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PDL/ Mantovano: da cattolico, i miei no a Fini

Pubblicazione:mercoledì 30 settembre 2009

Mantovano_R375.jpg (Foto)

 

 

La stessa cosa riguarda sull’altro versante il Partito Democratico, con la recente polemica scatenatasi al suo interno per la presa di posizione di Dorina Bianchi sulla Pillola Ru486…

Vale lo stesso discorso che facevo prima. Senza voler fare i conti in casa altrui dico che come Fini merita rispetto nel Pdl anche se non si condividono le sue tesi e sono minoritarie, questo dovrebbe valere dall’altra parte per la Bianchi, la Binetti, Bobba e Rutelli. Tutta una componente che semplificando si può far risalire all’esperienza della Democrazia Cristiana può sentirsi sempre più a disagio se casi come quello in merito alla Pillola Ru486 si ripeteranno.


Un tema così delicato da dividere anche persone che come Gasparri e Fini arrivano dalla stessa storia. Aveva ragione Gasparri a chiedere l’intervento del Parlamento su questo tema?

Nello specifico la Ru486 non è un farmaco, ma un composto chimico che sopprime il concepito. Se non valgono considerazioni di diritto naturale, almeno si rispetti la Legge 40 secondo la quale il concepito ha dei diritti. Il Parlamento si giustifica se si occupa di diritti e quindi era pienamente legittimato a intervenire.


Tornando a un punto di vista generale che lega tutti i temi cosiddetti “etici”. In cosa si distingue una posizione realmente laica nel trattare questi argomenti?


Ritengo che un approccio laico a queste tematiche sia indispensabile, a condizione che ci si intenda sulla definizione di “laico”. Il dibattito mediatico attuale è infatti drogato e falsato. Si riduce il dibattito a sole due posizioni possibili: da un lato il laicismo alla Sartori, secondo cui ad esempio la legge sul bio-testamento sarebbe stata orientata direttamente dal Vaticano. Dall’altro lato il fondamentalismo, con la conclusione obbligatoria per cui chi non aderisce alla posizione laicista è automaticamente schierato con la falange fondamentalista.


Quali posizioni vengono tagliate fuori da questa deformazione del dibattito?

Le posizioni sono tre: quella laicista (definita dalla bellissima espressione dell’ultima enciclica di Benedetto XVI: l’“assolutismo della tecnica”, un potere tecnico fine a se stesso per il quale conta solo il know-how), il fondamentalismo, come quello del radicalismo islamico, nel quale i vari ambiti (culturale, religioso e politico) coincidono. E la terza ipotesi che non conosce una separazione radicale tra fede, cultura e politica, ma ne coglie una opportuna divisione: la cosiddetta “laicità positiva” per cui non ci sono dogmi di fede, ma principi di diritto naturale che sono una proiezione della razionalità dell’uomo e in quanto tale riconoscibili da chiunque.
Per affermare l’umanità del concepito non ho infatti bisogno di prendere in mano il Catechismo o il Vangelo, basta andara dall’ecografo e vedere cosa c’è nella pancia di mia moglie o di mia figlia. Se c’è qualcosa che fa le capriole, dà i pugni, ne riconosco gli occhi e le orecchie mi sembra difficile definirlo “qualcosa”, l’evidenza mi dice che è “qualcuno”. Ma è l’evidenza a dirmelo, non il parroco.

 



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COMMENTI
30/09/2009 - Gianfranco Fini (Adriano Ferro)

Stimo molto l'on. Mantovano, che ha avuto la cortesia di rispondermi personalmente quando gli ho manifestato le mie perplessità sul comportamento politico del Presidente della Camera. Per questo mi permetto di obiettare: le divergenze di opinione sono legittime in democrazia, e su queste si trova sempre un compromesso, ma la gente si chiede se si tratti di diversità su temi politici ed etici, o piuttosto di altro. Volgarmente: non è che Gianfranco vuole "fare le scarpe" a Silvio?