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GIUSTIZIA/ Mancino, Csm da riformare: indipendenza e correnti meno politicizzate

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Al Meeting di Rimini è andato in scena l’incontro sulla giustizia. Al tavolo il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino e il ministro della giustizia Angelino Alfano hanno risposto alle domande di Paolo Tosoni, presidente della “Libera associazione forense”. La sala Neri della Fiera era strapiena, con persone sedute per terra ed un’altra sala collegata via video. Sovraffollamento delle carceri, recupero dei detenuti, e riforme della giustizia alcuni dei temi toccati. Ilsussidiario.net ha raggiunto al termine dell’incontro il vicepresidente Mancino per porgli alcune domande sulla (eventuale) riforma del Csm.

 

Vicepresidente, all’incontro ha parlato del rapporto tra il principio di indipendenza dei magistrati e il principio per cui il giudice deve essere soggetto soltanto alla legge, che è fatta dal Parlamento: in che rapporto stanno tali principi?

 

L’uno è complementare all’altro. Si è indipendenti se si rispetta la legge, se invece la si forza finisce questo requisito, perché si forza ad un fine diverso da quello voluto dalla legge.

 

In tale equilibrio quale può essere il ruolo del Csm?

 

È quello di organizzare la magistratura in modo che gli uffici rispondano ai bisogni di giustizia che provengono dalla società. Secondo compito quello di tenere sempre distinto il ruolo della politica da quello dell’ordine giudiziario. La politica la fanno quelli che stanno in Parlamento.

 

Quali iniziative possono essere intraprese per limitare le storture derivanti da quel correntismo, denunciato anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, del Csm?

 

È difficile intervenire su tale problema: non c’è divieto, anche espresso in sede costituzionale, che ad esso possa ovviare. Ci vuole una maggiore maturazione all’interno della società, perché il correntismo è figlio e segno di una società inquieta. Può darsi che un giorno avremo superato questa grande crisi di identità della politica, e saremo giunti a una maggiore profondità e serenità nei rapporti tra politica, magistratura e popolo.

 

E quando invece le correnti sono positive?

 

Quando sono propositive, quando riflettono sulle questioni di carattere generale e portano tali riflessioni nel Csm.

 

Si è parlato talvolta della creazione di una sezione disciplinare distaccata del Csm: potrebbe articolare meglio quest’idea?

 

L’idea è questa: l’introduzione dell’obbligatorietà dell’azione disciplinare del Csm implica un ripensamento del Csm. Se non si vuole la paralisi del Csm stesso, o si prevede un numero più elevato di presenze da parte dei suoi membri, o si crea una sezione disciplinare autonoma del Csm, composta ovviamente non solo da magistrati, ma anche da membri nominati dal Parlamento.



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