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LODO ALFANO/ Baldassarre: la difesa dell’Avvocatura? Un autogol. Mirabelli: no, non tocca la Corte

Il 6 ottobre la Consulta deciderà della legittimità costituzionale del lodo Alfano, per la quale l’Avvocatura di Stato ha presentato la memoria difensiva. Ilsussidiario.net ha chiesto ad Antonio Baldassare e Cesare Mirabelli, ex presidenti della Corte Costituzionale, un commento su questa vicenda

giustizia_carte1R375.jpg (Foto)

Il 6 ottobre la Consulta deciderà della legittimità costituzionale del lodo Alfano, lo “scudo” che protegge le quattro più alte cariche dello stato dall’essere imputate in un processo a loro carico. E l’Avvocatura dello stato ha presentato la memoria difensiva, nella quale si prendono in considerazione anche le conseguenze, prettamente politiche come c’era da aspettarsi, di una bocciatura del lodo. Dicendo che “ci sarebbero danni seri, in gran parte irreparabili, a funzioni elettive che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni”.

Apriti cielo. La sola eventualità delle dimissioni del premier ha reso incandescente il dibattito sulle venti pagine del documento, e sulle più o meno esplicite forme di “pressione” che queste considerazioni possono rappresentare per la Corte. Perché agitare lo spauracchio delle estreme conseguenze politiche della sentenza, se la Consulta prescinde da valutazioni di fatto?, è la reazione di alcuni commentatori. “Non sono questi gli aspetti a cui devono guardare i giudici costituzionali” ha scritto ieri Giovanni Bianconi sul Corriere, aggiungendo che argomenti come quelli dell’avvocatura, in cui la politica contamina il diritto, andrebbero bene “in una tribuna elettorale” e non sul tavolo della Corte.

Fatto sta che la difesa dell’Avvocatura dello stato suscita opinioni opposte. Come quelle di due ex presidenti della Corte, Cesare Mirabelli e Antonio Baldassarre. “Il governo crea una sorta di questione di fiducia davanti alla Corte” ha detto Stefano Ceccanti, costituzionalista di area Pd. Ma Mirabelli nota in tutto questo un’eccessiva «drammatizzazione». Perché? «Diciamo che la difesa dell’Avvocatura - spiega Mirabelli - vuol essere sempre una difesa tecnica, e il disposto indica specificamente il contenuto. Come fa ogni avvocato nelle sue memorie, usa gli argomenti che ritiene opportuni e lo fa in piena libertà». E nel merito? «Non è un elemento da sottoporre ad un giudizio di legittimità costituzionale quello delle eventuali conseguenze di una decisione, tanto più che sono conseguenze di fatto. La decisione della Corte riguarda solamente la legittimità o l’illegittimità costituzionale della legge in rapporto ai parametri che vengono indicati e invocati». Resta il fatto che l’Avvocatura non ha citato conseguenze qualsiasi ma di estrema rilevanza politica. Anzi, ha toccato - parlando di virtuali “dimissioni” - uno dei temi più importanti per la vita politica del paese, in un momento in cui un inedito scontro politico coinvolge il premier, il presidente della Camera e alcuni organi di stampa. Non è una sorta di interferenza o di pressione verso la Corte? «Non sarebbe una conseguenza della decisione della Corte un’eventuale dimissione del capo del governo - fa presente Mirabelli - né credo che ci sarebbe. Parrebbe davvero singolare, no?».

Singolare o no, Antonio Baldassarre non è d’accordo. «Secondo me e stato un autogol, perché per una difesa non è efficace. “Buttarla in politica”, come si dice, in un consesso che tiene molto - diciamo così - al ragionamento giuridico qual è la Corte costituzionale, è un errore». Ma l’Avvocatura ha tenuto in conto tutti gli elementi, comprese dunque le conseguenze politiche. «Sì, però le conseguenze politiche sono totalmente irrilevanti dal punto di vista della costituzionalità dell’atto. Guai se la Corte dovesse ogni volta pensare alle conseguenze politiche: non giudicherebbe più. Mi è sembrato quindi fuor di luogo. Mi pare un elemento che rischia di indebolire la linea difensiva».

È un fatto però, che dappertutto vengano evocate le dimissioni del presidente Leone per lo scandalo Lockheed. La storia rischia di ripetersi? «No, è diverso. Allora - sostiene ancora Mirabelli - non ci fu un giudizio al quale Leone fu sottoposto, ma una campagna di stampa molto forte che poi, come si è successivamente visto a distanza di anni, era infondata. Ma quello è stato un fatto puramente politico. Non è invece soltanto una questione politica il lodo Alfano». Anche il professor Baldassarre, questa volta, è d’accordo.

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