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ULTIMATUM/ Violante: Berlusconi faccia un passo indietro o si va a referendum

Pubblicazione:mercoledì 13 gennaio 2010

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Certo. Lo abbiamo già fatto con il federalismo fiscale e con la legge di contabilità. Quando diciamo che noi vogliamo fare una vera riforma del sistema politico, giustizia compresa, intendiamo ribadire che il Parlamento serve per discutere con gli avversari e fare le leggi. Né Berlusconi ha scelto noi come avversari, né noi abbiamo scelto lui. È il popolo a decidere chi è avversario di chi. Per questo abbiamo detto molto chiaramente che se il governo intende fare una legge costituzionale sulla giustizia fuori del contesto generale, noi non la votiamo e chiediamo il referendum. E siamo sicuri di vincerlo, come è stato per quello del 2001.

 

Lei ieri ha partecipato con Casini e Fini al convegno della Camera Il Parlamento e l'evoluzione degli strumenti della legislazione. Si direbbe che c’erano i tre esponenti che possono più autorevolmente gettare le basi di un dopo Berlusconi.

 

Non è questo il punto. C’erano il presidente attuale e gli ultimi due presidenti della Camera per discutere di funzionamento del Parlamento. E quindi di governabilità.

 

Anche la governabilità è un obiettivo delle riforme. «La funzione di governo - ha dichiarato Fini - non si traduce automaticamente in una agenda legislativa a senso unico». Il governo però non nasce più dall’intesa dei partiti in Parlamento, ma dalla volontà espressa dagli elettori. Leghiamo le mani al governo?

 

Il governo deve avere tempi certi, e l’ho ribadito anche l’altro ieri, per il voto sui provvedimenti che riguardano il programma presentato agli elettori. Questo è un dato ineliminabile in democrazia. Ma il Parlamento deve avere anche seri poteri di controllo sull’attività del governo. Oggi non c’è né una cosa né l’altra. Il governo non ha tempi certi al di fuori dei decreti legge e questo fa sì che essi siano ormai l’unico modo per governare.

 

Davvero secondo lei la situazione è così grave?

 

Sì, se le ordinanze della Protezione civile stanno sostituendo il ruolo della legislazione. Siamo alla distorsione completa del sistema delle fonti del diritto. Aggiunga che l’attuale legge elettorale ha svuotato il Parlamento della sua funzione di potere unitario dello stato. Sono le oligarchie dei partiti a decidere chi fa il deputato o il senatore e chi no. Questo sistema ha rotto il rapporto di rappresentanza tra Parlamento e società italiana.

 

È in questo scenario che si collocano le riforme?

 

 

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