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ELEZIONI/ Meno donne, più madri: consigli non richiesti a Renata Polverini

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Ad esempio, proponendo un piano articolato per la conciliazione tra famiglia e lavoro: che invece di inseguire il mantra degli asili nido - caro tanto alla tradizione emancipazionista quanto a quella sindacalista, ma di per sé insufficiente a rispondere ai reali desideri delle donne lavoratrici - contempli un ventaglio di soluzioni variegate, non necessariamente all’insegna della delega dell’impegno familiare in favore di quello lavorativo. O ancora, traducendo in pratica effettiva a livello regionale la spinta alla flessibilità lavorativa, prevista dalle leggi nazionali a sostegno delle madri lavoratrici, e spesso rimasta lettera morta per via della complessità burocratica, dell’inerzia aziendale, ma anche della diffidenza sindacale.

 

O infine, dando piena attuazione al principio della libertà di scelta educativa, anche per quanto riguarda la delicata età prescolare. Qui si tratterebbe di istituire un sistema analogo a quello dei “buoni scuola”, che consenta alle famiglie la scelta tra l’affidamento dei neonati a professionisti o agenzie di socializzazione (pagati con il contributo regionale), ma anche l’allevamento domestico a cura dei familiari (che in questo caso tratterrebbero l’assegno per coprire almeno in parte le spese derivanti dai minori introiti).