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SUD/ Il maestro D’Orta: il rilancio può avvenire solo con una “bonifica culturale”

Marcello D'Orta, uno dei maestri più famosi d'Italia, napoletano, autore del celebre “Io speriamo che me la cavo” affronta i vari aspetti della "questione meridionale": criminalità, scuola, Cassa per il Mezzogiorno, Partito del Sud

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Marcello D'Orta, uno dei maestri più famosi d'Italia, napoletano, autore del celebre “Io speriamo che me la cavo” parla a ilsussidiario.net senza ipocrisia della questione Meridionale, tornata prepotentemente d'attualità. Criminalità, scuola, Cassa per il Mezzogiorno, partito del Sud, tutti aspetti di un unico grande problema, da affrontare senza pregiudizi, ma con sincerità.


«Non esiste alcuna differenza fra il Nord e il Sud. Perché quando salgo a Milano trovo gli stessi poveri di Palermo e poi anche la stessa arroganza di tutti gli altri, la stessa deriva tribale, violenta». Con queste parole Franco Battiato ha commentato giorni fa sul Corriere le notizie che parlano di un divario molto ampio fra Nord e Sud Italia. Lei è d’accordo con questo giudizio?


Sono d’accordo in parte. Per quello che riguarda la delinquenza o gli scippi ci può anche stare un giudizio simile. Ma da noi c’è un altro problema che tutti conoscono bene: la delinquenza qui è organizzata. I fenomeni mafiosi, camorristici e della ‘ndrangheta sono praticamente assenti al Nord e, se ci sono, sono di importazione.
La ‘ndrangheta ha messo piede in Lombardia, ma si tratta sempre di un fenomeno sudista. Il resto riguarda la pura chiacchiera perché il mondo non è diverso dall’Italia. Se uno va a Praga, Parigi o Madrid si accorgerà dei numerosi cartelli che invitano i turisti a stare attenti agli scippi. A Praga subire uno scippo è praticamente ricevere un souvenir del luogo. Oppure sfido chiunque a prendere la metropolitana di Londra o di New York dopo una certa ora. In realtà la delinquenza è l’unico fenomeno davvero globale.


A Napoli, e in tutto il Sud, però il problema è diverso.

L’ho detto, qui la delinquenza è organizzata. Ma vogliamo renderci conto del fatto che da noi il 90% degli esercizi commerciali paga il pizzo? Se Battiato è convinto che questa realtà esista anche a Verona o a Padova, contento lui. E non si tratta solo di questo.
Parliamo ad esempio di edilizia scolastica, argomento che conosco bene. Quando ho visto per la prima volta le scuole di Mantova, di Reggio Emilia o di Ferrara mi sembrava di essere sbarcato in America. C’è un ordine e una pulizia che nelle nostre scuole possiamo solo sognarci, purtroppo. Per non citare la pulizia delle strade, la manutenzione, i servizi pubblici e il vivere quotidiano. Solo un cieco non vedrebbe la differenza.


A proposito di scuola. A quanto è emerso dai risultati nazionali degli Esami di Stato della scuola secondaria il Sud sfornerebbe studenti più bravi di quelli al Nord. Come commenta questa notizia?

La notizia va presa con le pinze. Siccome i cento e lode sono arrivati molto più al Sud che al Nord c’è una parte di professori che a spada tratta ha difeso la bravura dei propri ragazzi. Addirittura in Puglia il numero è il doppio di quello della Lombardia. Sono nato e vivo a Napoli,  ma non me la sento di sostenere una simile posizione.
I casi sono due. Da un lato si ipotizza che i ragazzi del Sud siano più bravi di quelli del Nord, ma ciò è smentito dall’ultima analisi dell’OCSE e di PISA 2006 che diceva esattamente l’opposto, mettendo addirittura gli studenti siciliani a un livello inferiore dei colleghi che studiano in Azerbaijan. Sembra strano che di colpo siano diventati tutti bravi.
L’altra ipotesi è che gli insegnanti del Sud siano di manica molto più larga di quelli del Nord. Io porto avanti questa tesi. È una tesi che non piace ai professori famosi come Vecchioni o come Starnone, perché punge sul vivo l’orgoglio che ripongono nel prestigio del liceo.
C’è da tenere conto di un’altra cosa: in base a una legge varata dal ministro Fioroni nel 2007 ogni studente che abbia preso cento e lode riceve un premio di mille euro. E questo fatto, in alcuni ambiti, non è da ritenersi secondario. Sono duro, lo so, ma quando faccio un certo tipo di analisi non mi pongo dalla parte del Sud o del Nord, ma cerco piuttosto di capire le ragioni obiettive.


