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PDL/ Cresce la tensione intorno al dibattito sul “Partito del Sud” di Micciché

In un'intervista a “Il Sole 24 Ore”, Miccichè sottolinea che nella manovra anticrisi «non c'è neppure una riga per il Mezzogiorno»

È la questione meridionale a suscitare preoccupazioni all’interno del centrodestra. L'ipotesi ventilata da Micciché  sulla creazione di un “Partito del Sud”, il Pdl-Sicilia, annunciata ieri e le richieste del Mezzogiorno invocate a più riprese all'interno della maggioranza, stanno animando il dibattito all'interno del Partito.

 

Non lascia scampo ai fraintendimenti quanto ha dichiarato il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. «Se questi movimenti politici per il Sud si formano per ricattare il resto della politica, per avere più risorse e spenderle male, allora non vedo la cosa con favore», ha detto. '«Forse servono anche più risorse, ma bisognerebbe anche invocare un controllo congiunto su come vengono spese».

«Come governo – ha poi informato -  stiamo preparando un piano di rilancio del Sud, un piano concreto di opere e infrastrutture, di servizi, di miglioramento strutturale dell'efficienza del sistema, naturalmente con strumenti di controllo» della spesa.

 

A proposito delle accuse rivolte dai membri rappresentanti il meridione nel partito nei confronti del ministro dell’economia Tremonti, Brunetta ha aggiunto: «Tremonti ha un compito gravosissimo. È il ministro di tutto il Paese e non dice di no solo al Sud ma anche al Nord».

 

Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa ha espresso le proprie perplessità nei confronti di quelle che reputa insidie nascoste nel disegno di un “Partito del Sud”. Per La Russa la questione del Mezzogiorno deve diventare «emergenza nazionale, ma se si mettono in contrasto le ragioni del Sud con quelle del Nord, secondo quanto sembrerebbe voler fare un Lombardo o altri, il Sud farebbe la parte del vaso di coccio, dando spazio alla Lega non di Bossi, che è su un altro livello, ma a quella dei Borghezio: sarebbe un passo indietro rispetto a quello che è il percorso nazionale del Popolo della Libertà».

 

Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, non ha peli sulla lingua. «Se qualcuno ha problemi di collocazione personale potrà, come nel passato, avanzare le sue richieste e se Berlusconi le riterrà utili per il Mazzogiorno, oltre che per gli interessati, potrà assumere tutte le dicisioni che riterrà. Non ci sarà nessun cambio nel Pdl in Sicilia, invece, né delle regole statutarie. Dobbiamo affrontare la questione meridionale. Non quelle di qualche meridionale in cerca di collocazione», conclude Gasparri.

 

«L'Italia non ha bisogno di un partito del Sud, ma di una moderna strategia meridionalista per garantire al Mezzogiorno un impegno trasparente e funzionale delle risorse a disposizione», è invece quanto ha affermato Italo Bocchino, presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera.

 

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si dice «d'accordo con l'ipotesi di un ministro per il Sud». Ma dice «no ad un partito del Sud e ad una federazione con esso perché minerebbe l'unità del Pdl che ha senso come partito nazionale per il Nord e per il Sud». Quindi ripropone l'idea di un «manifesto per il Sud» volto a rilanciare l'azione di governo e del centrodestra per il Mezzogiorno. E in tale ambito annuncia anche che a ottobre si terrà un grande convegno a Napoli, proprio per lanciare il Manifesto, alla presenza del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, appositamente invitato dal primo cittadino della capitale.

 

Ma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè insiste. In un'intervista a “Il Sole 24 Ore”, Miccichè sottolinea che nella manovra anticrisi «non c'è neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato anche quel poco che c'era sul Ponte». Se il decreto «non sarà modificato la scissione del Pdl sarà inevitabile e nascerà Forza Sud». Ma «non siamo noi ad andarcene, ci stanno buttando fuori».

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