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RIFORME/ L’esperto: meglio il “porcellum” del proporzionale di Casini e D’Alema

Pubblicazione:mercoledì 30 settembre 2009

casini_dalemaR375.jpg (Foto)

 

 

Diciamo che per Berlusconi questo è un sistema elettorale che bene si adatta alla natura del suo elettorato e agli obiettivi che Berlusconi stesso si pone. Ma la sua è una domanda un po’ tendenziosa: fa pensare che questo sistema elettorale sia buono per Berlusconi e cattivo per il paese, ma questo non è detto.

 

In realtà, era lo spunto per un’ulteriore considerazione: esiste la possibilità che nel nostro paese, così faziosamente diviso e contrapposto, una riforma elettorale sia approvata ad esclusivo arbitrio di chi sta al governo?

 

Speriamo di no. Una riforma non deve farla chi governa, le regole del gioco dovrebbero essere decise da una super-maggioranza. Qui però, me lo lasci dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Perché la rottura di questo principio non scritto la si deve alla sinistra e non alla destra, e glie lo dice uno che di destra non è. Si ricorda la riforma del titolo V della Costituzione? Fu fatta con pochi voti di maggioranza. Così facendo il governo di centrosinistra ha creato il precedente.

 

Il modello tedesco, inteso come sistema proporzionale con soglia di sbarramento, potrebbe funzionare anche in Italia?

 

Sono convinto di no, perché conta moltissimo il contesto, culturale e sociale, in cui viene inserito un sistema elettorale. L’import del modello tedesco in Italia favorirebbe in modo eccessivo la frammentazione politica e il trasformismo. D’altra parte questo è già avvenuto in Germania: Cdu e Spd vent’anni fa avevano insieme l’80 o il 90 per cento dei voti, oggi ne hanno meno della somma di Pd e Pdl in Italia. La frammentazione darebbe un potere di ricatto fortissimo alle piccole formazioni che riuscissero a superare la soglia del 5 per cento. Avremmo più di un Ghino di Tacco col potere di condizionare la formazione dei governi.

 

Ma perché il sistema tedesco in Italia gode di questa popolarità?

 

Perché i fautori vi vedono la possibilità di un margine di manovra che l’attuale sistema non consente. Premio di maggioranza e collegi uninominali vincolano i partiti a dichiarare prima davanti agli elettori con chi intendono allearsi, e questo a molti dà fastidio. Secondo alcuni crea una “rigidità” politica; io la chiamerei responsabilità. Cosa impedisce a Casini di dire ai suoi elettori: alle prossime elezioni politiche si va col Pd? È ovvio: la paura di perdere una fetta del suo elettorato moderato. Meglio il sistema tedesco, così ognuno va per conto proprio e dopo le elezioni, a seconda del risultato, si decide quale maggioranza fare. “Gli elettori - si dice - capiranno”. Il sistema tedesco piace non solo a Casini, ma anche a D’Alema.

 

Perché i tedeschi possono avere un sistema in cui le alleanze si fanno dopo il voto e noi no?

 

Perché la Germania è la Germania, l’Italia è l’Italia. Mi sembra francamente l’unica risposta possibile. Dispiace, ma è così. Si parlava di contesto culturale e sociale, no? Questione di maturità politica.

 

Le elezioni tedesche hanno confermato che la sinistra attraversa una crisi senza precedenti. Il destino della sinistra moderata è quello di svuotarsi a favore dell’opposizione più radicale, si chiami essa Die Linke o Italia dei valori?

 

Il problema della sinistra moderata è che oggi non ha una sua identità specifica e allora perde voti a destra e a sinistra. Questo vale sia per la Germania che per l’Italia. Non è riuscita a produrre una sintesi accettabile da parte del voto moderato, di cui c’è bisogno per fare maggioranza, e della sinistra tradizionale. Peccato, perché un paese democratico a questa sintesi politica non può rinunciare.

 

 



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COMMENTI
30/09/2009 - Argomentazioni ineccepibili? (Giuseppe Crippa)

Francamente le opinioni del professor D’Alimonte mi sembrano piuttosto discutibili. A mio avviso la prima e forse unica caratteristica di un sistema elettorale dovrebbe essere quella di ben riflettere le culture presenti in un paese, non quella di assicurare la governabilità, cosa da affidare ad altri meccanismi. E dato che non è affatto vero che in Italia esistano solo due culture, anzi, ben vanga un sistema proporzionale alla tedesca! Personalmente non mi inchino di fronte ad argomentazioni come: “Perché la Germania è la Germania, l’Italia è l’Italia. Mi sembra francamente l’unica risposta possibile. Dispiace, ma è così. Si parlava di contesto culturale e sociale, no? Questione di maturità politica.” A questo punto spero che Il Sussidiario dia presto voce a anche a Guido Ortona, Professore ordinario di Scelte Collettive, facoltà di Scienze Politiche nell'Università del Piemonte Orientale, il cui ultimo lavoro, scritto nell’aprile scorso con Matteo Migheli, ha per titolo : “Majority, proportionality, governability and factions”.