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SCENARIO/ Veneziani: si scalda il partito del dopo-Berlusconi

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Fini si prepara ad almeno due ipotesi: un tracollo di Berlusconi che renda necessaria una transizione, dalla quale non può che trarne giovamento una figura istituzionale di centro-destra che riesca ad avere il consenso o almeno il non dissenso degli altri.

L’altra ipotesi è quella di un ritiro di Berlusconi dalla scena politica che scomponendo totalmente il quadro politico metterebbe in crisi l’assetto bipolare accreditando un soggetto terzo che raccoglierebbe quei soggetti che attualmente hanno posizioni non riconducibili ai due poli. Penso a Casini, Montezemolo… e anche Draghi.


Come cambia la conduzione del Pdl? Vede il rischio di un partito più ingessato e di una consultazione permanente che renda travagliata ogni decisione?


Qualche modifica ci potrà pur essere ed è anche giusto che Berlusconi senta l’ex leader di uno dei partiti fondatori del Pdl, ma non credo che ci saranno delle traumatiche variazioni. Al di là delle posizioni di Fini, che non condivido affatto, penso che sia un riequilibrio utile.
Sicuramente è indebolito il potere del triumvirato (i coordinatori Verdini, La Russa e Bondi), soggetto a questo punto di una tutela aggiuntiva.


Questo chiarimento ricorda episodi analoghi e malauguranti dei precedenti governi Berlusconi, come le richieste di Follini e Casini o le dimissioni di Tremonti volute dallo stesso Fini?

Li ricorda, ma c’è una differenza di fondo: allora era una coalizione di partiti, oggi c’è un chiarimento all’interno di un solo grande partito, con un alleato, Umberto Bossi. In più, c’è anche un margine di consenso molto ampio. Una fronda può anche non impensierire più del dovuto. Credo però che nessuno sia così avventuriero da far cadere un governo soltanto per abbattere il potere di Berlusconi per poi destinarsi a una posizione comunque minoritaria. A calcoli fatti conviene tirare la corda, ma non spezzarla.


Un’altra lamentela di Fini riguardava Il Giornale. Secondo lei Berlusconi potrà davvero dettare la linea a Vittorio Feltri?


Conoscendo Feltri non è pensabile. Di sicuro non si giocherà la sua credibilità di “battitore libero” per assecondare Berlusconi.

Se Fini pensa che il Premier sia il mandante delle inchieste vuol dire che ragiona con la vecchia logica di partito, come se Il Giornale fosse il vecchio Secolo D’Italia. Ci possono essere direttori che sono esecutori di una linea di partito, ma quelli che come Feltri hanno acquisito una credibilità grazie alle vendite e non grazie alle protezioni politiche, non penso siano così masochisti e suicidi da sottomettersi al leader politico, proprietario del giornale.

 

Se allora l’opposizione interna è per lo meno domata quali sono dall’esterno gli attacchi più pericolosi che attendono il governo?

 

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COMMENTI
23/09/2009 - Lotta sinistra(perdente)--lotta destra(vincente) (Giovanni Cafarelli)

Condivido l'analisi politica e logistica del dr.Veneziani,rammento che Fini ha sostenuto la partecipazione al voto degli Italiani all'estero,con ciò favorendo la vincita di Prodi,nella scorsa legislatura.Non vorrei che Fini,per 'fini' personali,di agevolare e compiacere la sinistra,abbia tirato in ballo il voto agli extracomunitari,sia stato poco fine ai suoi stessi fini!