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ELEZIONI/ Meno donne, più madri: consigli non richiesti a Renata Polverini

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Il presupposto di un simile meccanismo è quello di intendere la famiglia non solo come unità di fruizione dei servizi sociali, ma anche di offerta dei servizi stessi. È la strada della sussidiarietà, già battuta da un’altra regione, la Lombardia, come segnalato su queste pagine da Luca Pesenti. Una tradizionale (e ormai obsoleta) obiezione vuole che questa strada, a lungo andare, penalizzi la componente femminile del nucleo familiare, “costretta” a restare in casa con i bambini. In realtà, una simile soluzione offrirebbe ai tanti genitori, uomini e donne, desiderosi di occuparsi dei propri figli un’alternativa reale, rispetto alla separazione precoce e prolungata da loro - attualmente una scelta obbligata, a meno di non rassegnare le dimissioni. E smentirebbe una volta per tutte i sospetti di chi vede nell’insistenza di certa politica e di certo sindacato su carriera e emancipazione femminili solo una versione riveduta e corretta dell’oppressione maschilista: ancora una volta a discapito delle donne, e di quello che realmente vogliono.



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