BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

ANTICIPAZIONE TEMPI/ Le riforme al varo dopo le regionali. Allora o mai più

parlamentovuotoR375_08gen2010.jpg(Foto)

Il ministro Renato Brunetta ha proposto la modifica dell’articolo 1, ma Antonini è contrario a modificare «la prima parte della Carta, quella dei principi che è frutto di un equilibrio faticosamente raggiunto. Certi aspetti sono discutibili, ma non ora». Mettiamoci d’accordo sull’economia. E se si invertisse l’ordine di importanza? Ancora Ricolfi ha scritto in un altro articolo sulla Stampa che «se da un punto di vista logico ha ragione chi dice che è meglio mettersi d’accordo sulle regole e poi litigare sui contenuti, da un punto di vista storico-pratico è vero l’inverso. Oggi è molto più facile mettersi d’accordo sui contenuti delle riforme economico-sociali che non sulle regole istituzionali. Dunque, prima le riforme economiche, poi quelle istituzionali. Non è un problema di tempi, ma di fattibilità».

 

Però, anche in questo caso, spiega a Tempi il professore ed economista Alberto Quadrio Curzio, servirebbe una Convenzione Costituente: «Non saprei dire quanto tempo una tale organo impiegherebbe per dare una risposta ai problemi italiani, certo è che negli ultimi vent’anni sono state fatte varie riforme fiscali, economiche e finanziarie e il quadro è ormai molto frammentato. La prima riforma fiscale da fare è la semplificazione perché, come diceva Einaudi, le imposte devono essere semplici e stabili».

 

Rispetto alla proposta di Berlusconi di due sole aliquote Irpef al 23 e al 33 per cento, Quadrio Curzio è cauto e invita a evitare «riforme parziali o semplici ritocchi. Siamo appena usciti da una crisi finanziaria e, sebbene sia giusto considerare dei possibili cambiamenti, bisogna stare molto attenti a come questi si attuano. Eviterei di fare riforme a tambur battente e terrei sempre un occhio rivolto ai conti pubblici». Quadrio Curzio invita, invece, a sfruttare «l’autostrada tracciata dal federalismo fiscale. Credo che vada ripensata la struttura della nostra fiscalità a partire da questo presupposto che va a valorizzare in modo significativo la fiscalità regionale».

 

Come il ministro Tremonti anche Quadrio Curzio si attende molto dalla «fiscalità regionale che ci consentirà un considerevole recupero dell’evasione, grazie a una capacità di controllo più ravvicinata da parte degli enti locali». Recupero in cui crede molto anche Antonini perché «col federalismo fiscale si obbligano gli enti locali a essere responsabili rispetto alle loro scelte di spesa. Non si potranno più addebitare sprechi e inadempienze allo Stato, ma si sarà costretti a rispondere ai cittadini di quel che si fa sul territorio».

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SMBOLO ">>" QUI SOTTO