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SCENARIO/ Puglia, un voto pro o contro D’Alema che decide il futuro del Pd

Pubblicazione:venerdì 22 gennaio 2010

Vendola_DAlemaR375.jpg (Foto)

Quando si sta insieme all’opposizione, sostiene Massimo D’Alema a proposito della Puglia e del rapporto con l’Udc, dopo qualche tempo si diventa anche un po’ amici. Magari abbastanza amici da trovare un’intesa elettorale per la Regione che, in caso di vittoria, avrebbe un evidente valore nazionale.  Sempre che, si capisce, non si metta di mezzo il governatore uscente che, di fronte al veto dell’Udc sul suo nome prontamente accolto dalla maggioranza del Pd pugliese, non ha alcuna intenzione di farsi cortesemente da parte per consentire alla neonata amicizia di sbocciare appieno e non rinuncia alla sua seconda corsa.

Allora il suddetto governatore, da promessa, anzi, astro nascente che era, diventa nel peggiore dei casi un satrapo, nel migliore un autolesionista. Comunque un aspirante leader nazionale di un centrosinistra di tipo nuovo che ha fallito perché non è stato in grado di indicare lui un successore capace di tenere insieme l’alleanza, dimostrando così di non essere all’altezza delle sue stesse ambizioni. Peggio. Di non conoscere l’abc di quella politica di cui, invece, D’Alema è a giudizio pressoché universale il professionista per eccellenza.

Satrapo, autolesionista, aspirante leader fallito, o qualsiasi altra cosa sia, Nichi Vendola a sacrificarsi in nome dell’amicizia tra D’Alema e Casini non ci ha pensato per un attimo. Voleva le primarie (a cui, beninteso, almeno ufficialmente non parteciperanno gli elettori dell’Udc), e le primarie avrà, anche se il Pd di Bersani questo istituto, che nella breve età veltroniana  è stato una specie di totem, non lo apprezza più di tanto. E si ritroverà come avversario non il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che dopo qualche tergiversare ha lasciato il Pd e D’Alema con il cerino acceso in mano, ma Francesco Boccia. Lo stesso Boccia che, contro ogni previsione, nelle primarie di cinque anni fa (ma allora si trattava di primarie di coalizione) aveva sonoramente battuto.

Come andrà, lo sapremo domenica sera, al termine di una campagna elettorale breve sì, ma rovente e affollata di colpi bassi come raramente si è visto.
Alcune cose, però, comunque vada a finire, sono chiare già adesso. La prima, e sul piano nazionale la più importante, è che in questa partita, condotta da tutte le parti  in campo come peggio difficilmente si può, D’Alema si gioca, se non proprio tutto, moltissimo. Anche e soprattutto perché queste primarie non sono soltanto una contesa tra il candidato Vendola e il candidato Boccia: sono diventate, con il suo sempre più attivo concorso, una specie di referendum su di lui.

 

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COMMENTI
22/01/2010 - Ma di che cosa parliamo? (Francesco Giuseppe Pianori)

Scusi, dott. Franchi, si rende conto di dire una cosa ed il suo contrario nello stesso articolo? Tesi: "Di non conoscere l’abc di quella politica di cui, invece, D’Alema è a giudizio pressoché universale il professionista per eccellenza". Antitesi: "E la conferma che il Pd fatica oltremodo (ancora una volta: non solo in Puglia) a trovare un baricentro politico, un’identità, una rotta. Senza i quali una politica di alleanze è molto difficile. Per non dire impossibile". E D'Alema "sarebbe il professionista per eccellenza della politica"? Il PCI-PD di D'Alema è continuamente crollato e si è tenuto in piedi nelle Regioni Rosse solo per la capacità di propaganda, egemonia economica e ricatti di cui la storia dei Partiti comunisti di ogni dove è piena. D'Alema non ha mai perso elezioni perché si è mosso furbamente nell'ombra facendo ricadere su altri le sue "invenzioni politiche". Caro Dottore, D'Alema è solamente furbo nel far credere di essere quello che non è e non è mai stato! D'Alema sa vendere se stesso e nulla più e se la politica delle alleanze con Casini dovesse andare a buon fine vuol dire solo che le "ruberie" rosse si allargherebbero a Regioni che ne sono ancora esenti. D'Alema, molto banalmente, sta cercando di riuscire nel giochetto già fallito con Prodi: catturare ingenui voti cattolici a fini personali di partito. Per spartirsi la torta "bruciatasi" con Prodi. D'Alema "professionista per eccellenza della politica? Ma di chi stiamo parlando?