Come giudica la proposta di riaprire la Cassa del Mezzogiorno o, come ha ipotizzato il ministro Tremonti, di fondare una Banca per il Mezzogiorno?

Fino a quando non si parlerà in termini nazionali, ma di Nord e Sud, ci saranno sempre questi problemi e questo tipo di iniziative. Se debbo essere sincero ritengo che, quando fu aperta, la Cassa del Mezzogiorno portò qualcosa di buono, ma riconosco anche che erano altri tempi rispetto ad adesso. Ora le iniziative per rilanciare il Mezzogiorno fioccano, anche qui.
Vogliono, per esempio, fondare un partito del Sud. Penso che tale partito non abbia la minima speranza di imporsi. Quando la Lega ebbe il suo successo alle spalle aveva capitali e un certo tipo di cultura politica. Qui si hanno solamente delle buone intenzioni. Non abbiamo per esempio una vera e propria editoria. E si sa che l’editoria trascina le idee. Non abbiamo un Corriere, una Repubblica, ma dei giornali tutto sommato locali, non abbiamo la Mondadori, non abbiamo la Rizzoli. Ma dove vogliamo andare? Un partito del Sud potrà nascere davvero solo quando la situazione economica e culturale sarà in grado di sostenerlo.


Si parla di economia sommersa e dell’impossibilità che appalti e finanziamenti vengano dati a imprese oneste. Anche lei è così pessimista?


La presenza della camorra è talmente radicale e radicata che qualsiasi proposta positiva deve sempre farci i conti. Racconto qualche aneddoto. Qua doveva sorgere il famoso EuroDisney, l’avrebbero costruito alle porte di Napoli. Prima ancora che partisse il progetto la camorra disse «per ogni biglietto che staccate ci dovete dare una percentuale». Oggi Euro Disney è alle porte di Parigi. Oppure: abbiamo l’aeroporto a Capodichino, cioè nella città, perché Capodichino è a tutti gli effetti un quartiere di Napoli. La stragrande maggioranza degli aeroporti risiede fuori città. Ci si decise a realizzarne uno fuori. Anche in quella circostanza la camorra ficcò il naso e non si fece niente.
Ci sono interi quartieri che si ribellano quando uno scippatore viene inseguito dalla polizia. Quando arrestarono Di Lauro, che fatturava in crimini 500.000 euro al giorno, la gente insorse dicendo che avevano arrestato San Gennaro.
Occorre insomma una bonifica culturale, più scuole serie e più lavoro. Fin quando i maggiori imprenditori saranno i camorristi si può immaginare che lavoro e che futuro ci siano.


Battiato si dice favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto perché, a detta sua, darebbe la sensazione materiale di unire. Anche lei è di questo avviso?

Personalmente credo che i siciliani non saranno mai uniti al resto dell’Italia, sono come i sardi. Sono italiani, ma pensano in siciliano. E a dire il vero gli isolani sono tutti così. La Sicilia ha tentato più volte nel corso della storia di staccarsi dall’Italia. L’unità del Paese è stata fatta anche grazie all’appoggio di mafiosi siciliani che non volevano più far parte del regno delle due Sicilie. Credevano che staccandosi dai Borbone sarebbero poi riusciti a costituire uno stato proprio. Quindi l’unica cosa che il ponte può unire è il traffico.

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