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PROCREAZIONE/ La sentenza di Bologna dimentica che tutti siamo stati embrioni

Una ordinanza del tribunale di Bologna ha autorizzato una clinica a procedere con la selezione embrionale nella fecondazione assistita di una coppia portatrice di una grave malattia. CARLO BELLIENI, neonatologo, spiega a ilsussidiario.net il semplice di evidenza per cui questo non rende giustizia all'uomo

embrioR375_24mar09.jpg (Foto)

Una sentenza ieri ha riconosciuto in Italia il diritto di usare le tecniche di diagnosi genetica preimpianto. Così viene riportato dalla stampa e questa novità richiede delle riflessioni giuridiche, ma anche riflessioni “biologiche”. Già, perché, prima di qualunque giudizio legislativo o medico, sta il dato di fatto biologico. Certo, c’è il dato della malattia che non si vuole che si ripresenti in un proprio figlio, ma c’è un dato ancora più a monte: riconoscere che tutti siamo stati embrioni e la diagnosi preimpianto serve a “scartare gli embrioni”. Sembra una banalità, ma è proprio il centro della questione: selezionando degli embrioni, alcuni restano non utilizzati e finiscono congelati indefinitamente, o verosimilmente, se malati, vengono “eliminati”. Ora il problema è proprio ricordare che tutti siamo stati embrioni, proprio come un giorno più o meno vicino saremo vecchi e che l’essere umano in quanto tale merita il massimo di rispetto, indipendentemente da etnia, religione, sesso, età, capacità di esprimersi e anche “nonostante le apparenze e le dimensioni”: non va “congelato” o “eliminato”. Tutto qua.

Da questo fatto incontrovertibile bisogna partire e trarre le conseguenze. L’embrione non è una forma di vita animale o aliena (che comunque meritano rispetto), ma un essere umano: è vivo, ha tutti i geni umani proprio come voi e me: certo, non parla, non è “bello” come un tronista o una velina, ma già è maschio o femmina. E non lo dice la Bibbia, ma ogni manuale di medicina. Lasciamo a chi si occupa di leggi fare il proprio lavoro; da medico mi permetto di ricordare questa realtà scientifica: tutti coloro che stanno leggendo queste righe sono stati embrioni. E nessuno ci ha fatto “diventare persone”, ma quello che eravamo quando eravamo piccolissimi come dei granelli di sabbia lo siamo ora. Ogni embrione che viene esaminato e diagnosticato non “diventerà”, ma “è” un essere umano; lo dice la genetica. Le conseguenze sono state riportate nella legge 40: siccome in una diagnosi preimpianto certi embrioni vengono scartati, congelati, fatti morire come “mezzo” per far vivere un altro, la legge 40 chiede che l’embrione umano, cioè l’essere umano, non vada trattato come “mezzo”, e su questo ha a suo favore come avvocato ancora una volta non la Bibbia ma il padre della laicità: Emanuele Kant che per l’appunto metteva alla base della sua etica l’idea che l’essere umano va trattato sempre come fine e mai come mezzo.

Per questo la legge 40, come è stata applicata finora, laicamente ci piace e non vogliamo che cambi.

Ma ci piacerebbe anche un’altra cosa: che tutte le discussioni sui giornali e TV per discettare su come correre ai ripari della sterilità con la fecondazione in vitro, venissero invece anche impiegate per spiegare come evitare di diventare sterili, dato che in buona parte questa è realmente evitabile, ma se ne parla così poco… Ci piacerebbe poi che si parlasse di più di adozione, che si lavorasse per renderla snella, sicura e supportata socialmente, dato che si è lottato per anni per toglierla dal ghetto e farla diventare un modo di filiazione come quello biologico. Parlare solo di FIV è come parlare solo di chirurgia quando si parla di come migliorare il proprio aspetto: denota perlomeno una certa miopia.

