PERCHE' SONO SOLAMENTE ASSALTI DA TRINCEA DI PERSONE IN QUESTO CASO "TERRORISTE" CHE UTILIZZANO CONTINUAMENTE QUESTE FORME DI PROVOCAZIONE CON LUNICO SCOPO DI MANIPOLARE LE COSCIENZE E FAR CREDERE POI CHE C'E' NECESSITA' DI LEGIFERARE. QUI S. PAOLO DIREBBE CHE DI CERTE COSE ABERRANTI NON SE NE DOVREBBE NEMMENO PARLARE. ASSISTIAMO IN QUESTO CONTESTO UNA SORTE DI DITTATURA NELLA DEMOCRAZIA..CERTO UN PARADOSSO..MA IN ITALIA SUCCEDE ANCHE QUESTO.

 
05/03/2009 - Strategia precisa (giulio caligara)

Ciò che l'articolo denuncia non accade per caso. C'è infatti una precisa strategia che usa i casi umani per costringere la magistratura a prendere posizione su questioni rispetto alle quali si afferma, mentendo, che esiste un vuoto normativo. Segnalo qual è il nuovo fronte su cui si muove analogo progetto. E' apparso su Repubblica del 22.2.09 un articolo di Vera Schiavazzi, in cui si dice che i Tribunali di alcune città di Italia sono chiamati a pronunciarsi sulle unioni di persone dello stesso sesso. Coppie omosessuali si presentano in Comune per chiedere le pubblicazioni di matrimonio e quindi impugnano davanti al Tribunale il rifiuto dell'Amministrazione, motivato sulla identità di sesso dei due. Gli avvocati che seguono queste cause spiegano che il loro scopo è quello di "provocare sentenze che potrebbero essere d'aiuto per arrivare finalmente a una legge che tuteli i diritti delle coppie di fatto".

 
05/03/2009 - fine vita (dario Piersanti)

Non mi sembra che la magistratura abbia compiuto poi una gran intrusione con la vicenda Englaro. Semmai dopo tante e ripetute sollecitazioni e in assenza di una qualche legislazione in merito ha dato una risposta possibile. Che si debba perciò andare a legiferare è, come detto nell'articolo, una cosa giusta. Ma che si debba legiferare con così tanto clamore come è appunto accaduto a seguito della vicenda Englaro mi sembra cosa ancor più pericolosa dell'eventuale intrusione che la Magistratura avrebbe esercitato come nell'articolo si paventa. Una legislazione sul "fine vita" deve essere una legislazione laica, in uno Stato laico come quello italiano è (pur se concordatario con la Chiesa cattolica). E deve avere come unico obiettivo la difesa del cittadino dalla possibile invasione della moderna scienza medica sia con accanimento terapeutico (il caso Englaro a mio avviso ne era un esempio)che come assenza di intervento (si pensi ad un anziano e malandato signore sul quale si potrebbe decidere di non intervenire). Ed è dentro tale logica che va inserita la volontà del soggetto espressa attraverso il "testamento biologico". E parlare di “cibo e acqua” e non di “idratazione e alimentazione” quando non si è più in grado di aver alcun controllo di sè può essere mistificazione e se una scelta del cittadino c'è, va rispettata. La democrazia si esercita non solo con la volontà della maggioranza ma anche e soprattutto con il rispetto di tutti i cittadini.

 
04/03/2009 - Rimedio possibile? (Alberto Pennati)

Una condanna esemplare per omicidio sia del padre sia di coloro che sono intervenuti per porre fine alla vita di Eluana: una sentenza di questo tipo scoraggerebbe deprecabili casi futuri ed eviterebbe il proliferare di "giudici" che si credono onnipotenti.

 
04/03/2009 - lasciatemi vivere! (claudia mazzola)

Non voglio scrivere come devo morire, nè che venga scritto da altri, se proprio dire come voglio vivere, visto che non mi faccio da mè ma cresco lo stesso, voglio vivere senza mi si dica muori così o cosà, muoio e basta, parola di signora!

 
04/03/2009 - Una riflessione (marletta riccardo)

Caro Nicolò, complimenti davvero per la lucida analisi ed il giudizio culturale che trovo estremamente interessante e del tutto condivisibile. Uno spunto di riflessione. Il caso Englaro ha posto in luce l'esistenza di un "baco" nel nostro sistema giustizia. In una vicenda che riguardava i diritti personalissimi di una donna, l'azione giudiziaria è stata condotta da soggetti terzi, in assenza di una controparte in senso sostanziale e senza che nessun altro soggetto sia stato riconosciuto legittimato a ricorrere contro le decisioni assunte, nè davanti alla Corte di Cassazione, nè davanti alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. Ora, gli atti del potere legislativo e del potere esecutivo possono comunque di norma essere sottoposti al vaglio della Magistratura (rispettivamente della Corte Costituzionale e del Giudice Amministrativo). E per le decisioni della Magistratura? Chi o che cosa può garantire che, una volta approvata (come si auspica) la legge sul fine vita, questa troverà corretta applicazione in sede giudiziaria? Si dirà che di fronte ad una legge chiara si riduce il rischio di interpretazioni forzate. E' verissimo. Ma questo può bastare a tranquilizzare quando sono in gioco temi di assoluta delicatezza? Riccardo Marletta

 
04/03/2009 - Fermare i giudici (Gianmario Gatti)

Fermare i giudici "illuminati", forse meglio dire "romantici" come li definisce M.Glendon, cioè paladini di ingiustizie che devono essere riparate e che è loro compito farlo, non è solo un problema di fare una legge. E' un problema di assenza della politica in Italia, che data alla sommossa giudiziaria di Mane Pulite. >La tirrania, come ammonisce Tocqueville, non ha bisogno di annunciarsi con armi e suon di tromba. Arriva delicatamente - così delicatamente che noi lo noteremo appena quando diventeremo uno di quei paesi in cui non abitano più cittadini ma soggetti. Così delicatamente che se uno straniero munito di buone intenzioni suggerisse "Forse voi dovreste fare qualcosa contro la vostra oppressione", noi potremmo alzare lo sguardo, perplessi, e chiedere "Quale oppressione?> (M.A. Glendon Tradizioni in subbuglio, pag 211). Ecco l'assenza della politica. E di una educazione del popolo, che se ci fosse staremmo tutti meglio.