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EUROPEE/ Quanti rimpianti per una campagna elettorale mancata

Quelle appena trascorse, sono state settimane in cui si sarebbe dovuto parlare di Europa, candidati, programmi, soluzioni. Un’occasione persa, almeno in parte

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Per fortuna che la campagna elettorale, se ancora possiamo chiamarla tale, si è conclusa. Perché con il caldo, le focose dichiarazioni politiche e le polemiche mai spente, il rischio è stato quello di un surriscaldamento nazionale.

Eppure, quelle appena trascorse, sono state settimane in cui si sarebbe dovuto parlare di Europa, candidati, programmi, soluzioni. Un’occasione persa, almeno in parte. Perché l’opinione pubblica, giornali e tv, ha dato ampio spazio alle sole vicende di gossip politico e “ciarpame”, per usare un termine noto alle cronache, che hanno solo aumentato la confusione e lo spaesamento dei cittadini elettori, impotenti spettatori di una trama imbarazzante quanto inutile.

Nessuno, o meglio in pochi, ci hanno detto che il 70% delle leggi recepite in Italia sono la ratifica delle direttive provenienti da Bruxelles, pochissimi ci parlano della Costituzione Europea, dei Trattati, delle funzioni del Parlamento di Strasburgo e di provvedimenti, siano essi in tema di trasporti, salute, alimentazione, che hanno ricadute su centinaia di milioni di cittadini in tutta Europa.

«Si vuole a tutti i costi spostare il dibattito su argomenti che con l’Europa non centrano nulla e non si parla affatto dei contenuti di una tornata elettorale decisiva per le generazioni future», parole sante quelle di Mario Mauro, vicepresidente uscente del Parlamento Europeo e strenuo sostenitore di una politica dei contenuti, a maggior ragione per la sua Europa.

L’assuefazione a cui ci hanno costretto in queste settimane è senz’altro grave, perché indirettamente costituisce una negazione del nostro diritto, come cittadini ed elettori, di conoscere e valutare chi e come votare, ma soprattutto perché. La confusione, dunque, regna sovrana, per chi avrebbe voluto dare una preferenza, un voto, dettati magari dall’ascolto di programmi veri, scritti e pronunciati da candidati in carne e ossa che, se eletti, faranno la spola tra l’Italia, la Francia e il Belgio.

D’altronde le questioni delle ragazze minorenni, delle foto compromettenti e delle battaglie giudiziarie possono essere affrontate oggi, domani e anche dopo, ma le elezioni europee sono hic et nunc, qui e ora e sono decisive, perché in un momento di crisi come questo, è fondamentale la rivalutazione del ruolo di un organo sovranazionale come l’Ue che possa agire da vero motore solidale nella sua azione politica, sociale ed economica.

Si è preferito però, in pieno stile provinciale, puntare nuovamente l’attenzione sull’antiberlusconismo, sull’amplificazione dello scandalo, sul servizio di gossip mascherato da reportage giornalistico: il tutto a scapito di un elettorato che non trae vantaggi né interessi dalle vendite dei quotidiani o dalle strategie dei partiti.

Una lezione utile, anche se ormai la campagna si è conclusa, ci viene da un educatore come Don Giussani: «Le caratteristiche di opere generate da una responsabilità autentica devono essere: realismo e prudenza. Il realismo è connesso con l'importanza del fatto che il fondamento della verità è l'adeguazione dell'intelletto alla realtà; mentre la prudenza che nella Summa di San Tommaso è definita come un retto criterio nelle cose che si fanno, si misura sulla verità della cosa prima che sulla moralità, sull'aspetto etico di bontà. L'opera, proprio per questa necessità di realismo e prudenza, diventa segno di immaginazione, di sacrificio e di apertura».

Pazzesco. Se pensiamo a quanto poco realismo ci sia stato nel parlare dei problemi veri dell’Europa e dei cittadini durante la campagna elettorale. Ancora di più se pensiamo alla prudenza, quella stessa che è stata accantonata nell’infrangere la privacy di una diciottenne e della sua famiglia per far spazio alle missioni e al giornalismo d’esplorazione di un’avanguardia illuminata sorprendentemente superficiale. Realismo e prudenza. In bocca al lupo, Europa.

(Marco Fattorini)

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