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ANTICIPAZIONE TEMPI/ Le riforme al varo dopo le regionali. Allora o mai più

Nuovi scenari politici si aprono con il nuovo anno e, dopo le elezioni regionali, i nodi dovranno venire al pettine. Allora ci saranno le condizioni per poter fare, finalmente, le agognate riforme. Sempre che il governo e il premier Berlusconi governino realmente. L'analisi di EMANUELE BOFFI   

parlamentovuotoR375_08gen2010.jpg (Foto)

Anno nuovo riforme nuove? Sul destino politico dell’Italia si incrociano le vie delle riforme economiche e della giustizia e quelle istituzionali. Se l’anno appena terminato si era concluso con la baraonda dell’aggressione al premier Silvio Berlusconi in piazza Duomo, quello nuovo si è aperto con il messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il suo auspicio di una nuova stagione. Non sarà facile. S’avvicina l’appuntamento delle elezioni regionali, e se a sinistra la nuova linea riformista inaugurata da Pierluigi Bersani trova resistenze nel “nemico interno” Antonio Di Pietro e nella minoranza del partito, a destra Berlusconi deve tener conto delle richieste di “collegialità” che gli arrivano dai finiani.

Tutti fattori che hanno fatto scrivere a Luca Ricolfi sulla Stampa che certamente questo 2010 può essere l’anno delle riforme, ma solo dopo l’appuntamento delle regionali. Solo allora si manifesterà una «irripetibile congiunzione astrale» che favorirà il dialogo politico in quanto, fino al 2013, non avremo più altri appuntamenti elettorali. Come sempre, tutto gravita intorno alla giustizia, vera pietra d’inciampo per un paese che da quindici anni si divide su un tema strettamente legato alle sorti del premier. A sinistra le chiamano «leggi ad personam», a destra «leggi ad libertatem».

Il risultato non è solo lo stallo del granitico mondo delle toghe ma, a cascata, anche di tutti gli altri, ridotti alla funzione satellitare rispetto al centro gravitazionale costituito dalla giustizia. Anche per uscire da questo stallo Enrico Morando, esponente liberal del Pd, ha lanciato sul Riformista un “pacchetto di proposte” di riforme costituzionali tutte di buon senso (che infatti sono state subito bollate come irricevibili da Dario Franceschini e Antonio Di Pietro). «Molti colleghi sia del Pd sia del Pdl la pensano come Ricolfi, ma sbagliano perché sei mesi a non fare nulla è solo tempo perso». Morando cerca di essere pragmatico: «Credo che Berlusconi sia disponibile, se valuta realisticamente la situazione in cui si trova, ad aprire immediatamente una stagione riformatrice, in cui si preveda anche l’immunità secondo il progetto di legge bipartisan preparato dai senatori Franca Chiaramonte (Pd) e Luigi Compagna (Pdl)».

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