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COMMENTI
03/07/2009 - Anche Bellieni si ricorda di tutti gli embrioni? (Giovanni Ceroni)

Leggendo l'articolo del caro Bellieni, rilevo che manca qualcosa di importante. Ha Bellieni e la stragrande maggioranza dei sostenitori (cattolici) della legge 40 considerato veramente il destino degli embrioni 'prodotti'? Sembra proprio di no. La legge 40 ha posto alcuni divieti su pratiche abominevoli, ma ha posto le basi culturali, economiche e legali per difendere e promuovere la PRODUZIONE DELL'UOMO. Paradossalmente credo che questa legge al posto di essere un male minore (che pur sempre è un male), a ben vedere è un gran male e basta. La società odierna a partire dai cattolici, anche quelli che fanno cultura, come Bellieni e quelli di CL, purtroppo difendono a spada tratta questo gran male. Lo fanno addirittura facendo notare che tutti gli embrioni hanno pari dignità!!!! Ma come? Se hanno pari dignità allora perchè continuare a promuovere una legge che finanzia e incentiva la produzione dell'uomo? E' umano produrre l'uomo con delle provette? E' umano disgiungere il rapporto unitivo d'amore e relegare ad un tecnico di laboratorio la paternità di centinaia di migliaia di embrioni destinati a morte quasi certa ogni anno? Sicuramente è male congelare gli embrioni o fare diagnosi sui loro piccoli corpi, è ancor peggio però far finta di nulla sulle morti certe e silenziose della legge 40! Sarebbe come denunciare una violenza, uno stupro per strada e poi promuovere gli stupri domestici in famiglia... è la medesima cosa. Produrre l'uomo è male. Difendere la legge 40 anche.

 
02/07/2009 - Cosa dimentica la legge 40 (giacomo rocchi)

Non sono d'accordo con quanto scrive Carlo Bellieni, stigmatizzando il provvedimento del Tribunale di Bologna che ha ribadito la liceità della diagnosi genetica preimpianto. Sono le tecniche di fecondazione in vitro a negare in radice la natura umana dell'embrione: l'uomo non è più dono, ma prodotto - la stessa legge 40 parla di embrioni prodotti - quindi "cosa", alla quale viene negata ogni dignità. La selezione degli embrioni mediante la diagnosi preimpianto è conseguenza delle stesse tecniche, è un "controllo di qualità" del prodotto-embrione deve essere esente da difetti e conforme ad un modello. Le tecniche, d'altro canto, uccidono nove embrioni su dieci (decine di migliaia in Italia ogn anno), anche senza alcuna diagnosi preimpianto. Come stupirsi se la giurisprudenza - facendo leva sulla mancanza di un divieto esplicito presente nella legge - ammetta la diagnosi e la selezione degli embrioni? D'altro canto non si fa già da anni selezione eugenetica dei bambini in grembo mediante diagnosi prenatale? L'unica legge giusta che un Parlamento può - deve! - emettere è quella che vieta ogni tecnica di fecondazione in vitro; renderla lecita - come esplicitamente fa la legge 40 ("è consentito il ricorso alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita ...") e insieme fingere di volere porre dei "paletti" è illusorio - o forse ipocrita: una volta consentite e finanziate le tecniche ogni limite viene travolto. Ecco perché "laicamente" la legge 40 è una legge ingiusta.

 
02/07/2009 - Legge 40 (Christian Pioltelli)

Gli individui hanno diritto ad usufruire dei progressi della scienza: i medici non scelgono quale sia l'embrione migliore per l'impianto in utero sulla base di criteri estetici, ovviamente, (citare "veline e tronisti" è ingannevole) ma un embrione scientificamente ottimale per l'impianto = migliori probabilità di portare a termine una gravidanza in pazienti, ricordiamolo, a forte rischio di interruzione del parto. Gli embrioni non impiantati non sono scartati, ma sono utilizzati a fini di ricerca, fondamentale per il trattamento di patologie invalidanti e lo sviluppo di nuovi protocolli clinici: come noto, in Italia è consentita la ricerca sugli embrioni con materiale acquistato all'estero (con fondi della ricerca), non prodotto in Italia. La nuova legge 40 consente anche l'aumento del numero di embrioni impiantabili in una sessione, prima fissato a tre: in questo modo una donna ha maggiori probabilità di fecondazione, con netta diminuzione dei costi a carico della famiglia, prima costretta ad imbarcarsi diverse ed onerose sessioni di impianto.