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Politica

CONSENSO/ Piepoli: Berlusconi ha perso 4 punti? Repubblica sbaglia, ne ha guadagnati 5

Secondo un sondaggio di Repubblica, il consenso del Premier è in calo e per la prima volta è sceso sotto il fatidico “muro” del 50%. Ma il fondatore dell’Istituto Piepoli spiega perché i suoi dati sono di tutt’altro segno

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Secondo un sondaggio Ipr Marketing pubblicato ieri da Repubblica, all’indomani della pubblicazione degli audio delle conversazioni presunte tra Berlusconi e la D’Addario, il consenso del capo del governo è in calo di quattro punti negli ultimi due mesi e per la prima volta è sceso sotto il fatidico “muro” del 50 per cento. ilsussidiario.net ha chiesto un’opinione a Nicola Piepoli, fondatore e presidente dell’Istituto Piepoli.

 

Piepoli, secondo i dati di Ipr Marketing pubblicati ieri su Repubblica la fiducia in Berlusconi avrebbe subito un calo di quattro punti da maggio a luglio. Lei che ne pensa?

Ipr ha uno strumento di rilevazione diverso dal mio. Antonio Noto (direttore di Ipr Marketing, ndr) ottiene le sue informazioni sulla base di un panel, diciamo, fisso. Io invece le ottengo da quel che chiamiamo un campione rotativo. Non so se da metodi diversi si ottengano sempre risultati diversi; posso solo dirle che - secondo i nostri dati - ultimamente Berlusconi non solo non ha ridotto, ma ha incrementato la fiducia. Che nell’ultima settimana è salita di un punto.

Qual è allora il suo consenso?

Al momento posso darle un andamento. Nel corso dell’ultimo mese l’incremento di fiducia in Silvio Berlusconi è stato di 4-5 punti.

E per quanto riguarda l’operato del governo?

È aumentata anche la fiducia nel governo, in modo lievemente superiore a quello di Berlusconi. ()

Le vicende personali del premier hanno influito sul suo consenso politico?

Hanno influito, ma secondo noi l’effetto è passato con il G8. Tendenzialmente gli italiani non sono sensibili alle vicende private di chi li governa. A meno che non si superi un certo livello. Ma tale livello, stando alle nostre informazioni, non sembra superato.

Che cosa interessa - o preoccupa - di più gli italiani?

In questo momento agli italiani interessa essenzialmente superare la crisi economica. C’è naturalmente il problema di capire come la crisi è concepita da ciascuno: c’è chi la vede come inflazione, anche se sono pochi; chi la vede come il non riuscire a trovare una casa secondo le proprie possibilità economiche. Sono tante le maniere di interpretare la crisi. La crisi concepita in senso economico - cioè Pil in diminuzione, come si legge sui giornali - è vista così da non più della metà degli italiani. Il quale in ogni caso è già un dato significativo.

E per quanto riguarda i temi sui quali si concentra l’azione di governo?

La prima urgenza è il lavoro, poi viene la sicurezza. Ma sicurezza non solo nel senso della salvaguardia dell’incolumità personale, in casa e per la strada. Sicurezza oggi per gli italiani è tutto ciò che garantisce il futuro: la buona scuola, una certa meritocrazia nel lavoro. Per questa via anche la giustizia diviene un fattore che aumenta il senso di sicurezza. Mi pare in ogni caso un concetto speculare, almeno di questi tempi, a quello della crisi.

Il Pd è in difficoltà. Il suo consenso va a Di Pietro?

Finora Di Pietro ha sviluppato una campagna aggressiva e questo gli ha consentito di guadagnare alcuni punti. Ma l’aggressività è una politica vincente solo sul breve periodo. I suoi limiti sono l’accettazione da parte degli altri e l’altrui soggettività politica. Ecco perché non è pensabile uno svuotamento del Pd a favore di Di Pietro.

Se prendiamo un arco temporale ampio, come quello che va da gennaio fino ad oggi, quali sono stati i momenti discriminanti nel consenso all’operato del presidente del Consiglio?

In un arco di sette mesi, e sulla base di trend misurati settimanalmente, il governo ha incrementato il consenso di quattro punti. Con molte oscillazioni naturalmente, come sempre avviene. Rispetto a gennaio Berlusconi invece ha sette punti di consenso in più. Anch’egli ha oscillato fortemente, con picchi notevoli in un senso e nell’altro: uno di questi è la “campagna d’Aquila”, che ha portato su Berlusconi di sette punti. Poi è sceso, e ora infine ha raggiunto di nuovo il consenso di fine aprile. Il G8 ha senz’altro influito, anche se occorre rifuggire dalle semplificazioni giornalistiche e non si possono mai attribuire questi risultati ad un unico fattore.

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COMMENTI
22/07/2009 - la guerra dei numeri (Carlo Lauro)

la Statistica non è un opinione ma una scienza. Una sua diffusione e una sua cultura tra i cittadini costituiscono uno strumento di conoscenza, di trasparenza, di partecipazione Parimenti la sua diffusione tra i politici e gli amministratori fornisce uno strumento fondamentale per la diffusione della cultura della valutazione e quale approccio indispensabile per il supporto delle decisioni. Ora non è con affermazioni come quelle contenute nell'intervista a Piepoli che si rende un buon servizio alla Statistica: "secondo i nostri dati", "Non so se da metodi diversi si ottengano sempre risultati diversi ...". Un campione deve essere rappresentativo e accompagniato da una valutazine dell'errore campionario che non può di certo portare a scostamenti di 9 punti come (+5 e -4) a meno che non sitratti di un campione di dimensioni molto piccole e dunque poco affidabile. Ricordiamo quanto stabilito dall'Autorità Garante della Comunicazione (http://www2.agcom.it/sondaggi/sondaggi.htm) circa le modalità di pubblicazione o diffusione al pubblico dei risultati dei sondaggi realizzati, con espressa indicazione dell'obbligo di accompagnare sempre tale diffusione con una nota informativa contenente il tipo di rilevazione effettuata (modalità di individuazione del campione, universo di riferimento, ambito territoriale, numero delle interviste ecc.), la data di effettuazione; e l'obbligo, per il soggetto realizzatore, di rendere disponibile nel sito http://www.sondaggipo

RISPOSTA:

Grazie professore per la precisazione. Per quanto riguarda la citata “modalità di pubblicazione o diffusione al pubblico dei risultati dei sondaggi realizzati”, basta aprire il link, ben segnalato in rosso nell’intervista, per andare subito alla Nota su metodologia e campione. Non si capisce quindi il senso dell’osservazione; d’altra parte è noto che il web contiene sempre più risorse di quelle che possono sembrare ad un primo, spesso frettoloso, scorrimento delle pagine. Per quanto riguarda le citate affermazioni di Piepoli, non tocca certamente a noi prenderne le difese. Ci basta qui ricordare che il nostro scopo principale non è innanzitutto “diffondere la cultura della valutazione” o “rendere un buon servizio alla Statistica”, perché facciamo informazione e non seminari universitari. Il nostro compito se mai è interpellare chi ha fondato e dirige uno dei più autorevoli istituti di ricerca italiani per avere una voce ulteriore (rispetto a quella di Ipr Marketing, della quale abbiamo il massimo rispetto e nessun dubbio su metodo e risultati) e dare al lettore un quadro più completo dell’attualità. Dell’attualità, appunto, e non della statistica come scienza (non disturbiamo per favore le lettere maiuscole). Buona lettura