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SCENARIO/ Bersani e Franceschini a caccia di idee sperano nell'aiutino di Berlusconi

Il Partito democratico si prepara ad affrontare primarie e congresso. Francesco Morosini ci descrive i nodi ancora aperti nel dibattito interno e gli scenari futuri del partito

Franceschini_BersaniR375.jpg (Foto)

Non manca molto al D-day, al giorno X, al momento della verità e quanta altra retorica si vuole utilizzare per descrivere l'appuntamento delle primarie e del congresso del Partito democratico. Per carità, c'è ben altro di epocale in Italia o nel mondo che sta accadendo e difficilmente questo sarà un evento di svolta nella politica italiana. Anche perché, come era prevedibile, la caduta dell'Impero sarà opera dell'Imperatore stesso, di quel Berlusconi che indiscutibilmente comincia a vivere il proprio declino personale e politico. Gli sherpa si preparano alla successione e al riposizionamento ed è questo il volano principale per la prossima fisionomia del Pd.

 

Vero è che, con le primarie e il congresso, il Partito avrà finalmente un proprio leader (si spera il più possibile stabile e duraturo e difficilmente "suicidabile" dai suoi stessi colleghi di partito). I due candidati principali (le chances di Ignazio Marino sono praticamente nulle), Franceschini e Bersani, si stanno confrontando a sportellate su un mucchio di dettagli organizzativi, dal tesseramento alla struttura dei circoli e dei coordinamenti regionali, provinciali e comunali.

Sulla sostanza della visione strategica del partito il dibattito è talmente povero che è facilmente riassumibile: Bersani vuole un Pd che sia perno di una coalizione di maggioranza, larga da Sl all'Udc, con Di Pietro a intercettare una parte di elettorato chiassoso. Franceschini ripropone il refrain della vocazione maggioritaria, una prospettiva perdente nelle attuali condizioni.