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J'ACCUSE/ Mannino: assolto dopo 16 anni di falsità, questa è la giustizia italiana

Pubblicazione:martedì 19 gennaio 2010

CalogeroMannino_R375.jpg (Foto)

Nei giorni in cui si ricorda la figura politica di Bettino Craxi, leader socialista scomparso dieci anni fa, e in cui si torna a discutere di Mani Pulite, termina il lungo percorso giudiziario di Calogero Mannino. La Sesta sezione penale della Cassazione ha assolto l'ex ministro democristiano, oggi deputato Udc, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Mannino venne arrestato nel lontano 13 febbraio 1995, per poi trascorrere 23 mesi in custodia cautelare, tra carcere e arresti domiciliari. Un’esperienza emblematica e diretta del cattivo funzionamento dei processi che, come ci dice lui stesso, «può offrire un contributo a una riflessione pacata, senza alcuna pretesa di rivalsa, sui problemi molto seri della giustizia».

Onorevole Mannino, cosa ha significato per lei questa assoluzione dopo 16 anni di attesa?

È il riconoscimento che mi attendevo fin dal primo momento, la sconfitta cioè di una pretesa accusatoria che non aveva alcun fondamento. Questa certezza mi ha sorretto e mi ha permesso di difendermi da un’accusa che è stata portata avanti sulla base di un preconcetto. Mi auguro che la mia storia possa servire alla riflessione e alle proposte di riforma che mirano realmente al riequilibrio dei poteri.

Sulla base della sua esperienza personale e della sua lunga attività politica, come si può riequilibrare il rapporto tra politica e giustizia?


Questo obiettivo fondamentale passa innanzitutto attraverso il ripristino dell’immunità parlamentare, sia pure disciplinata in maniera diversa dal passato, in modo da evitare gli abusi che in passato ci sono stati, garantendo però la separatezza dei poteri. I problemi sono molti, ma serve un intervento generale e di sistema. Resta ad esempio aperto il problema dei pentiti. È assolutamente assurdo che il pentito abbia una gestione parcellizzata per procura.

Cosa intende?

Serve un ripensamento della disciplina sui pentiti, occorre tornare a quella  ipotizzata da Giovanni Falcone: una centralizzazione della gestione dei collaboratori in grado di assicurare che la dichiarazione di un collaboratore di giustizia non venga mai resa pubblica prima degli accertamenti, delle verifiche e dei riscontri, pena la sua invalidità.

Bisognerebbe ripensare anche al limite temporale entro cui un collaboratore può dichiarare tutto ciò di cui è a conoscenza?

 

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COMMENTI
19/01/2010 - Perchè Craxi ,"vittima"?(Michele Liberio) (Michele Liberio)

Si è parlato tanto di questo politico e anche di quegli anni che hanno contrassegnato la vita politica italiana. C'è però una cosa che non capisco (e mi piacerebbe essere aiutato a capire): mi piacerebbe capire da quella gente (e anche da giuseppe pianori) perchè si cerca di far vedere Craxi come un "caprio espiatorio" o una "vittima"(nulla togliendo che lui era un uomo come tutti, non privo di errori) e facendo fatica ad ammettere che avrebbe avuto una parte nel grande contesto di tangentopoli(insieme ad altri politici)? Mi piacerebbe capire solo questo (per ora).. Grazie